La polemica/ Cortellessa replica ad Alice Di Stefano

LA POLEMICA/ Continua a far discutere "Senza Scrittori" il "documentario-fantasma" sull'editoria libraria che (quasi) nessuno ha visto ma di cui in tanti parlano... Un dei due autori, il critico Andrea Cortellessa, sceglie Affaritaliani.it per replicare alle accuse di Alice Di Stefano lanciate in un intervento ieri su Il Giornale. La figlia della scrittrice Cesarina Vighy (scomparsa recentemente) "difende" la madre e definisce certa critica letteraria una "cricca". Cortellessa ribatte: "Preferisco non commentare la scelta di sua figlia di adoperare questa discussione per promuovere l’opera di sua madre, pubblicata dalla casa editrice per cui lavora. Le vie dell’elaborazione del lutto sono infinite". E sulle accuse specifiche aggiunge... Leggi i due interventi, il commento di Affaritaliani.it e scopri di cosa parla "Senza scrittori", in attesa delle proiezioni pubbliche in programma a settembre... In più, riproponiamo lo speciale di Affaritaliani.it con le interviste a Tullio De Mauro, Stefano Mauri, Gian Arturo Ferrari, Stefano Petrocchi e Tiziano Scarpa

Venerdì, 9 luglio 2010 - 17:46:00

"SENZA SCRITTORI":
IL DOCUMENTARIO DI CUI TUTTI PARLANO MA CHE (QUASI) NESSUNO HA VISTO...

ECCO COME LO DESCRIVONO GLI AUTORI... - Il titolo suona volutamente paradossale. In Italia ogni anno vengono pubblicate decine di migliaia di novità librarie, e letteralmente non si contano gli esordi di poeti, narratori e saggisti. Il titolo di scrittore, insomma, non si nega a nessuno: tanto più che chiunque raggiunga una certa fama, a qualsiasi titolo (foss’anche quello di efferato pluriomicida), si sente in dovere di corroborarla, e insieme sfruttarla, pubblicando appunto un libro. Il libro è così divenuto il feticcio per eccellenza della nostra «società del narcisismo». E attorno al libro s’è affermata, con la nascita e il crescente predominio dell’editoria di massa, una vera e propria industria della vanità: che passa per la “macchina” editoriale, improntata a criteri di produzione sempre più automatizzati e standardizzati; la “filiera” per molti versi perversa della distribuzione, sempre più condizionata
dalle concentrazioni proprietarie; il “tritatutto” della promozione, che gigantografa le figure-feticcio degli autori à la page coi meccanismi numerolàtrici delle classifiche di vendita e la spettacolarizzazione dei festival e dei premi letterari – come la vera e propria “fiera della vanità” ogni inizio di luglio messa in scena dallo Strega; infine la “tonnara” della vendita al dettaglio, che spinge i malcapitati lettori al consumo più immediato e irriflesso in
luoghi sempre più alienanti e massificanti. A fronte di questo sistema apparentemente senza falle né residui, Senza scrittori mette in scena un guastafeste ingombrante, un grillo parlante curioso e molesto – il critico Andrea Cortellessa – che
quelle falle e quei residui ostinatamente cerca e in parte trova, sottolineando le diverse interpretazioni che della famosa “filiera” – contro un pensiero che tutto presenta, invece, come “seconda natura” – possono essere date da soggetti diversamente responsabili. E che infine, quasi per caso, perviene in un luogo che pare fuori dallo spazio e dal tempo, la fantomatica Stazione di Topolò sita al confine con la Slovenia: dove espressione artistica e letteraria, relazioni personali e col territorio, senso della storia e dell’identità sembrano trovare un equilibrio – precario quanto affascinante.

Interviste con: Marco Belpoliti, Tiziano Scarpa, Antonio Scurati, Giorgio Vasta, Valentino Zeichen, Giuseppe Antonelli, Francesco Piccolo, Raffaele Manica, Gabriele Pedullà, Antonio Franchini, Alberto Magnani della Demoskopea, Francesco Cataluccio, Giulio Mozzi, Piero Gelli, Stefano Mauri, Sergio Bianchi e Ilaria Bussoni di DeriveApprodi, Romano Montroni, Stefano Salis, Vincenzo Orieti e Carla Tombolini della Libreria Tombolini, Carla Bernini e Luca Nicolini del festival di Mantova, Antonella Bukovaz, Moreno Miorelli e Donatella
Ruttar della Stazione di Topolò..

