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Cronache

 

Da due, forse tre macchioline di sudore rimaste sul nastro di scotch che legava un sacchetto al collo di Serena Mollicone, i carabinieri del Ris di Roma sono riusciti a estrarre tre diversi profili genetici. Una svolta nell'idagine sul caso della ragazza scomparsa il primo giugno 2001 e trovata in un bosco con le mani e le caviglie legate e il viso chiuso in un sacchetto di plastica. Il 30 gennaio scorso questi profili genetici sono stati consegnati dal capitano del Ris Cesare Rapone al Procuratore capo di Cassino Mario Mercone.

Entro il 28 febbraio i Dna ricavati dal sudore saranno comparati con quelli di un ristretto numero di sospettati che gli inquirenti hanno già individuato. Si tratta delle persone che nei giorni precedenti l’omicidio avevano frequentato Serena. Fra loro ci sono gli assassini. Questa è la convinzione degli inquirenti. Lo rivela il settimanale OGGI, da domani in edicolala.

Il Ris ha isolato nuove tracce genetiche dai frammenti delle impronte digitali ritrovate sul nastro adesivo utilizzato per immobilizzare il corpo della diciottenne di Arce. Si tratta di tre profili genetici maschili che i carabinieri hanno estratto, a 11 anni dall'omicidio, dall'essudato delle impronte digitali rinvenute sul nastro adesivo. Una complessa operazione scientifica che ha fornito agli inquirenti la mappatura completa degli aspetti scientifici legati al giallo di Arce.

La relazione è stata discussa e consegnata in Procura dal capitano Cesare Rapone, dei Ris di Roma, che ha operato in collaborazione con il reparto operativo di Frosinone, il quale ha così fornito le coordinate genetiche di coloro che avrebbero partecipato all'omicidio avvenuto il primo giugno del 2001. La Procura allo stato delle indagini ha le impronte digitali e profili genetici di chi avrebbe ucciso e immobilizzato il corpo di Serena prima di abbandonarlo nel boschetto di Anitrella, ma manca il volto e l'identità.

Le indagini, dunque, si concentrano nei confronti di coloro i quali sinora sono rimasti ai margini dell'inchiesta. Anche perché i militari del Ris hanno depositato nelle mani del Procuratore di Cassino, l'accertamento comparativo delle impronte digitali eseguito su oltre cento persone e con il sistema Afis, che ha dato esito negativo, si cercano dunque soggetti incensurati, mai schedati dalle forze dell'ordine. È stato quest'ultimo elemento che ha indotto la difesa del carabiniere Francesco Suprano, tramite il criminologo Carmelo Lavorino, a chiedere dettagliati accertamenti su 9 persone sinora estranee all'inchiesta. "Credo che le indagini siano arrivate a un punto di svolta, per questo ringrazio il Procuratore Capo, Mario Mercone, per il lavoro che sta facendo per fare giustizia e individuare l'assassino di mia figlia", aveva detto Guglielmo Mollicone.

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