Arte/ La Biennale del marketing... L'ex direttore Francesco Bonami stronca l'esposizione

Lunedì, 9 marzo 2009 - 22:00:00


Francesco Bonami
Di Milo Goj

«Il lavoro di quasi tutti gli artisti selezionati non è all'altezza di un padiglione che dovrebbe presentare il meglio del'arte italiana». L'esperto d'arte Francesco Bonami non piega la testa di fronte alla massa di rimproveri che gli sono piovuti addosso da più parti dopo le sue critiche feroci al Padiglione Italia 2009 della prossima Biennale di Venezia. La scelta degli artisti, opera di Luca Beatrice e di Beatrice  Buscaroli proprio non gli va giù. E così risponde a chi lo accusa di aver parlato senza avere visto le opere. «C'è poco da approfondire. Mi accusano di parlare senza avere visto, ma io conosco gli autori e mi basta. La lista è già la mostra». E alla domanda «Lei cosa avrebbe fatto?»,  Bonami, già curatore della 50esima Biennale di Venezia, nel 2003 e attuale manilow senior curator del museum of contemporary art di Chicago,  si scalda ancora di più. «Sicuramente avrei valutato artisti che abbiano un linguaggio e un'apertura al mondo», polemizza, « che siano in sincronia con il presente. Avrei  potuto sbagliare, ma in buona fede. Beatrice e Buscaroli sanno benissimo che questa selezione non è all'altezza di una Biennale. Fanno finta di non guardarsi attorno, parlano di mafia dell'arte, ma lo sanno anche loro che non esiste e che i bravi artisti vengono fuori anche senza alcun tipo di congiura. Questo padiglione è un dispetto, non una mostra, all'immagine dell'arte italiana nel mondo. Non ci guadagnerà nessuno.Né la Biennale, né i due curatori, né il ministero della Cultura, né noi spettatori».


Marco Lodola - Pin up rosso nera
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Interpellati da Affari Italiani, i due curatori rifiutano di replicare alle accuse di Bonami, ma sono disponibili a rispondere alle nostre domande. «Il criterio di scelta», sintetizza Luca Beatrice, «è stato quello di valutare più l'opera che il linguaggio complessivo dell'autore». Il curatore sembra concordare con chi ritiene che oggi nell'arte non va più la griffe. Di un autore non si prende tutto, ma solo le cose eccellenti. Più articolata le risposte di Beatrice Buscaroli «Abbiamo fatto le nostre scelte su principi di gusto, di curriculum, di equilibrio tra le diverse forme espressive». Si fatica però a cogliere un fil rouge che leghi gli autori. Perché questo ecumenismo? «Non penso si possa parlare di ecumenismo: abbiamo artisti che dipingono, altri che fanno istallazioni, video, sculture eccetera. Di ecumenismo si potrebbe parlare in tutte le collettive. Aggiungo anche che il filo rosso noi lo vediamo, e lo vedranno tutti quando la mostra sarà allestita». A vederla dal punto di vista del mercato, alcune scelte paiono comunque controcorrente. Artisti come Sandro Chia hanno quotazioni in rapida discesa e Marco Lodola oggi è più ricercato dagli uffici marketing aziendali per progetti di comunicazione che da mercanti e collezionisti. «In questa circostanza a noi non interessano le quotazioni. Chia è un riferimento per l'arte mondiale e non mi sembra che le sue quotazioni siano in rapida discesa. A noi interessa la qualità delle opere, condurre un discorso sull'arte del nostro paese nel nostro tempo. Il resto non ci riguarda».


Sandro Chia - Senza titolo, ceramica
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Ma c'è anche chi apprezza la Biennale

A spezzare una lancia in favore dei curatori è Silvia Evangelisti, direttore artistico di Arte Fiera Bologna. «Non mi sembra che a priori si possa dare un giudizio negativo sul Padiglione. Anzi i nomi mi destano curiosità, anche se un giudizio attendibile potrò darlo solo dopo aver visto la mostra . Trovo comunque fastidioso questo vezzo tutto italiano di parlare male di noi stessi. La Biennale è un evento di risonanza internazionale. Perché stroncarla proprio ora che nel mondo si coglie un rinnovato interesse per la nostra arte?». Aggiunge Guido Galimberti, amministratore di Opera advisoring: «Certi nomi mi hanno lasciato perplesso. Chia ormai è bolso, Pignatelli è diventanto un internal decorator e Lodola è un marketer. Tuttavia, di fronte al misero parterre degli autori italiani emergenti difficilmente qualcuno avrebbe potuto fare meglio di Beatrice e Buscaroli. Un aspetto, comunque, mi piace di questa selezione: per una volta non è stata dettata dalla solita soffocante cultura delle pseudoelite di sinistra». «La scorsa Biennale», ricorda Tiziana Ferrari, art advisor indipendente di contemporaneo internazionale, «c'erano due artisti forti, Francesco Vezzoli e Giuseppe Penone. In questa edizione, che comunque mi riservo di vedere prima di dare un parere, è stata fatta una scelta diversa, forse più dispersiva. Ma quello che manca all'arte italiana contemporanea, non è il singolo nome, ma una corrente importante, che assuma una rilevanza davvero internazionale».    

 

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