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Culture
Napoli stanca delle lacrime di coccodrillo. Tre romanzi la fanno rinascere
di DAVIDE GRITTANI
 
NAPOLI - Cominciamo dalle domande a cui non si può rispondere, nemmeno volendolo. Cosa avrebbe pensato, Massimo Troisi, di questa Napoli? Della sua città più diffamata che raccontata, sacrificata all'altare di una paranoide esigenza di catastrofismo? Come avrebbe commentato, questa italica tendenza mediatica a trasformare tutto in Gamorra (terrificante crasi tra un fenomeno criminale e uno editoriale)? E De Filippo? E Totò? E Matilde Serao, che ilVentre di Napoli l'ha davvero raccontato? Per non parlare di Pino Daniele. Se fossero ancora vivi, come avrebbero commentato questa necessità di evocare la vita attraverso la commercializzazione della morte? Cominciamo dunque dalle domande più comode, quelle inutili. A cui nessuno può rispondere. Ma senza battere ritirata nelle scorciatoie dei secoli, nelle pieghe del confortevole "erano altri tempi, impossibili da paragonare". Certo che erano altri tempi, ma sferzavano lo stesso vento e la stessa curiosità che permisero a Domenico Rea di scrivere Ninfa plebea e vincerci un Premio Strega (1993) senza mai insultare Napoli, la sua dignità, la sua vocazione da città laboratorio, ma al tempo stesso senza andarci affatto piano sulle sue deviazioni, sulle sue morbose tentazioni. 
 
Negli anni in cui l'industria del piagnisteo produce più profitti che educazione alla legalità, fa enormemente piacere assistere alla rifocalizzazione di una grande città come Napoli attraverso tre romanzi. Si tratta di Magari domani resto di Lorenzo Marone (Feltrinelli, finalista Premio Bancarella 2017); La compagnia delle anime finte di Wanda Marasco (Neri Pozza, finalista Premio Strega 2017); e di Divorziare con stile di Diego De Silva (Einaudi, un best seller annunciato). Tre opere molto diverse tra loro, che però hanno in comune l'inconsapevole tentativo di congedarsi dalle lacrime di coccodrillo di cui, soprattutto Napoli, adesso pare stanca. 
 
Lorenzo Marone ha scritto un romanzo a tratti delicatissimo, in cui non è in ballo solo l'eterno dilemma - questo sì, di troisiana memoria - se partire o restare, ma più profondamente è in discussione la capacità di ciascuno di scavare nel proprio giacimento di energia e autostima. Luce di Notte non è uno scherzo dell'anagrafe, anche se così vorrebbe farlo apparire lo scrittore napoletano. Ma un ossimoro profetico, un invito a cercare la luce soprattutto quando tutto intorno è buio. Ed ecco il primo, coraggioso, congedo dalla Napoli delle vittime che restano tali, dei carnefici che restano tali, degli asceti che predicano nelle trasmissioni di Fabio Fazio. Lorenzo Marone è uno scrittore, un miracolo di scrittore. In quanto egli stesso desiderava - forse più di quanto non ammetta pubblicamente - di diventarlo, e fermo restando che il talento non si compra in edicola, il suo esempio di perseveranza dovrebbe fare il giro delle scuole e delle università della Campania (e d'Italia) per riaffermare il principio secondo cui ce la fa chi ha qualcosa da dire, non chi ha qualcosa da vendere. Dovrebbe essere un orgoglio, soprattutto per i napoletani veri che sono la stragrande maggioranza, anche solo guardare le decine di edizioni straniere dei romanzi La tentazione di essere felici e appunto Magari domani resto: copertine inglesi, tedesche, spagnole, catalane, francesi, olandesi e portoghesi. Un modo di esportare Napoli che, mi sbilancio, avrebbe fatto felice anche uno come Massimo Troisi.
 
Wanda Marasco al momento della sua nomina tra i finalisti al Premio Strega, lo scorso 14 giugno a Roma, ha quasi scioccato operatori del settore e giornalisti con una frase profondamente napoletana e straordinariamente autentica. "A me non mi manda nessuno, io vengo da casa mia". Casa di Wanda Marasco affaccia sul golfo di Napoli, ed è successo che per guadagnarsi da vivere - lei che faceva l'insegnante, oggi in pensione - è dovuta andarci fisicamente alle Vele di Scampia. Perché? Perché ci faceva lezione. E, guarda caso, proprio in quella Scampia, Wanda Marasco assicura di aver trovato "persone eccezionali, di grande umanità e dignità". Nel suo romanzo emerge una Napoli con una grande anima, con un grande passato da raccontare alle nuove generazioni, forse l'unica città italiana in grado di accogliere e di interpretare a pieno il realismo magico che ha fatto le fortune della letteratura sudamericana. Una città sempre avanti, laboratorio di idee e stili, di vissuti e pensieri che raggiungono il resto del Paese con dieci anni di differenza, perché c'è poco da fare... ma i napoletani sanno essere avanti come pochi popoli al mondo. Ma tutte queste cose, ai giornali non interessano più. Le idee non vendono, non impressionano, cosa ben diversa è il sangue. Quello lascia tracce, le idee si disperdono, soprattutto tra le parole di chi sostiene di difenderle.
 
Infine Diego De Silva, che molti giornali inglesi e francesi hanno praticamente adottato, perché è impossibile - il nostro grado di autolesionismo arriva a questo - che "un autore così raffinato, elegante, auto ironico e sferzante sia un italiano, sia un napoletano". Diego De Silva - avvocato in quiescenza precoce, proprio come Marone - è tornato a raccontare le incredibili vicende di Vincenzo Malinconico, ma non è di questo che vogliamo occuparci in questa sede (posto che si tratta di uno dei romanzi più riusciti della saga di quest'uomo figlio delle nostre perplessità). Ma della capacità di De Silva di non scadere mai, di non cedere mai alla volgarità, di non abbandonarsi mai a trovate magari strategicamente più comode ma non in linea con la sua idea di scrittura. Nobile, pulita, gentile, persino sincera. Ma mai ruffiana, quello proprio non gli riesce. De Silva (un maestro nei titoli, davvero insuperabili) si fa portavoce di un'evocazione silenziosa, mai appiccicosa, mai invadente come la morale, e all'interno di romanzi che rappresentano un equilibrio perfetto tra sospetto e realismo infila piccole e crudeli somministrazioni di vita quotidiana: come quelli che ammirano il mare della Sardegna, questa distesa paradisiaca concessa agli uomini solo per distrazione di qualcuno, ma appena ci infilano i piedi si rendono conto (per quant'è fredda) che la realtà è sempre un po' diversa da come la immaginiamo. E se proprio qualcuno volesse approfondire l'origine di alcune indagini sociologiche sulla difficoltà dell'infanzia a Napoli, beh vada a leggersi Certi bambini. Poi se ne parla. 
 
Marone, Marasco e De Silva sono tre napoletani che fanno tornare la voglia di leggere, di parlare, di sorridere e di occuparsi di Napoli, convinti come siamo che la città meriti molto di più di quello che le viene restituito soprattutto in termini di diapason mediatico. E alla catena di Sant'Antonio che molto probabilmente ci accuserà di non voler guardare la realtà per quella che è, che anzi... agli asceti bisognerebbe dire grazie altrimenti quelle verità scomode non sarebbero mai emerse, ci permettiamo di segnalare il più grande invito alla vita (e alla sua sorprendente semplicità) di Massimo Troisi.
 
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