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Culture

di Paolo Diodati

Devo al musicista aretino M° Francesco Seri la visione del video-documentario dal titolo “Memorie per la memoria”, ideato dallo stesso Seri e colleghi docenti della scuola Brunone Moneta di Marsciano, cittadina a circa 30 km da Perugia e realizzato con il coinvolgimento dei loro studenti. A partire dal bellissimo titolo (il più sintetico ed efficace che abbia mai letto) dato a spettacolo teatrale e dvd, tutto in questa opera è una punta di eccellenza nel deprimente mondo della nostra scuola.

Dalle immagini al commento musicale dello stesso Seri, dalla rappresentazione al teatro Concordia, alla visione del dvd, il risultato ottenuto con Memorie per la memoria ha forse superato le aspettative più ottimistiche degli stessi autori. Operazione didattica esemplare, di quelle che restano impresse, per tutta la vita, nella memoria degli studenti coinvolti, delle loro famiglie e di quanti hanno avuto la fortuna di assistere allo spettacolo o di vedere il dvd. Memorie per la memoria sono anche i libri dei quali mi accingo a parlare brevemente. Affetti & Effetti (Petruzzi, 2011), in cui Daniele Finzi ricostruisce la storia travagliata della sua famiglia di ebrei perseguitati anche se non ebrei.

Libro che mi ha spinto a leggerne altri tre. Due scritti da ebrei su temi simili: I giorni dell’erba amara (Ed. Marietti, 1990) di Franco Achille Levi e Scintille (Feltrinelli, 2009) di Gad Lerner. Il terzo, Genesi del Fascismo, di F.L. Carsten (Baldini &Castoldi , 1970) ricco di notizie, drammatiche, grottesche e incredibili, sulla costante antiebraica presente in tutti, o quasi, i movimenti fascisti (ma anche comunisti) nati dopo la Grande Guerra. Anche chi ne sa abbastanza su questo flagello ultra bi millenario, resta impressionato dalla descrizione di fatti e atmosfera della prima metà del secolo scorso, quando gli arruffapopolo in un comizio, se volevano scatenare il delirio delle folle, non potevano non attaccare gli ebrei.

Il titolo scelto da Daniele Finzi, oltre ad avere il senso spiegato dall’Autore (ripercussioni, cioè effetti, delle leggi razziali sugli affetti familiari), ha secondo me, anche la caratteristica di fornire una correlazione che non sembrerebbe casuale, tra lo stato d’animo dei tre autori nei confronti dei propri familiari (in particolare, l’affetto verso il padre) e il “tono” del libro (effetto). Daniele Finzi ama e ammira suo padre Ettore. Pur non condividendo alcune sue decisioni che lo addolorarono, contribuendo alla dispersione della famiglia, nella sua esposizione prevale sempre la razionalità e quindi, infine, il rispetto e l’amore verso suo padre. Ne fa un personaggio notevole, che meriterebbe l’attenzione di qualche regista teatrale. A fine lettura, la sua ammirazione è anche quella del lettore.

Le leggi volute dai nazisti e quindi dai fascisti, sconvolsero l’esistenza di tantissime famiglie che avevano fatto tutto il possibile per integrarsi nella nostra nazione, abbracciando la religione cattolica e facendo battezzare i figli, nel tentativo di far dimenticare la “colpa” dei loro genitori. A incubo terminato, l’Autore non può che constatare con amarezza che la famiglia non c’è più. Col taglio asciutto dello storico, ha riportato i documenti come prova delle sue affermazioni, per non far sembrare le sue memorie per la memoria, una storia romanzata. Il libro è un meraviglioso e prezioso regalo ai suoi familiari, ma è anche un’appassionante spaccato di storia che coinvolge il lettore. Lo fa partecipe del suo peregrinare alla ricerca di documenti relativi ad antenati e di testimonianze dei Finzi ancora in vita. Una gradevole sorpresa è stato il “tono” dello scritto di Franco Achille Levi.

Avendolo conosciuto di persona, apparentemente burbero e serioso (è stato mio collega al Dipartimento di Fisica) non mi aspettavo un racconto così pacato, delicatamente ironico, sempre gradevole e pieno di sentimento. Levi, a differenza degli altri due autori, ha vissuto le vicissitudini di cui parla e quindi ancora maggiore è la sorpresa per la mancanza di livore nel suo racconto. Il suo scritto emana un particolare fascino, dovuto al calore di una famiglia unita che gli permette di “precedere Benigni” per la leggerezza e l’umorismo con cui vengono affrontate e quindi raccontate le difficoltà. La sua narrazione risulta briosa , ricca di rapide “foto”, molto apprezzate dalla critica (Terracini: “… la sorella Clara che, in avanzata gravidanza, sopporta imperturbabile enormi disagi, il padre che, imperterrito, fa discorsi politici mentre pela le patate, lui stesso costretto a faticosi lavori di addetto alla pulizia dei gabinetti e alla manutenzione delle caldaie”) ben alternate con ampie descrizioni bucoliche di escursioni sulle montagne svizzere. E Levi tornò sulle montagne fino a quando la salute glielo permise.

