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Cronache

di Sergio Luciano

Tutti cercano di tirarlo per la tiara, ma lui non vacilla (anche perché non ha mai indossato la barocchissima e preziosa corona del Pontefice, e c’è da scommettere che mai la indosserà). Tutti cercano di tirarlo dalla propria parte, di interpretare secondo le proprie convenienze i suoi messaggi, chiarissimi nella loro evangelica linearità (“Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno”, Matteo 5,33). Ma di sicuro Papa Francesco spaventa i conservatori, i tradizionalisti. Inquieta le lobby, quelle che “non sono il buono” in sé, e non perché raccolgano, ad esempio, i gay o qualunque altro gruppo, sociale o culturale.

Negli ultimi giorni, dopo tanti commenti anche apertamente critici espressi da intellettuali credenti e laici di ispirazione conservatrice, sono capitate due notizie, entrambe strumentalizzate contro il Papa. L’arrocco tradizionalista dei vescovi lefebrviani, quattro prelati ordinati vescovi dal cardinale para-scismatico il cui piccolissimo movimento ormai da molti anni si è collocato in una posizione eccentrica e sostanzialmente statica, che nemmeno con il conservatore Ratzinger era rientrata nell’alveo di Santa Madre Chiesa… E l’iniziativa aperturista dei vescovi tedeschi sui sacramenti somministrati ai divorziati. Da una parte si è additata l’irritazione dei francesi come una specie di sintomo delle possibili reazioni che il rischio di “eccessi” di relativismo di Papa Beroglio potrebbe scatenare; dall’altra parte, l’apertura dei tedeschi è stata considerata come una specie di eresia. Quest’ultima critica, si può scommetterlo, è falsa nella sostanza, e presto il Papa aggiungerà insegnamenti nuovi sul tema; mentre la prima batte su un punto che certo Bergoglio, altrettanto presto, smarcherà senza imbarazzi, con un sorriso e con il suo candore misticamente energico, rimettendo solo alla coscienza degli interessati la professione di una liturgia medievale che certo non li condanna ma, come dire, li relega in un passatismo fine a se stesso e del tutto sterile di ogni proselitismo possibile.

Ma quel che turba, di Bergoglio – e ben oltre la cerchia dei credenti – è in realtà ben altro: è questo suo evangelico “comunismo” che con Carlo Marx non ha nulla a che vedere ma è la semplice incarnazione aggiornata del discorso della montagna e di tanti altri, indigesti, passi del Vangelo.

Che il nuovo Papa sia di gran lunga il personaggio più straordinario del momento, e a livello mondiale, non c’è dubbio; per tralasciare i nostri burattini italici, di fronte a un’Obama che balbetta sulla Siria come sullo “shut-down” e a un Putin che si avvia ad essere la caricatura di se stesso, Papa Bergoglio svetta sotto tutti i profili. Ma nel merito delle cose che dice – ovvero della predicazione intensa che ha avviato – sconcerta e scandalizza, spaventa sia i conservatori della politica sia l’ala moderata o conservatrice che dir si voglia della cristianità, spaventata dal suo ecumenismo, che si ritiene rasenti il relativismo e confonda le idee ai più semplici, i quali invece – secondo loro - avrebbero bisogno di tanti dogmi, sopratutto “difensivi” ed esclusivi, identitari, e quindi ostili all’”altro da sé”. Tutto il contrario dell’esempio di Gesù di Nazareth e della sua predicazione protesa alle pecorelle smarrite, ai “gentili”, ai rinnegati della società, intrisa di inclusività, armata solo di fratellanza, perdono e solidarietà.

Ma c’è un tema in particolare, che preoccupa soprattutto la classe dirigente, ed è quel forte contenuto anti-capitalista che ricorre nelle parole del Pontefice. Che ha avuto l’apoteosi nella celebrazione della “spoliazione” di San Francesco, con la preghiera assorta nella stanza in cui il Poverello di Assisi (viene ricordato con questo soprannome!) rimase nudo davanti a tutti, per simboleggiare l’estremo rifiuto di ogni bene materiale. Se il denaro è lo sterco del diavolo, se fare qualcosa “soltanto per denaro” è sbagliato (“e questo non è comunismo, è vangelo puro”, ha detto il Papa) che legittimazione potranno più avere tante benedizioni vescovili a banche, banchette e capannoni? Non c’è niente di male, è ovvio, nell’intraprendere, nell’investire, nel creare benessere e ricchezza, e neanche nel fatto di arricchirsi in sé, ma ci può essere tutto il male possibile se ciò viene perseguito come fine a se stesso, come idolatria della ricchezza. In questo caso, quale indulgenza potrà esserci verso le malversazioni di un capitalismo rampante, che calpesta il prossimo in nome del Dio Denaro? Verso chi per denaro imbarca esseri umani come bestie in una carretta del mare destinata al naufragio? Ci può essere perdono per chiunque, perfino per costoro, ma solo se c’è pentimento, ammissione di errore e di colpa. Non ci possono essere mediazioni col principio dell’agape, dell’amore per Dio e per il prossimo, sopra ogni altra cosa e certamente sopra il denaro. E’ un messaggio davvero rivoluzionario, che riporta ai padri della Chiesa, agli Apostoli, che non ha niente a che vedere con alcun modello politico – men che meno con il comunismo storico di ieri e di oggi – ma inchioda ciascuno di noi alla grettezza delle sue paure, delle sue piccole o grandi avidità.

A chi gli chiedeva perché non volesse scorta e vetri blindati, Papa Bergoglio ha risposto: “C’è lo Spirito Santo”. Lo sa, di rischiare. Per questo chiede la preghiera di tutti. E c’è da scommettere che la sta raccogliendo, e che la sua predicazione straordinaria andrà avanti a lungo.

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