L'intervista/ Marco Baldini "orfano" di Fiorello si racconta ad Affaritaliani: "Vorrei essere David Letterman. E avere con me Silvio Berlusconi..."

Venerdì, 17 ottobre 2008 - 18:30:00

di Giovanni Bogani

Per Marco Baldini, niente è impossibile. Tanto, ne ha già viste di tutte, nella vita. E' già stato tutto e il contrario di tutto. Fiorentino, 49 anni compiuti lo scorso settembre, ma completamente e autenticamente ragazzo nell'anima, Marco Baldini è uno dei conduttori radiofonici più famosi d'Italia. Ha fatto le fortune di Radio Deejay, la prima radio commerciale italiana. E insieme a Fiorello, showman d'eccezione e amico di lunga data, Baldini ha portato la radio anche dentro la tv. Con "Viva radio due… minuti", ha creato uno show radiofonico nel prime time televisivo della più importante rete italiana, Raiuno. Registrando ascolti pazzeschi, nonostante fosse semplicemente radio. Parola che diventava ironia, humour, show. Con lui e Fiorello che erano con le cuffie in testa per la maggior parte del programma.

La vita di Marco Baldini è un romanzo. E infatti, lui questo romanzo l'ha già scritto. Si chiama "Il giocatore", sottotitolo: "Ogni promessa è un debito". E' un romanzo che parla di gioco, di promesse e di debiti. La promessa è quella, mantenuta, del suo successo, della sua strepitosa carriera. Il gioco è quel demone che lo ha distrutto, e che ha rischiato di chiudergli per sempre non solo la carriera, ma la vita stessa.


Marco Baldini
I debiti sono quelli che aveva accumulato, per una cifra spaventosa. Perché il gioco è come una droga. E perdere, ai cavalli o alle carte, ti porta a cercare i soldi nei modi più affannosi e grotteschi. Una storia, la sua, terribile; ma raccontata con l'ironia e la leggerezza che lo hanno fatto amare da milioni di ascoltatori. Una storia tanto intensa che ci hanno subito fatto un film: "Il mattino ha l'oro in bocca", interpretato dal talento nascente di Elio Germano e da due super sexy blondes come Laura Chiatti e Martina Stella.

Nel frattempo, Marco Baldini si è salvato. Ha salvato la sua vita, e la sua carriera. Grazie anche agli amici: a Fiorello, ad altri che hanno continuato a credere in lui. Dice di essere sopravvissuto a sei miliardi di debiti: tre milioni di euro. Se lo vedi, è un ragazzo tranquillo, con gli occhiali e due baffetti sottili. Ora, rimasto orfano di Fiorello (che ha deciso di mandare in soffitta "Viva Radio 2" per timore di una sovraesposizione), riprende il suo percorso "autonomo". E si racconta ad Affaritaliani.

Da adolescente hai vissuto soprattutto a Firenze. Era la stagione delle prime radio libere, dei grandi entusiasmi. Tutto partì da lì...
"Sì: la mia preferita era Radio One, che aveva sede in via degli Orti Oricellari, dietro la stazione. I dee jay imitavano quelli americani, avevano la voce euforica, e molto impostata. Poi ho incontrato i primi amici: Gianfranco Monti, Carlo Conti. Con loro, abbiamo iniziato un'avventura che ha portato ognuno di noi molto lontano".

La musica era la tua passione?
"Ma no, la mia passione era dire stupidaggini alla radio! Mi piaceva parlare, comunicare. E poi il mio sogno vero era cercare di piacere alle ragazze".

La grande occasione quando è arrivata?
"Quando Carlo Conti, che era dee jay a Radio Globo, si ruppe due femori, investito dalla sua fidanzata con lo scooter. Chiamò me a prendere il suo posto, e l'esperimento riuscì. Adesso che Carlo è il più famoso showman della televisione, spero che si ricordi di me e si faccia rompere un braccio…"

Quali sono le differenze tra gli show in Italia e negli Stati Uniti?
"Semplice: negli Stati Uniti i conduttori possono dire quello che vogliono perché tutti hanno chiaro che è solo satira. Jay Leno, ai tempi dello scandalo Lewinski, ha aperto una trasmissione così: 'In questo secondo, mentre un presidente si fa fare un blowjob, un bambino muore in Africa'. Da noi sarebbe impossibile".

Perché?
"Perché i politici vogliono controllare anche la satira. E se non bastassero loro, mettiamoci il fatto che in Italia c'è il Vaticano. Anzi, io una proposta ce l'ho".

Quale?
"Perché non lo fanno itinerante, il Vaticano? Come le Olimpiadi, ogni quattro anni in una sede diversa: in Australia, in Sud Africa, in Cina… Così non dobbiamo tenercelo sempre noi sulle…"

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