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Culture
Adolfo Wildt, deformazioni plastiche e spiritualità

di Simonetta M. Rodinò

 

Inquieto e solitario Adolfo Wildt fu amato e odiato nel suo tempo, osannato e disprezzato dalla critica.  Allievo di bottega di Giuseppe Grandi, maestro di Fausto Melotti e Lucio Fontana - alla Scuola del Marmo da lui fondata nel 1922, annessa all’Accademia di Brera – rimase lontano dalle avanguardie e insieme coltivò una grande passione per i maestri antichi.

 

Allo scultore milanese è dedicata la retrospettiva “Adolfo Wildt (1868–1931) L’ultimo simbolista”,

da domani alla GAM - Galleria d’Arte Moderna di Milano, che presenta una selezione di 50 sculture in gesso, marmo, bronzo, oltre a una decina di disegni originali.

La mostra, suddivisa in sei sezioni cronologiche, si avvale della collaborazione dei Musées d’Orsay et de l’Orangerie di Parigi, dove nel secondo, fu ospitata un’esposizione la primavera scorsa. “ Sono differenti tra loro: in quest’occasione abbiamo realizzato un percorso storico-artistico arricchito per la città, oltre ad aver privilegiato il dialogo tra opere realizzate in marmo e in bronzo”, spiega Beatrice Avanzi, conservatrice della sezione pittura al Musée d’Orsay.

Nella poetica ossessiva dello scultore, molte infatti le versioni dello stesso soggetto.

 

Caratterizzata da una straordinaria capacità tecnica nel plasmare la materia, la sua arte propone spesso effetti drammatici che suscitarono e suscitano ammirazione e ribrezzo, commozione e repulsione…

 

Gotico e classico, barocco e manierista, cerca la perfezione in quei volti e corpi tormentati che deforma allo spasimo, fino a voler entrare nelle anime dei soggetti; così per il quasi scarnificato San Francesco e per il tragico Autoritratto del 1909.

 

Il suo linguaggio sa esprimere anche la spiritualità nelle opere sul tema della madre e del figlio, della Madonna e del Bambino: una sorta di ascetismo con cui semplifica le linee e rende di frequente ellittiche le forme.

 

In seguito, interprete del fascismo, su committenza realizza diversi busti monumentali di Mussolini, re Vittorio Emanuele…

 

La mostra ben curata si chiude con alcuni suoi marmi, tra cui “Testa di Margherita Sarfatti”, tre sculture di Melotti e “Concetto spaziale” di Lucio Fontana.

 

Adolfo Wildt (1868–1931) L’ultimo simbolista”

GAM Galleria d’Arte Moderna -  via Palestro 16 Milano

27 novembre  - 14 febbraio 2016

Ingressi: incluso nel biglietto d’ingresso alla GAM (intero 5 euro – ridotto 3 euro)

Orari: martedì – domenica 9.00 – 17.30; lunedì chiuso

Infoline: 02 88445947 - 02 88445951

Catalogo: Skira

www.gam-milano.com

 

 

 

 

 

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adolfo wildt
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