Il suo libro risulta gradevole e leggibilissimo, impregnato di grande vitalità, ed è frutto di un giovane che stava benissimo in famiglia e con suo padre. Gad Lerner ha un incontenibile disprezzo per suo padre. Forse Giuliano Ferrara, che ha dovuto emanciparsi dalle idee del padre comunista, nel dare un giudizio fortemente positivo su Scintille, ha ammirato la determinazione e la costanza con cui Lerner, staccandosi a sua volta dal mondo di suo padre, lo “uccide” sin dall’inizio del libro, senza alcuna pietà. Anzi, compiacendosi dei suoi sberleffi e aspettandosi l’ammirazione dei lettori. Non a caso Ferrara, sia nel primo sintetico commento, che in quello esteso sul Foglio, loda proprio l’ attacco sferrato al padre (parla di incipit folgorante) quando racconta acidamente un risibile e insignificante episodio di rivalità sul chi fosse il “vero Lerner”. Non so se Ferrara abbia apprezzato anche i più che superflui, noiosi direi, sberleffi finali, sempre rivolti al Lerner da uccidere. Risultato di tanto astio di Led, è che dalla pietà per quel poveraccio del padre, sono passato alla simpatia per uno che, oltre ai guai della persecuzione cieca e ottusa dell’antisemitismo, s’è ritrovato anche il disprezzo del proprio figlio.

Guerra dal di fuori e guerra anche in casa. Il lato leggero del libro, che forse nelle intenzioni dell’autore dovrebbe far ridere è il prendere di mira anche una zia “scorreggiona” . A differenza del nostro salottiero conduttore televisivo, ho il sospetto che il falso Lerner (il padre) deve essere stato un gran simpaticone, la cui ironia (tale ritengo la sua battuta sul “vero Lerner”) non è mai stata capita dal Lerner “di successo”. E, poiché è il padre ad aver patito le vere conseguenze delle persecuzioni, sarebbe stato giusto, da parte degli interessati alla storia delle conseguenze delle persecuzioni, far parlare anche lui, che le ha vissute in prima persona. Tolte le apprezzabili parti descrittive, il resto mi ha annoiato e a volte irritato. Ho tanti amici che ammettono di non essere riusciti a portare a termine le lettura. Confesso di non amare le esagerazioni a cui assistiamo di chi prende quasi alla lettera che “per crescere, bisogna uccidere i propri genitori”. C’è un’associazione anche tra l’effetto che fa il viso degli autori e l’affetto verso il padre? Viso vagamente pascoliano, pacioso e rilassante quello di Daniele Finzi. Sguardo dolce e aria meditabonda quella del fisico-ingegnere Levi.

Per Gad riportiamo le “doppie” parole di Giuliano Ferrara, riprese dallo stesso articolo superelogiativo già ricordato : “Quanta inimicizia possa contenere un’amicizia è dimostrato infatti dal mio pregiudizio su Gad Lerner: lo trovo opportunista, vile, corrivo, obliquo, venato perfino di una certa infamia da primo della classe e delatore del vicino di banco”. A cosa era dovuto il pregiudizio? Ma poi lo trova anche “intelligente, colto, curioso, vitale e simpaticissimo come capobranco dei suoi figli, compagnone, militante, marito, animale da chiacchiera e convivio.” Come sono stati accolti i tre libri dall’editoria italiana? In modo da avere una chiarissima conferma delle regole del mercato a cui si attengono gli editori. Quello che noi preferiamo, soprattutto per il suo taglio asciutto e scientifico, ha avuto questo giudizio: “Ma a chi vuole che interessi un libro simile? Interessa solo lei e la sua famiglia!” E quindi, Finzi ha dovuto sostenere le spese per la stampa. Levi ha trovato una piccola casa editrice genovese. L’editore avrà pensato: l’Autore viene da Modena, è stato docente per tantissimi anni all’Università di Perugia. Tra colleghi e studenti, male che vada, riprenderò i soldi spesi. Poiché mi dicono che l’editore chiuse subito dopo, forse non riprese i soldi spesi. E il libro è introvabile. Gad Lerner ha trovato immediatamente Feltrinelli.

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