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Cronache

di Antonino D'Anna

Castel Gandolfo, Papa FrancI due Papi e la cassa di documenti consegnata a Francesco
in quel di Castelfgandolfo, marzo 2013

Il tabù è stato rotto. Dopo le parole del Papa di ieri, a proposito dell'esistenza di una lobby gay in Vaticano, Affaritaliani.it può offrire ai lettori mappa e “imprese” della lobby delineate dai rumors che circolano e fibrillano stamattina Oltretevere. Una lobby di monsignori che, a quanto raccontano da Oltretevere al nostro giornale, a volte viene beccata di notte con le brache in mano. E che avrebbe una lunga storia, almeno databile dalla fine degli anni '70-primi '80. Peraltro, gli anni '80 sarebbero stati il periodo d'oro per la lobby, che avrebbe potuto organizzarsi e prosperare anche a causa di denunce che non sempre sarebbero state molto ascoltate. Fino ai giorni nostri, con gli accenni più o meno velati all'esistenza di questo gruppo di personaggi.

DOVE SONO- Dove si trova la lobby? Su chi estende il proprio potere e che cosa fa? Dal Cupolone arriva la mappa, che riportiamo: la lobby gay sarebbe concentrata negli uffici tra la Segreteria di Stato e il Governatorato della Città del Vaticano. Scarsa o nulla la loro presenza (ed eventuale influenza) su Pontifici consigli e Congregazioni vaticane. Perché Segreteria e Governatorato? Per un motivo molto semplice: è lì che gira il potere reale (anche economico) della Santa Sede, promozioni e rimozioni, segnalazioni e quant'altro. 

LA LORO DISTRIBUZIONE- Attenzione: non stiamo dicendo (né pensiamo) che gli uffici di Governatorato e Segreteria siano pieni di corrotti, né tantomeno di omosessuali: e quand'anche fosse, la Chiesa cattolica non condanna l'omosessualità ritenendola una difficile prova da sopportare, come ha scritto l'allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Joseph Ratzinger nel 1986 (leggere qui per informarsi). Stiamo soltanto riferendo che a quanto si dice Oltretevere questo gruppo, che sarebbe composto da circa una ventina di persone e con personaggi trasversali, dal minutante al capufficio secondo quanto ci viene riferito, ha o avrebbe distribuito – a quanto si sussurra nei Sacri Palazzi – la sua presenza tra queste due entità. Si tratterebbe di una presenza molto discreta e attenta a non farsi “beccare”, ma capace di difendere i propri interessi. Secondo quanto ci viene riferito, la lobby avrebbe fatto la sua comparsa nei tardi anni '70, sviluppandosi poi nel corso degli anni '80. Uno dei metodi utilizzato da questo gruppo, dicono ad Affaritaliani, sarebbe la calunnia e – quando necessario – il tentativo di promoveatur ut amoveatur (promozione-rimzione) per rimuovere eventuali avversari. Se e quanto tali metodi riescano nel loro scopo non è dato sapere.


 

LA NOTTE VOLA- Questo, per quanto riguarda l'attività diurna. L'attività notturna mostrerebbe un quadro poco edificante (o altrettanto poco edificante, fate voi): si parla di qualche monsignore immortalato e/o paparazzato nel privé di un localino equivoco romano insieme a qualche partner, o qualche altro prelato in cerca di trans. E qualche centro massaggi. Il che non è precisamente quanto ci si potrebbe aspettare da parte di insospettabili personaggi che hanno promesso di rispettare la castità. Ed è da ritenere che la cassa di documenti passata da Joseph Ratzinger a Jorge Mario Bergoglio durante il loro incontro a Castelgandolfo nel marzo di quest'anno possa contenere materiale (con nomi e cognomi) degli appartenenti alla lobby ed i loro posti di responsabilità e comando.

E I CILENI SI SCUSANO- Nel frattempo, riferisce l'AGI, la presidenza del CLAR, il Consiglio Latino Americano dei Religiosi da cui è partita la “soffiata” sulle dichiarazioni di Francesco, “lamenta profondamente la pubblicazione di un testo con riferimento alla conversazione mantenuta con il Santo Padre Francesco nel corso dell'incontro dello scorso 6 giugno”. Sempre secondo l'AGI, i dirigenti del Clar non smentiscono quanto riportato dai siti, ma ricordano che “la conversazione che si è sviluppata a partire da domande poste al Papa dai presenti”. “In questa circostanza - precisa la nota - non è stata fatta nessuna registrazione della conversazione, ma poco dopo è stata elaborata una sintesi della medesima in base ai ricordi dei partecipanti”. La presidenza del CLAR sottolinea che la memoria diffusa dalla stampa sarebbe dovuta restare riservata e non è stata chiesta alcuna autorizzazione alla pubblicazione, per cui: “E' chiaro che su questa base - si legge ancora - non si possono attribuire al San Padre, con certezza, le espressioni singolari contenute nel testo, bensì solo il suo senso generale”. Nel senso generale, reverendi padri e molto reverende sorelle, c'è anche l'espressione: “In Vaticano esiste una lobby gay”?

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lobby gayvaticanodenuncia
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