di Antonio Prudenzano

Quello dell'editoria libraria è un mondo che, soprattutto d'estate quando il caldo si fa sentire (e fa spazientire facilmente...), regala sorprese, polemiche e paradossi. Già si sapeva che in parecchi casi gli addetti ai lavori (giornalisti, critici, scrittori, editori ed editor compresi) spesso tendono a (s)parlare dei libri senza averli letti e a volte neppure sfogliati. La novità ora è che anche dei (rari) documentari sui libri si (s)parla senza averli visti. A questo proposito, sta facendo discutere tanto ("tanto" si fa per dire... si sa che è un mondo piccolo e un po' chiuso in cui tutti si conoscono) "Senza scrittori" del critico Andrea Cortellessa e del regista Luca Archibugi. Dopo la torrenziale polemica tra Cortellessa e i Wu Ming andata in scena sul blog Lipperatura, il botta e risposta su Affaritaliani.it tra lo stesso critico e il coordinatore esecutivo della Fondazione Bellonci Stefano Petrocchi (vedi in fondo), quello tra Cortellessa e Tiziano Scarpa (sempre su Affaritaliani.it, vedi sempre in fondo), e i numerosi articoli dedicati da Il Giornale al documentario "fantasma", ora è proprio un intervento di Alice Di Stefano (Fazi editore) pubblicato da Il Giornale (leggilo qui) a spingere Cortellessa a intervenire per l'ennesima volta (di seguito  la replica del critico), essendo stato chiamato in causa personalmente. Una "cricca", così viene definita una "certa" critica letteraria dalla Di Stefano, che inoltre difende "L’ultima estate", romanzo edito da Fazi e in cinquina allo Strega nel 2009, scritto da sua madre Cesarina Vighy, scomparsa di recente.

A parte i  fortunati che hanno visto "Senza scrittori"  (prodotto da Rai Cinema) alla vigilia del Premio Strega in una serata romana in cui è stato proiettato (finora è stata questa l'unica proiezione pubblica), e a parte alcuni dvd spediti agli intervistati, nessun altro ha avuto modo di guardarlo. Come lo stesso Cortellessa ci ha spiegato, le prossime proiezioni aperte a tutti sono in programma a settembre, a Pordenonelegge, a  Milano e a Firenze (all'Ultra Festival). In autunno il documentario dovrebbe essere distribuito (da 01), mentre la Rai lo ha opzionato per mandarlo in onda su Rai1, ma anche in questo caso non ci sono certezze sulla data.

Nell'attesa che un documentario ritenuto così importante per i temi che tratta (altrimenti non se ne parlerebbe tanto, no?) sia diffuso, nel box qui a destra proponiamo la scheda di presentazione di "Senza scrittori", oltre all'elenco degli intervistati. Vederlo sarebbe un'altra cosa, ma nel frattempo questa sintesi proposta dagli autori può almeno aiutare il lettore a capire di cosa si sta (s)parlando con tanta foga. Altrimenti, il solo effetto della polemica stimolata dal documentario è un deprimente scontro tra "superego". Che li si condivida o meno, gli spunti offerti da "Senza scrittori" per chi ama i libri (non solo gli addetti ai lavori, quindi) sono più interessanti dell'umanissimo desiderio di farsi notare.

 

andrea cortellessa
Cortellessa
ANDREA CORTELLESSA SCEGLIE AFFARITALIANI.IT PER REPLICARE ALL'INTERVENTO DI ALICE DI STEFANO PUBBLICATO SU IL GIORNALE (LEGGILO QUI) L'8 LUGLIO SCORSO

