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Culture
Arte, un mercato falsato da troppo denaro secondo il collezionista Marinotti

Collezionista di terza generazione, cresciuto tra i capolavori del Novecento, acquistati dal nonno Franco (storico presidente della Snia) e delle avanguardie anni ’50, collezionate dal padre Paolo (fondatore di Palazzo Grassi, attualmente fiore all'occhiello del Gruppo Pinault), l’editore milanese Christian Marinotti è considerato uno dei più acuti esperti d'arte italiani. Giurato della seconda puntata di The Eyes, (il talent show sulla pittura, trasmesso su Elite Shopping tv), in programmazione in questi giorni, Marinotti, tornerà in giuria nella quarta puntata, in onda da sabato 20 settembre.

In questa intervista, Marinotti non teme di andare controcorrente e attacca le incongruenze di un settore in crescita caotica."L'arte è un mercato falsato da troppo denaro". 

Dottor Marinotti, è veramente l'eccesso di danaro il male del mercato dell'arte?

«Da qualche anno, nel mercato dell'arte è arrivata una quantità di capitali impressionanti. I grandi investitori, tenuto conto che altri settori erano divenuti meno redditizi, hanno diversificato nell'arte. Il risultato è che oggi il mercato è drogato, i valori sono falsati. Tra il prezzo di un'opera e il suo effettivo pregio artistico, spesso la distanza è enorme. Gli intermediari più influenti, grandi gallerie e case d'asta pilotano il danaro su autori che diventano di fatto oggetti di speculazione. Diciamo che in tutto questo, -pur senza esagerarne la portata- un programma come The Eyes è una boccata d'aria fresca».

In che senso?
Perché riporta l'attenzione su giovani artisti visti non come macchine per fare soldi, ma, al contrario, valutati sulla base di criteri estetici, creativi, culturali. Che dovrebbero essere i veri valori da ricercare nell'arte».

Il meccanismo di the Eyes prevede un doppio giudizio. A decidere le sorti dei giovani artisti sono una giuria di esperti e un voto popolare. Si restituisce al pubblico la possibilità di un giudizio diretto.

«Su questo punto ho alcune perplessità. E senz'altro positivo coinvolgere il pubblico nel giudizio di un'opera. Ma non bisogna dimenticare che l'arte contemporanea non è immediatamente comprensibile come lo era, almeno per sommi capi, quella tradizionale. La contemporary art, non soltanto nella pittura, ma anche nella poesia, nella musica e in altre forme d'arte, ha bisogno di una mediazione culturale».

Fondamentale è quindi il giudizio della giuria di esperti.

«Direi di si, ma non soltanto al fine di giudicare gli artisti e di individuarne i più meritevoli. Il format di The Eyes ha anche un altro merito. Quando i giurati danno le motivazioni dei loro voti sulle opere dei partecipanti, svolgono il lavoro di mediazione di cui parlavo prima, aiutando il pubblico a capire come leggere l'arte».

 

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