L’accademia platonica rinasce a Torino con trenta borse di studio a semestre

Mercoledì, 3 marzo 2010 - 08:06:00

di Bianca Della Valle

LA RICERCA FILOSOFICA... E' FEMMINA

La filosofia torna di moda

Ogni domenica Filosofia sui Navigli, l'iniziativa milanese dedicata al pensiero. Il focus della nuova stagione è sulle filosofe della storia, da Hanna Arendt e Simone Weil fino a Jeanne Hersch (900, la filosofia contemporanea è donna)

Cristina Zaltieri ad Affari: "La donna è stata esclusa, ma ha tutte le caratteristiche per filosofare. L'errore? La tradizione fallologocentrica". INTERVISTA

Giovedì 4 marzo alle ore 18 presso la Galleria d’Arte Moderna di Torino, l’illustre filosofo Emanuele Severino, ospite fino al 5 marzo della Scuola di Alta Formazione Filosofica,  terrà una lezione magistrale intitolata Sul problema della libertà . Con lui saranno presenti Ugo Perone, fondatore della Scuola, e Leonardo Messinese.
Severino, che secondo Massimo Cacciari è l’unico filosofo del Novecento in grado di misurarsi con Heidegger, è il primo docente di lingua italiana a tenere un ciclo di seminari presso la Scuola di Alta Formazione Filosofica di Torino.
Accademico dei Lincei e uno dei più illustri filosofi italiani a livello internazionale, Severino dedica il suo ciclo di incontri seminariali presso la Scuola di Alta Formazione Filosofica ai temi dell’essere, dell’eterno e della verità senza dimenticare l’angoscia del divenire e l’orrore del nulla e della morte che nella sua teorizzazione stanno alla base del nichilismo, della volontà di potenza e del dominio della tecnica – ossia dei tratti caratteristici della società occidentale – nonché ai temi della salvezza e del destino.
 
La Scuola di Alta Formazione Filosofica – fondata e diretta da Ugo Perone, ordinario di Filosofia Morale e direttore del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università del Piemonte Orientale, organizzata dal Centro Studi Filosofico-religiosi “Luigi Pareyson” con il sostegno della Compagnia di San Paolo, la collaborazione della Società Filosofica Italiana, il patrocinio di Regione Piemonte, Provincia di Torino e Città di Torino – si pone come luogo d’incontro tra le grandi figure della filosofia mondiale invitate di volta in volta e un gruppo di giovani studiosi italiani e stranieri selezionati mediante bando e chiamati a mettersi in gioco, con il sostegno di alcuni tutor, all’interno dei seminari settimanali intensivi di 5 ore giornaliere a loro riservati.
Nell’ottica di un confronto più allargato sul tempo presente e sull’interpretazione della modernità, a ogni ciclo di seminari a numero chiuso la Scuola di Alta Formazione Filosofica affianca una conferenza pubblica intesa quale momento di dialogo con la società e la cultura.
L’intento di rappresentare l’ampiezza e la complessità degli studi filosofici contemporanei si manifesta anche nella scelta dei filosofi ospiti dei seminari semestrali e della conferenza collegata.
Ai cinque precedenti cicli seminariali sono stati invitati il fenomenologo francese Jean-Luc Marion, il filosofo tedesco Dieter Henrich, gli americani Charles Larmore e John R. Searle e l’ungherese Ágnes Heller.

Una sorta di accademia socratico-platonica, questo è la SdAFF, ossia la Scuola di Alta Formazione Filosofica di Torino, dove proprio in questi giorni si tiene il VI ciclo di seminari, questa volta con Emanuele Severino – che giovedì 4 marzo terrà inoltre una lezione magistrale sul problema della libertà alla GAM torinese – in funzione di docente alla “classe” di giovani studiosi provenienti da tutti gli Atenei d’Italia.

Quella della Scuola di Alta Formazione filosofica è una realtà senza termini di paragone, né da noi né all’estero, uno spazio-tempo privilegiato in cui una trentina di giovani studiosi ha l’occasione di convivere per cinque giorni con la stella della filosofia invitata per quel ciclo seminariale.

perone
Ugo Perone
Ci facciamo raccontare di quest’isola felice – fatta, oltre che dei seminari chiusi, di una lezione magistrale e della pubblicazione dei volumi delle lezioni – dal suo fondatore, Ugo Perone, docente di Filosofia Morale, direttore del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università del Piemonte Orientale, attualmente assessore alla Cultura della Provincia di Torino dopo essere stato assessore alla Cultura del Comune di Torino e direttore dell’Istituto di Cultura Italiana di Berlino.

La Scuola di Alta Formazione Filosofica ha avuto tra i suoi docenti Jean-Luc Marion, John Searle e Ágnes Heller, insomma alcuni dei massimi nomi della filosofia contemporanea. Com’è nata l’idea della Scuola?