di Andrea Cortellessa

9 luglio 2010

È difficile replicare al «Giornale», che per la terza volta attacca Senza scrittori senza ancora averlo visto. Motivo in più, questo, per farlo circolare quanto più possibile e al più presto. Per la terza volta mi tocca ricordare che Senza scrittori non è affatto un film sul Premio Strega e non è un’opera esaustiva o analitica, non fa critica letteraria in merito agli autori che cita, non è giornalismo d’inchiesta e non è fiction. Vuole solo illustrare – come dice la presentazione qui allegata, che da sola è bastata a guadagnarci il primo attacco del «Giornale» – in situazioni concrete e attraverso il confronto delle opinioni di alcuni noti operatori del settore, alcuni problemi inerenti la “filiera del libro” e che sono sotto gli occhi di chiunque si sia trovato a frequentarla, in qualsiasi veste. Rinvio al riguardo, per esempio, all’articolo dell’ottima narratrice Silvia Ballestra appena uscito sul primo numero del mensile «Alfabeta2». Sul cui sito un lettore ha riportato, a commento, parole semplici e chiare di un editore indubbiamente di cultura, Gaetano Colonnese, scomparso nel 2004: «La società della globalizzazione appiattisce tutto, anche i libri. Esistono, per fortuna ancora oggi, dagli Appennini alle Ande, editori grandi e piccini di notevole progettualità culturale e senso estetico. Al contrario dei colossi, preoccupati soprattutto a confezionare scoop e bestseller, immessi sul mercato con estrema prepotenza, che sottraggono spazio ad altri libri che i lettori vorrebbero e farebbero bene a leggere. Tutto questo mette in pericolo non solo la cultura, ma anche la democrazia».
E così come ci sono esempi virtuosi di editoria (e di distribuzione, e di vendita in libreria) – che di volta in volta Senza scrittori affianca ad altri più massificati e massificanti – lo stesso si può dire degli autori, in merito ai quali – come già Stefano Petrocchi, coordinatore della Fondazione Bellonci – in questa stessa sede fa comodo ad Alice Di Stefano fingere di equivocare sul titolo del nostro film: il quale, lungi dal sostenere che non vi siano più in circolazione autori di qualità, vuole solo indicare come l’industria culturale, strutturata come una catena di montaggio, tenda ormai alla condizione paradossale di fare a meno appunto degli scrittori. Cioè del loro specifico punto di vista, del loro stile, del loro originale modo di stare al mondo.
Proprio perché non analitico e non critico-letterario, Senza scrittori si guarda bene, nell’episodio “incriminato” dello Strega, dal commentare o valutare l’opera degli autori che non sono stati intervistati (e nemmeno quella degli autori che lo sono stati, Tiziano Scarpa e Antonio Scurati) fra i quali quella di Cesarina Vighy. Preferisco non commentare la scelta di sua figlia di adoperare questa discussione per promuovere l’opera di sua madre, pubblicata dalla casa editrice per cui lavora. Le vie dell’elaborazione del lutto sono infinite. Mi sollecita invece la seconda parte del suo intervento, che se la prende con un documentario (senza, ripeto, averlo visto) il quale si limita a descrivere quanto ella stessa sostiene, cioè «un sistema vizioso e avvitato su se stesso per quel che riguarda soprattutto la durata media di un libro, la sua promozione e distribuzione, l’egemonia dei grandi gruppi e delle librerie di catena, l’affannosa ricerca del best seller». Ci sono eccezioni nobilissime, grida Alice Di Stefano! E al suo grido mi unisco anch’io. Infatti nel film quelle eccezioni vengono mostrate. Anche se a quel grido ne unisce un altro: e cioè che sta a noi vigilare affinché quelle isole – che non definirei felici – non finiscano sommerse dalla corrente della massificazione e del pensiero unico.
Spero che Alice, insieme magari a qualche redattore del «Giornale», possa presto vedere Senza scrittori. E che lo voglia commentare senza essere vincolata da un’«ottica limitata e limitante».

 

LO SPECIALE PREMIO STREGA DI AFFARITALIANI.IT CON LE INTERVISTE A STEFANO MAURI, TULLIO DE MAURO, STEFANO PETROCCHI (CON RELATIVA REPLICA DI ANDREA CORTELLESSA) E GIAN ARTURO FERRARI...

ferrari mieli pennacchi avallone mauri

IL GIORNO
DOPO LO STREGA...

 

PARLA IL PRESIDENTE

Strega/ Tullio De Mauro ad Affaritaliani.it: "Riforme del regolamento? Ci vuole pazienza...". L'intervista a tutto campo

Tullio de Mauro Strega
De Mauro

LA POLEMICA/ L'intervento in esclusiva su Affaritaliani.it di Stefano Mauri (Gems)

Stefano Mauri, sconfitto: "Non si vive di solo Strega. Noi non abbiamo i voti di scuderia di Rizzoli e Mondadori..."

