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Culture

Crimini
 

di  Lucilla  Noviello

La condizione dei personaggi di Claudio Vergnani, autore de I vivi, i morti e gli altri, Gargoyle editore, non ci sorprende. Non solo perché oramai conosciamo il genere letterario a cui l’autore si ispira e le creature soprannaturali che ci descrive e racconta, ma perché molte di queste ci somigliano. La loro impotenza, a volte ignavia, la loro talvolta frustrata o fallita esistenza, è simile al quotidiano di ognuno di noi, in cui la specialità dell’essere vivi non è data dal fatto di respirare, camminare o mangiare, ma dalla capacità di reagire e credere in una prospettiva futura. I morti di Vergnani tale prospettiva non la posseggono, e sono precari anche nella condizione che più di ogni altra dovrebbe essere definitiva: quella della pace eterna, appunto. Ma la dimensione della serenità non è prevista: non lo è per i dannati che ritornano vivi – e sono dannati perché hanno sempre fame, non perché la loro condizione sia moralmente esecrabile – né per coloro che ancora non sono morti e che continuamente scappano. Compreso Oprandi, il protagonista,  che  in maniera quasi irritante cerca un territorio che non sia stato infettato dagli zombi, dove i bambini possano nuovamente crescere. Ma se vivi e morti dovrebbero convivere nella loro naturale condizione biologica a cui agli uni si sostituiscono gli altri e non è possibile un aspetto transitivo della condizione, i restanti sono tutti coloro che invece non riescono a morire. Sono gli zombi, ma non solo. Sono i nuovi e possibili esseri della terra che si evolveranno dalla nuova situazione di convivenza virulenta e violenta, in cui tutti si divorano tra loro: letteralmente e metaforicamente. La mutazione che Vergnani descrive è frutto di una patologia prima di tutto filosofica e antropologica: gli esseri umani hanno troppa fretta e sono troppo distratti. Non si occupano del prossimo. Non solo per carenza di affetto, ma soprattutto perché privi anche del più elementare senso di interesse. Gli resta però lo spirito dell’avventura, di cui tutto il romanzo è percorso. Una storia lunga, durante la quale Oprandi cerca di sopravvivere e di salvare i suoi amici. Un’avventura durante la quale l’autore non dimentica l’aspetto ironico delle situazioni contingenti e le descrive attraverso un linguaggio che rispecchia le piccole situazioni comiche. E ognuno di noi, leggendo, diventa vivo, morto, o altro. Partecipa a ogni evento con una prospettiva sempre diversa, ma sempre senza pace.

 

Claudio Vergnani, I vivi, i morti e gli altri, Gargoyle editore. Pagg. 472. Euro 16,50

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claudio vergnagargoyle
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