È un’idea molto vecchia. Già trent’anni fa sognavo una possibilità che nell’università non c’era, come non c’è oggi, quella di una vita in comune tra un gruppo scelto di studenti e alcuni docenti che affrontano uno stesso tema. L’idea si è poi modificata nel tempo, strutturandosi intorno all’ipotesi di un maestro autorevole della filosofia contemporanea, della compresenza di discenti che condividono i medesimi interessi e di una “struttura didattica intermedia”, che comprende il direttore del seminario, i tutor e me come direttore scientifico. La vita in comune si realizza così attraverso la massima concentrazione nel tempo, nella docenza e nella compresenza di tutti i partecipanti.

Chi sono e come vengono scelti gli studenti?

Qualche mese prima di ogni ciclo seminariale – ce ne sono due l’anno – viene pubblicato un bando a cui possono partecipare tutti coloro che in Italia hanno in corso un dottorato, un postdottorato o un assegno di ricerca, oppure quanti li hanno terminati da meno di due anni. Tra coloro che hanno presentato domanda, il comitato scientifico della Scuola seleziona una trentina di persone in base al curriculum, alla lettera di presentazione del loro docente di riferimento, alla congruenza degli studi fatti e alla conoscenza della lingua del filosofo che terrà il seminario in questione. Si tratta quindi di quegli studenti universitari che hanno intenzione di proseguire la ricerca, ossia delle nuove leve potenziali della filosofia.

Concretamente, come funzionano la Scuola e la settimana seminariale?

I giovani studiosi vengono ospitati a spese della Scuola – che è sostenuta dalla Compagnia di San Paolo – per i cinque giorni della settimana seminariale e fanno vita comune nel luogo in cui si svolgono i seminari, il Centro Congressi di Villa Gualino, dove si trovano le loro camere e l'aula delle lezioni. Le giornate seminariali sono molto intense e durano circa cinque ore. In genere la mattina il filosofo ospite – in questi giorni Emanuele Severino – tiene una lezione vera e propria di circa tre ore, mentre il pomeriggio si svolge l'attività più propriamente seminariale, in cui sono i discenti stessi, sostenuti e coordinati dalla cosiddetta “struttura intermedia”, a formulare domande al professore ospite o a fare veri e propri piccoli interventi sul tema della lezione mattutina. Tra le due sessioni giornaliere si ha il pranzo comune, che è un momento importantissimo, perché docenti, tutor e allievi si trovano agli stessi tavoli e quindi hanno l’occasione di continuare lo scambio. La sera, invece, solo un paio di cene sono comuni, le altre sono libere: in questo modo i corsisti hanno la piena disponibilità dell'organizzazione del loro tempo dopo la lezione pomeridiana, scegliendo quando studiare, visitare la città, incontrarsi.

Oltre ai seminari chiusi c’è la conferenza pubblica…

Sì, la lezione magistrale si rivolge alla cittadinanza torinese, e a chi viene apposta da fuori per ascoltare il grande maestro, un pubblico di duecento, trecento persone che in buona parte non sono neppure filosofi. Per la conferenza il filosofo invitato dalla Scuola prepara un testo specifico, spesso di interesse più generale, meno specialistico rispetto ai seminari. Se ne avvantaggiano anche i corsisti, che vi trovano un momento di apertura e di confronto con la realtà quotidiana e la vita culturale di una città interessante come è Torino, il che a me pare un fatto molto significativo.

Poi, presso Rosenberg & Sellier, c’è la collana dei vostri volumi…

Il senso della collana è che così si conserva e si estende a livello nazionale l’esperienza. I volumi, che escono dopo ogni ciclo seminariale, sono stati apprezzati, usati e adottati da molti colleghi. Del resto contengono materiali preziosi ed efficaci: senza essere troppo specialistici sono una riesposizione – con delle novità solo parziali ma molto autorevoli perché di prima mano – delle filosofie dei rispettivi autori. C’è persino l’ipotesi, inaspettata, di traduzione in America del volume di Searle!

Con quali criteri scegliete i filosofi da invitare, c’è un filo rosso che li lega?

Scegliamo a partire dall’autorevolezza del filosofo e dalla sua capacità teoretica. L’unico filo rosso è questo: non invitiamo gli storici della filosofia, gli specialisti di una filosofia alla seconda potenza, ma gli autori di filosofia, con una propria proposta teoretica, questo è il filo rosso. Poi, purtroppo, non tutte le personalità che vorremmo invitare accettano o sono disponibili: essendo personalità così grandi e autorevoli li devi prenotare con tre anni in anticipo, e poi ancora...

Quindi Severino…

Severino è un indiscusso protagonista della cultura filosofica attuale, in Italia e all’estero, è un filosofo di primo piano per produzione teoretica e originalità di pensiero, ed è il primo italiano. Per questo ciclo abbiamo ricevuto un altissimo numero di domande, a dimostrazione dell'interesse che il suo pensiero riscuote tra i giovani studiosi. E poi invitare a insegnare un filosofo italiano ha, per una volta, l’indubbio vantaggio di abbatte le barriere linguistiche!

 

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