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Culture

di Stefania Pizzi

Akiko è una giovane studentessa che per mantenersi agli studi all’Università di Tokio fa la escort di lusso. Ha un fidanzato, Noriaki, malato di gelosia e possessività morbose nei suoi confronti. L’anziano professore Takashi è un cliente speciale che la ragazza una sera è obbligata ad incontrare dal padrone-protettore: i due si incontrano, si conoscono, ma niente sesso, solo parole e compagnia. L’intreccio a tre si stringerà verso un finale definibile come uno shock end. Tanta tenerezza, qualche sprazzo di emozione, grande sapienza registica e stilistica offre Like someone in love (nel film risuona la famosa canzone di Chet Baker interpretata dalla grande Ella Fitzgerald), pellicola presentata al Festival di Cannes 2012. Il regista iraniano Kiarostami sposta la sua ambientazione, dopo l’esperimento italiano di Copia conforme del 2008, in Giappone, spiegandone le motivazioni come segue: "Sono costretto a fare i film fuori dall'Iran per evidenti ragioni, ma quando mi metto all'opera ragiono pensando ad un pubblico internazionale, non delimitato dai confini geografici".

QualcunoDaAmareKiarostami

Ambienti chiusi, quale un ristorante, una stanza d’appartamento e un’automobile, che ricopre il luogo eletto del film e nella quale scorrono le parole più gravi e le emozioni più forti: il regista iraniano li sceglie per mostrarci anche volti e sguardi di assoluta eloquenza, suoni che arrivano dall’esterno e che costituiscono uno sciame sonoro interessante. Le due migliori scene del film avvengono proprio in auto: la più emozionante è l’ascolto da parte di Akiko della segreteria telefonica - mentre forzatamente in taxi raggiunge un cliente speciale – che contiene vari messaggi della nonna, arrivata a Tokio per un giorno per vedere la nipote, invano. La scena è struggente, la voce dell’anziana donna è di forte impatto emotivo, è l’anticamera della rappresentazione della menzogna, tema principale del film. La nonna lascia sottintendere che intuisce qualcosa della scelta scandalosa della nipote, mentre sul volto di Akiko scendono lacrime di fragilità. La seconda scena è il dialogo fra Takashi, il cliente speciale/finto nonno di Akiko, alla guida dell’auto, e il fidanzato di questa, Noriaki: la sequenza è dapprima buffa, ma poi via via scivola lo spettatore viene trascinato in un discorso esistenziale profondo fra il modo di vedere la vita del giovane, sprezzante della cultura e desideroso di sposare la ragazza per possedere il suo corpo e le sue idee, e il mondo dell’anziano professore, colto, esperto, saggio. Entrambi sono uomini soli che vorrebbero, ognuno a modo suo, amare e proteggere Akiko. Il castello di bugie nelle quali ella si barcamena presto si sfalda rovinosamente. Un sasso in un vetro irrompe nella scena. Titoli di coda. Kiarostami firma un’opera raffinata, carica di tenerezza espressa, sopra gli altri, dal superbo attore che impersona l’anziano professore. Il resto è forse un po’ manieristico, ma pur sempre godibile.

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