 

PREMIO STREGA E NON SOLO... / Parla Gian Arturo Ferrari

gian arturo ferrari
Ferrari

Il presidente del nuovo Centro per il Libro ed ex direttore della Divisione Libri della Mondadori, sceglie Affaritaliani.it per commentare la serata finale dello Strega: "Sono contento per la vittoria di Pennacchi e della Mondadori. 'Canale Mussolini' era il miglior libro in cinquina. Non sono più io a guidare la Mondadori, ma sono convinto che si sia impegnata moltissimo, come sempre. La casa editrice di Segrate d'altronde non ha mai amato lo spirito di Pierre de Coubertin. L'importante è vincere, non certo partecipare!". E aggiunge: "No, non è vero che intendo lasciare la presidenza del Centro per il Libro...". Poi ammette: "Smentisco le dicerie. Non sono io l'autore del romanzo 'Desiderio' uscito per gli Oscar Mondadori. So benissimo chi è, ma non glielo posso dire. Posso solo rivelare che sono io l'Arthur De La Fer a cui il romanzo è dedicato...". LEGGI L'INTERVISTA COMPLETA

pennacchi
Pennacchi

Antonio Pennacchi batte a sorpresa la strafavorita della vigilia Silvia Avallone, anche se la sintesi più azzeccata sarebbe: la Mondadori trionfa e se la gode (per il quarto anno consecutivo, altro che l'alternanza tanto attesa...), mentre per la Rizzoli è una sconfitta inattesa e pesantissima, dopo i grandi investimenti di marketing per "Acciaio" della Avallone (129 voti).

Lo Strega va dunque a  "Canale Mussolini" di Pennacchi, ben 133 voti. Pennacchi dedica la vittoria "a mio fratello Gianni e alla mia nipotina che è in arrivo". E sui quattro libri in cinquina sconfitti: "Sono quattro bei testi e in bocca al lupo ai più giovani".

Nell'anno dei giovani e degli esordienti, quindi, vince l'unico non esordiente, il simpatico Pennacchi. Meritatamente, in quanto, manovre dietro le quinte a parte, è sicuramente il libro più valido in cinquina (ma non il romanzo italiano più bello dell'anno, sia chiaro).  

Terzo posto per l'altro favorito, il regista Paolo Sorrentino, con "Hanno tutti ragione" (59 voti). Quarto Matteo Nucci con "Sono comuni le cose degli amici" (39 voti) e Lorenzo Pavolini con "Accanto alla tigre" (32 voti).

 

ALLA VIGILIA PARLA PETROCCHI, COORDINATORE ESECUTIVO DELLA FONDAZIONE BELLONCI. E AD AFFARITALIANI.IT RIVELA:

"VORREI LA ROTAZIONE QUINQUENNALE DEGLI AMICI...". E ATTACCA IL DOCUMENTARIO DI CORTELLESSA...".

CHE REPLICA SU AFFARITALIANI.IT

30/06/10

LA REPLICA DI CORTELLESSA A PETROCCHI SU AFFARITALIANI.IT

di Andrea Cortellessa (critico letterario)

