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La famiglia, come fulcro di un nuovo percorso sostenibile dell'economia. Com'era prima della rivoluzione industriale, ma senza riflussi anacronistici, considerando il nuovo scenario mondiale e le prerogative del nostro paese. La via socio-politica per combattere la crisi arriva dai due autori del libro "Affari, siete di famiglia?" in uscita a marzo con edizioni Cantagalli. E' scritto a due mani da Stephan Kampowski, professore di antropologia filosofica presso il Pontificio istituto Giovanni Paolo II e da Giulio Gallazzi, Ceo di SRI Group (Social Responsible Investment), società che ha fatto della finanza etica il suo baluardo e che ha denunciato  la scelta dell'Enpam di investire parte del patrimonio dell'ente in derivati (Centralized Debt Obligations) e aprendo una vicenda giudiziaria che ricorda, per alcuni aspetti, le recenti problematiche emerse nel caso Monte Paschi.

Qual è, dunque, il messaggio di Gallazzi e Kampowski? Una riallocazione delle risorse incentrata sulla famiglia come luogo di consumo, produttore di capitale sociale e umano. Del resto, sottolineano i due autori, "economia" deriva etimologicamente da oikos e nomos, parole greche che significano "legge" e "casa"; vuol dire quindi legge della casa. O legge della famiglia, appunto. La crisi attuale, strutturale, dovuta a un cambiamento degli equilibri planetari, ha messo in radicale discussione l'attuale modello economico, basato sul dualismo fra interesse e disinteresse. Ad esso, andrebbe sostituito un nuovo modello, più etico, legato alla ricerca del bene pubblico. Il concetto saliente è quello di Corporate Social Responsibility, ovvero della responsabilità di chi produce profitto -le aziende- a contribuire allo sviluppo complessivo della società. Un approccio che si impara, appunto, in famiglia con la centralità del dono, dello scambio, della gestione di relazioni socio-economiche ed antropologiche. Senza tralasciare che, in un paese come il nostro, formato al 90% da piccole medie imprese, il nucleo familiare spesso è fucina di impresa. Certo è che il modello attuale va rivisto, come evidenzia Gallazzi, alla luce di un dato fondamentale: il debito pubblico dell'Italia è di oltre il 125% rispetto al Pil, con il 36% di disoccupazione giovanile. Tra 15 anni più del 40% delle persone avrà oltre 60 anni e chi dovrebbe sostenerle è quel 36% di disoccupati con meno di 24 anni. A seguire, vi proponiamo l'inedito della prefazione di Giulio Gallazzi, con dati storico-economici che fanno riflettere su eventuali politiche fiscali, sociali, economiche, finalizzate a fare della famiglia un effettivo centro di creazione di valore per il futuro prossimo.

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