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Culture

di Antonio Prudenzano
su Twitter: @PrudenzanoAnton

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BookCityMilano

E’ forse la prima volta che nella “capitale dell’editoria”, Milano, viene organizzato un incontro pubblico per dar voce ai gravi problemi con cui fanno i conti decine e decine di precari, che quotidianamente (e con passione) contribuiscono a portare avanti l’intera filiera del libro. Un settore in piena crisi, che vive un momento di grandi trasformazioni, tanto che per gli addetti ai lavori è difficile prevedere gli scenari (digitali) futuri. Di certo, anche nel mondo del libro l’introduzione della Riforma Fornero sta spingendo molte aziende editoriali (sia i gruppi principali, Mondadori ed Rcs Libri su tutti, sia le piccole e medie realtà, di cui finora non si è molto parlato…) a chiedere a tanti lavoratori (che in diversi casi erano “a progetto”, spesso da anni, e quindi contro la legge) ad aprire “la partita Iva”, il nuovo “spettro” per questi professionisti, privi di tutele, ammortizzatori sociali e  rappresentanza sindacale. Si tratta di redattori, traduttori, grafici, che lavorano nelle case editrici ma anche negli studi editoriali, “stufi” di esser definiti giovani perché, come hanno spiegato i rappresentanti della Rete dei Redattori Precari, “non siamo ragazzi e siamo in questo mondo da anni, e ci teniamo a far capire che in questo ambito l’identificazione con l’azienda per cui si lavora è particolarmente forte, e che quello che poi arriva in libreria è anche qualcosa che sentiamo ‘nostro’”. ReRePre si è resa conto che “in quest’ambiente c’è troppo pudore nel parlare dei problemi dei precari, e anche da parte dei sindacati esiste un ritardo e una scarsa conoscenza del nostro ambito. E’ vero, l’impatto della Riforma Fornero, con le richieste-ricatto di passare a ‘Partita Iva’, lo stiamo sperimentando sulla nostra pelle in moltissimi, ma la situazione era critica, e spesso illegale, anche prima, e nessuno ha mai fatto nulla. Tra l’altro, le aziende non hanno investito nella nostra formazione”.

UNA CASA DELLE TRADUZIONI NELLA MILANO DI EXPO? - Ieri sera, a Palazzo Reale, in una sala affollata e inquieta, è andato in scena l’incontro, piuttosto teso com’era prevedibile, annunciato dall’assessore alla Cultura di Milano Stefano Boeri attraverso Affaritaliani.it qualche settimana fa. Presente anche l’assessore con delega alle politiche Politiche per il lavoro Cristina Tajani. Più che proporre soluzioni, i due assessori hanno voluto ascoltare le diverse situazioni. Tra le più critiche, quelle dei traduttori, una categoria che si sente “dimenticata”, che fa i conti con gli abbassamenti delle tariffe e la scarsa continuità lavorativa, come hanno spiegato le rappresentanti dell’Associazione Italiana Traduttori e Interpreti (AITI) e del Sindacato Traduttori Editoriali (STRADE). Per i traduttori, forse, una possibilità positiva concreta si sta aprendo, visto l’interesse dei suoi assessori a favorire la nascita, anche a Milano (“Che ospiterà Expo…”), di una realtà simile alla Casa delle Traduzioni di Roma. Vedremo.

TENSIONI… - Non sono mancati i momenti di tensione, anche tra precari e sindacati (sono intervenuti Francesco Aufieri e Lorenzo Infante della Cgil Milano, che hanno sottolineato come le aziende non siano “interessate a discutere con noi, che pure ci stiamo provando”. Proprio da Milano, e qui i sindacalisti si sono rivolti ai due assessori, “dovrebbe partire un osservatorio permanente sul precariato culturale”).

“RIPARTIRE DALLA LETTURA” - “Affinché l’intera filiera non salti, bisogna subito ripartire dall’abitudine alla lettura, e quindi dalla scuola”, ha giustamente fatto notare Maurizio Gatti di O Barra O Edizioni, mentre Giuseppe Liverani, fondatore della casa editrice Charta (con un passato nel Movimento Studentesco, nella fondazione di Smemoranda e nella grande editoria d’arte), ha manifestato la “difficoltà di stare sul mercato nella legalità”. “Ho sei dipendenti, tutti assunti, al 100% non precari, ma pur lavorando bene all’estero, dove Charta è particolarmente apprezzata, da febbraio dovrò ricorrere alla cassa integrazione. Devo fare i conti con la concorrenza sleale dei grandi editori, che vanno avanti grazie ai precari”.

 “IL COMUNE PUO’ FARE DAMEDIATORE TRA PRECARI E AZIENDE” - Ma cosa può offrire il Comune, che ha già proposto spazi (e affitti calmierati) all’Associazione dei librai indipendenti (altra categoria “a rischio”), e che sta promuovendo il dialogo tra biblioteche civiche e case editrici? Eventuali bandi per startup potrebbero interessare solo alcune realtà, non certo i precari a cui viene chiesto di passare a Partita Iva (“Il Comune non deve favorire le esternalizzazioni”). L’assessore Tajani ha spiegato che il Comune può fare da “mediatore tra le parti” quando i lavoratori hanno difficoltà a farsi ascoltare dalle aziende (“com’è successo nel caso di Fnac”, ad esempio), e ha parlato di una “piattaforma” che il Comune può contribuire a creare su cui “costruire la rappresentanza dei precari”. Certo, concretamente gli assessori sono consapevoli di poter fare ben poco per questi lavoratori, e lo sanno bene anche gli stessi precari. Ma qualcosa si sta muovendo: i timori stanno venendo meno e i precari – che non si aspettano certo “miracoli” - stanno capendo che insieme, coordinandosi, possono far sentire la loro voce con maggiore forza.

“A BOOKCITY SPAZIO ANCHE AI PRECARI” - Di sicuro, Bookcity, come ha annunciato lo stesso Boeri, “dovrà dare spazio anche ai tanti che “lavorano nell’ombra”; quindi, “i precari del libro avranno più visibilità”. L’assessore ha annunciato che il 6 febbraio, all’incontro (sempre a Palazzo Reale) in cui si inizierà a preparare l’edizione 2013 della  manifestazione (“che deve diventare un grande momento di promozione della lettura”), oltre agli editori, i bibliotecari e i librai, “ci dovranno essere anche i rappresentati dei precari”. Inoltre, sempre all’interno di Bookcity,  è possibile “pensare a un osservatorio sull’editoria milanese che mappi sia le situazioni critiche, sia quelle virtuose”. Boeri ha dunque preso una serie di impegni, annunciando altri incontri con queste categorie deboli, con cui “si è aperto un dialogo”. E ha inoltre offerto gli spazi all’Ansaldo.

BOERI CONVINCERA’ GLI EDITORI? – Buone idee, certo. Ma gli ostacoli non mancano: nei mesi scorsi l’assessore alla Cultura è sì riuscito nell’impresa di mettere d’accordo i grandi gruppi editoriali per il lancio di un progetto come Bookcity; ora, però, per Boeri sarà molto più complicato convincere gli editori (i big, ma anche le realtà indipendenti) ad accettare la presenza dei precari all’evento. Ieri, non a caso, qualche editore in sala si è visto, ma si è tenuto ben lontano dal palco

 

 

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