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Culture

Una famiglia preistorica composta da mamma, papà, nonna e tre figli vive in una caverna, immersa in un paesaggio roccioso e arido, isolata poiché gli altri nuclei familiari sono ormai scomparsi (chi divorato da bestie feroci o da piante carnivore). Essi vivono, anzi sopravvivono col continuo terrore di morire, finchè un giorno entra nella loro vita un ragazzo un pò più evoluto che insegna loro a guardarsi intorno, in alto in cerca del sole, a non aver paura del nuovo e soprattutto a vivere.


Grug è il capofamiglia di tale strampalata famiglia che ha come scopo quotidiano quello di difendersi da terribili animali giganteschi e ostili, e di procurarsi da mangiare (ad esempio un uovo di struzzo gigantesco da dividere in sei) faticando e superando numerosi ostacoli di ogni tipo. Alla sera chiudono la porta/pietra della caverna, rassicurati dal buio amico, e si addormentano uno avvinghiato all’altro tranne Eep, la ribelle, impaziente e adolescente figlia maggiore che ben presto sente il richiamo degli stimoli esterni e gradualmente si estranea  tentando di sottrarsi alle rigide regole paterne. Una notte la fanciulla, rozza e materiale nel fisico e nei modi come una primitiva doc, mette in pericolo l’intero nucleo familiare, uscendo per esplorare: incontra Guy, un ragazzo esile, autonomo nella sua solitudine, e il suo intero mondo viene sconvolto. Se ne sente attratta da tutti i punti di vista e da qui tutta la famiglia, sotto la guida prima sgradita e poi inevitabilmente piacevole del ragazzino evoluto, si troverà invischiata in un percorso esistenziale nuovo, alla scoperta del Sole, della luce, dei pericoli e soprattutto di una possibilità di vita libera da una paura castrante tutta interiore.

 


Il film nella prima parte non funziona come dovrebbe perchè non scorre e sembra perdersi in ridondanti scene che annoiano lo spettatore quando mostra i ripetuti quadri di vita familiare e di approvvigionamento di cibo quotidiano; è migliore la seconda parte che contiene la svolta e il fulcro narrativo e concettuale della storia, ben narrato ad un buon ritmo. Ma la svolta melodrammatica e commovente finale tra padre e figlia è melensa, i personaggi non son tutti ben tratteggiati; molti dei dialoghi e veloci scambi di battute sono esilaranti e sono l’unica forza del film (vedi il rapporto fra Grug e la nonna, ossia fra suocera e genero). Peccato che l’evoluzione del rapporto di amicizia fra i due ragazzi resti lì quasi incompiuto, e che l’intensità emotiva generale che resta allo spettatore alla fine della visione ben presto sfumi, lasciando poco. Il contenuto e gli spunti di riflessione sono importanti e ben disseminati: la resistenza ad abbracciare il nuovo, la difesa della famiglia a qualsiasi costo, l’unione che, non troppo banalmente, fa la forza, la forza fisica che si unisce alla forza delle idee. Il ricordo del superbo Gli Incredibili balza alla mente sin dall’inizio per l’unione familiare e l’esaltazione della forza supereroica, così come quello di Up per un certo tipo di paesaggio e di idea di esplorazione. Ma I Croods restano a metà fra una spettacolarità limitata (che la visione 3D richiederebbe) e non sviluppata abbastanza, e una narrazione tematica debole che invece l’indimenticabile capolavoro Up possiede per originalità e forza sentimentale. I Croods strappano qualche risata, ma nulla di più: i produttori degli splendidi Dragon Trainer e Kung Fu Panda stavolta hanno sfornato un prodotto di media qualità e spessore.

 

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i croods
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