Leggo con interesse le osservazioni di Stefano Petrocchi sul Premio Strega e condivido l'esigenza, da lui espressa, del profondo rinnovamento di un meccanismo che - al di là delle polemiche giornalistiche - a molti osservatori pare assai usurato e, in particolare, eccessivamente dipendente dai voleri delle grandi aziende editoriali. Naturalmente leggo con ancora maggiore interesse le sue considerazioni sul film prodotto da Raicinema del quale sono coautore con Luca Archibugi, «Senza scrittori» (e che, ripeto qui per la seconda volta, riguarda il Premio Strega solo per uno dei suoi cinque capitoli). Naturalmente ogni dissenso è lecito; soprattutto da chi, come responsabile della Fondazione Bellonci e coordinatore del Premio, si vede chiamato direttamente in causa. Solo vorrei precisare una cosa riguardo al titolo del film, che secondo Petrocchi finirebbe per «decretare la 'non esistenza' degli scrittori». Forse non ha seguito con attenzione le premesse del film, Petrocchi, altrimenti gli sarebbe evidente che il titolo si presenta esplicitamente come ironico e paradossale. In Italia infatti ogni anno vengono pubblicate decine di migliaia di novità librarie, e letteralmente non si contano gli esordi di poeti, narratori e saggisti. Il guaio è che la stragrande maggioranza di questi libri non vengono presi in considerazione né dai premi né dalla critica né dal pubblico; e la loro massa in continuo aumento è un effetto della sovrapproduzione da parte di un'industria editoriale che sempre più sembra pensare solo in termini di numeri (di copie vendute, di titoli in catalogo, di premi conseguiti, ecc.) prescindendo dalla qualità dei testi, e dunque dalla personalità concreta degli autori, che essa presenta sul mercato. Gli oggetti-libro a rapidissimo smercio e di pronto consumo, ormai, sembrano voler fare a meno, appunto, degli scrittori - senza i quali peraltro non esisterebbero. Purtroppo non condivido affatto il convincimento di Petrocchi, secondo il quale quest'anno «i romanzi in cinquina sono tutti di grande valore»; a me parrebbe più vicina al vero la formulazione contraria - e più in generale il parere della maggior parte dei critici letterari è stato assai severo, negli ultimi anni, nei confronti delle scelte dello Strega. Con ciò auspico vivamente che il radicale rinnovamento annunciato da Petrocchi possa far meglio combaciare le proposte di questa storica e un po' affaticata istituzione con l'evoluzione del gusto contemporaneo e gli orizzonti della ricerca letteraria viva: che nel nostro paese, in effetti, è tutt'altro che sopita. Auspico cioè che il prossimo film che verrà dedicato a quest'argomento potrà intitolarsi «Dalla parte degli scrittori».

L'INTERVISTA A SCARPA E LA REPLICA DI CORTELLESSA

Tiziano Scarpa ad Affaritaliani.it: "Allo Strega voto per Pavolini. E sul documentario di Cortellessa... LEGGI L'INTERVISTA AL VINCITORE DELLO STREGA NEL 2009 E LA REPLICA DEL CRITICO LETTERARIO ALLE SUE DICHIARAZIONI

LO SPECIALE

Libri

Speciale libri/ Scrittori, editori, editor, classifiche, interviste, poltrone, recensioni, brani in anteprima, blog, e-book, riviste online, notizie, curiosità, anticipazioni. Su Affaritaliani.it tutto sull'editoria

di Antonio Prudenzano

Alla vigilia dell'assegnazione dello Strega 2010, e nel bel mezzo delle polemiche per il documentario "Senza scrittori" del critico letterario Andrea Cortellessa e del regista Luca Archibugi, parla Stefano Petrocchi, coordinatore esecutivo del premio letterario italiano più noto e discusso, che sceglie Affaritaliani.it anche per rivelare in anteprima una possibile modifica al regolamento che riguarda gli Amici della Domenica...

Petrocchi, partiamo dal documentario di Cortellessa. L'immagine del premio che ne viene fuori non è certo delle migliori...
"Il documentario si è avvalso dell'effetto traino dell'imminente serata finale dello Strega. C'è da dire che ormai alle polemiche sullo Strega siamo abituati, si sa che cominciano mesi prima e che sono diventate un vero e proprio genere giornalistico. Da un paio di anni la formula è la seguente: prima arrivano le polemiche sui libri che non concorrono allo Strega e poi quelle sul vincitore annunciato, che di solito poi risulta un altro... La verità è che ultimamente molti squali si attaccano allo Strega nel corso della traversata, e noi ogni anno dobbiamo cercare di portare a casa il pesce più o meno integro... Tornando al documentario, lo scorso anno Cortellessa ha chiesto e ottenuto il permesso per riprendere la serata finale. Mi sono state anche rivolte un paio di domande, che poi non sono finite nella versione finale probabilmente perché giudicate poco interessanti. Di sicuro, non mi aspettavo una centralità del premio nel discorso che il documentario ha poi sviluppato. Non condivido il punto di vista che emerge, che rischia di essere poco aderente alla realtà. E non sono d'accordo con l'immagine estremamente negativa dell'ambiente culturale italiano che viene data. Non mi sono nemmeno piaciute certe musiche di commento alle parole di Antonio Franchini. Più che al paragone con Michael Moore, mi viene da fare quello con 'Striscia la notizia'..."

