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Culture
"Essere vivi", di Cristina Comencini. Recensione di Alessandra Peluso

“Niente era scontato, semplice, logico. Dovevo dimenticare tutto quello che avevo imparato da sola”, parole che si leggono in “Essere vivi”, un romanzo di Cristina Comencini.
Parole dal sapore della vita, denotano differenti sensazioni che si provano quando si vive felici, tristi, nella solitudine, o nel dolore, o gratificati. È opportuno, tuttavia, innanzitutto vivere e imparare a saperlo fare senza dare appunto nulla per scontato, perché la vita ti sorprende all’improvviso e senza preavviso; è colma di sorprese, di ostacoli, ti mette alla prova, vuole verificare se sei vivo.

E qui, in questo romanzo, intimo e profondo, si instillano la nostalgia del passato, il dolore, la gioia e l’inaspettato del presente che sconvolgono la protagonista, Caterina.   
Cristina Comencini dirige magistralmente il romanzo, girando le varie scene con una penna delicata ma stringente, dura e rassicurante. Ogni episodio segna il passato della difficile infanzia vissuta da Caterina, della sua adozione da una straordinaria madre, donna vitale e insaziabile. La rinascita della giovane sino all’incontro con Daniele, il figlio del compagno della madre, per cercare di riprendersi la vita.
L’inizio e la fine sono tappe che naturalmente accadono, tutto si sa, ha un’origine e avrà un termine. Ciò che rende originale la vita è però l’intermezzo, quel ponte, che si costruisce per raggiungere i traguardi, per “essere vivi”, che aiuta a collegare il passato con il futuro,  e a fare della propria vita una singolare ed unica opera d’arte.
Comencini prova a lasciare un’altra traccia importante in questa vita, col nuovo romanzo “Essere vivi” , trasmette abilmente potenzialità da condividere semplicemente, inseguendo la verità attraverso i personaggi della storia, con i quali dimostra come la forza di volontà, la determinazione e anche la capacità di accogliere la Vita, creino un’irresistibile e irrefrenabile significato alla vita stessa.

E infatti, si legge: «Essere vivi davvero, è un’arte che s’impara col tempo. Servono anni e distacchi, intuizioni e delusioni, per capire che non si può creare senza distruggere, e che la felicità senza il suo opposto è una bugia». E ancora: «Nella mia seconda vita ho inventato storie meravigliose sui miei fratelli. Non fare troppe fantasie, dice Giacomo. Ma io stessa sono il prodotto di una fantasia! Chi potrebbe mai legare in una sola persona quello che mi è capitato, ci vogliono immaginazione e invenzione» (p. 57).
Si tratta, è evidente, anche di una narrazione sofferta, nella quale il lettore compartecipa al lutto e al superamento di esso attraverso una rinascita. Si soffre, si sorride, si vince e si perde, perché questa è la vita, così si impara ad essere vivi. E allora, Cristina Comencini dà valore all’esistenza, qualsiasi essa sia, in tal caso di Caterina, come simbolo di donne che sono in grado di affrontare anche la più difficile e umiliante vita, con dignità e stupore.
“Essere vivi” è per l’appunto uno straordinario romanzo, intriso di grande dignità e di virtù dell’onore di sé e dell’onere dell’esistenza.          

Alessandra Peluso

 

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essere viviessere vivi cristina comencini
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