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Culture
Arte/ Milano rende omaggio ai décollages di Mimmo Rotella

di Simonetta M. Rodinò

Cartellonistica e pubblicità hanno influenzato molto il linguaggio visivo. Mentre nella Parigi degli anni '50 del secolo scorso, in competizione con New York per la leadership mondiale dell'arte, Raymond Hains e Jacques Mahé de la Villeglé lavorano insieme ai décollages, manifesti lacerati, Mimmo Rotella incomincia nel 1953 i primi strappi di frammenti di poster dai muri di Roma. Da questa data indaga la mostra "Mimmo Rotella. Décollages e retro d'affiches", che si conclude nel 1964, quando l'artista calabrese - mancato 88enne a Milano nel 2006 - ricevette l'invito a esporre alla XXXII Biennale di Venezia. Vi arrivarono solo le opere. Incriminato per spaccio di stupefacenti e commercio di materiale pornografico, diede indicazioni per la selezione dei lavori dal carcere di Regina Coeli. Fu scagionato qualche mese dopo.  

La rassegna molto articolata, da domani a Palazzo Reale di Milano, che ospita circa 160 lavori - documento di una porzione del suo iter - si snoda però a ritroso: dall'iconografia cinematografica degli anni '60 alle prime sperimentazioni ancora molto informali, dall'astrazione di piccoli frammenti di carta, passando per le opere in cui le stratificazioni da cui egli "scava" immagini e fondi sono incollate su cartoncino o su legno fissate con uno strato di vinavil, a quelle incollate su tela poi nuovamente lavorate, ai retro d'affiches, di cui accentua gli effetti cromatici grazie  alle colorazioni grigie o rossastre lasciate dai muri. Nelle sette sale i due filoni paralleli di retro d'affiches e décollages sono contrapposti su tre pareti bianche; su una grigia sono esposti invece sia riferimenti personali di Rotella, sia citazioni di quadri originali di protagonisti dell'arte moderna e contemporanea, europei e americani: da Marinetti a Warhol (peccato non sia presente una delle sue Marilyn).

Torniamo al 1953. Rotella, dopo un biennio trascorso a Kansas City, nel Missouri, approda a Roma, divenuta centro di scambi e dialoghi artistici nazionali e internazionali: l'espressionista astratto Rothko viene in Italia e Peggy Guggenheim organizza a Venezia la prima personale italiana di Pollock. Sono di questo periodo le composizioni in cui sezioni di porzioni cartacee, immerse in un magma di gesso e di colla colorati, indicano il desiderio di comunicare "non un pensiero soggettivo e personale, ma un'attitudine a reagire all'eterogeneo urbano e testimoniarne la presenza storico-sociologica nell'universo delle immagini", spiega il curatore Germano Celant. Fino al 1958 l'artista attinge al frammento del cartellone trovato per strada senza manipolarlo, mettendolo solo in parentesi o collocandolo su una superficie.
L'informazione pubblicitaria intanto muta quasi quotidianamente i muri della capitale, così, nel 1959, Rotella si rende conto che è necessario strappare tutta l'immagine del manifesto: sui lavori compaiono promozioni di cibi e bevande, cui affianca la propaganda politica, arrivando poi ad appropriarsi di vere icone.  A Roma, sede di Cinecittà, è il cinema a dominare con poster e locandine: nascono così "La dolce vita, " The hot Marilyn", "Il carabiniere a cavallo"…ma anche opere che si rifanno a immagini del circo. Al pari di artisti come Klein, Tinguely, César e Raysse che formano il Nouveau Réalisme, teorizzato nel 1960 da Pierre Restany, cui Rotella aderirà poco dopo, s'immerge via via nel vortice dell'iconografia comunicazionale e popolare.

"Mimmo Rotella. Décollages e retro d'affiches"
Palazzo Reale - Piazza Duomo 12 - Milano
13 giugno - 31 agosto 2014
Orari: martedì, mercoledì, venerdì, domenica 9.30 - 19.30; giovedì e sabato 9.30 - 22.30; lunedì 14.30 - 19.30
Ingressi: intero € 11,00- ridotto € 9,50
Infoline: 02.87036823
Catalogo: Skira
www. mostrarotellamilano.it.

 

Tags:
arte-milano-rotella
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