Nello specifico, cosa non le sta bene?
"Già il titolo, 'Senza scrittori', mi fa chiedere chi, oggi, è in grado di decretare la 'non esistenza' degli scrittori. Tanto per capirci, la nostra critica letteraria, oggi, può permetterselo? Da sempre il Premio Strega ha senso se i libri che premia, che devono essere di qualità, vengono letti anche dal grande pubblico e non solo dai 'lettori forti'. Un pubblico decisamente più ampio rispetto a quello a cui si rivolge il documentario... E in questo senso mi lascia perplesso anche la conclusione del documentario, ambientata nel ridente paesino di Topolò, in cui si svolge un festival letterario a cui il pubblico di massa non può prendere parte, altrimenti si guasta l'equilibrio. Sono certo che nella nicchia di Topolò accadano le splendide cose che racconta Cortellessa, ma non può diventare il metro di misura su cui valutare gli eventi culturali. In Italia i già pochi 'lettori forti' sono in costante erosione anagrafica, e c'è vitale bisogno di allargare la base dei lettori".

E veniamo al premio, guardando al futuro visto che sulla serata finale di domani sera al Ninfeo di Villa Giulia è già stato detto fin troppo. Che novità potrebbe arrivare a livello di regolamento a partire dalla prossima edizione?
"Premesso che già a metà degli anni '60 gli Amici della Domenica chiedevano una riforma del regolamento del premio, e negli archivi abbiamo trovato numerose lettere a questo proposito, e premesso che a mio avviso lo Strega funziona già bene così e che l'introduzione dei 30 'lettori forti' votanti risulterà decisiva per la vittoria domani, posso anticipare che, pur dovendoci ancora riunire per discuterne, mi piacerebbe far ruotare ogni 5 anni parte degli Amici della Domenica. Mi spiego:  il voto dei giurati è sempre stato vitalizio. Secondo me ciò è abbastanza anacronistico. Introdurre una rotazione quinquennale potrebbe essere una misura adeguata. Ogni anno la lista degli Amici viene rinnovata, sostituendo chi rinuncia e chi viene a mancare. In media ci sono circa 10 nuovi Amici all'anno. Quest'anno, oltre ai 30 'lettori forti', ci sono stati ben venti nuovi ingressi, ma è stato un caso. In pratica ogni cinque anni il comitato direttivo del premio potrebbe fare una specie di tagliando alla giuria, in modo da garantire di volta in volta una maggiore rappresentatività rispetto al mondo culturale italiano. In questo modo, ripeto, ogni cinque anni l'incarico potrebbe essere rinnovato oppure no. Per dare l'idea, va detto che dal 1990 al 2010 è stata rinnovata praticamente metà giuria: sono entrati 200 nuovi Amici. In futuro il rinnovamento potrebbe essere decisamente più ampio e rapido".

Ieri Tiziano Scarpa, vincitore dello Strega l'anno scorso, ha dichiarato ad Affaritaliani.it che domani voterà per Pavolini. In futuro si può pensare di rendere pubblico il voto degli Amici?
"E' già successo nella storia dello Strega nel 1969, dopo le contestazioni del '68, ma l'innovazione durò poco perché tanti Amici se ne lamentarono minacciando di ritirarsi. Dubito che in futuro la formula del voto palese si possa riproporre, ma senz'altro è positivo quando un giurato dichiara pubblicamente per chi vota, perché si alimenta il dibattito culturale intorno ai libri in gara".

E lei per chi vota domani sera?
"Il mio ruolo non mi consente di rendere pubblica la mia preferenza. Posso solo dire con certezza che i romanzi in cinquina sono tutti di grande valore".

Di recente si è parlato dei tagli del Governo agli enti culturali, che coinvolgerebbero anche lo Strega...
"Siamo in attesa di sapere cosa deciderà il ministro Bondi. Noi ogni anno con puntualità rendicontiamo e spieghiamo al Ministero le nostre attività annuali e l'uso che facciamo dei contributi. Esiste una tabella triennale degli istituti culturali nella quale noi siamo inseriti. La Fondazione Bellonci è sempre stata molto precisa in questo senso. Siamo fiduciosi".

Tullio De Mauro, presidente del comitato direttivo dello Strega e direttore e presidente del comitato scientifico della Fondazione Bellonci, resterà in carica anche per il prossimo triennio?
"Al momento del suo arrivo è stato lo stesso De Mauro a volere un incarico triennale e non più a vita come era stato prima di allora. A fine 2010 scade il suo mandato. Mi auguro che la carica di una personalità così autorevole e aperta venga rinnovata dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione".

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