Sergio Fanucci ad Affari: "Gli insegnanti snobbano i nostri libri Teens"

"La letteratura di fantascienza non esiste più, si è fusa con altri generi creando "ibridi letterari". L'editore Sergio Fanucci racconta ad Affari i motivi del successo della sua casa editrice, che in pochi anni ha quadruplicato il fatturato: "Ci rivolgiamo a target diversi e non ci specializziamo per non fare concorrenza a noi stessi...". Sulla collana Teens che ha aperto una nuova strada all'editoria: "Sono libri amatissimi dagli adolescenti, ma la scuola li snobba". E sulla possibilità di vendere a un grande gruppo: "E' strano che i grandi non vogliano comprare una realtà in ascesa come la mia. Forse pensano che sia un vicino troppo ingombrante. Le realtà indipendenti? Spesso le piccole case editrici amano isolarsi nell'assurda convenzione che è bello ciò che piccolo"

Venerdì, 31 luglio 2009 - 14:32:00


fanucci valentina effe2
"Il sogno di un amore" di Valentina F.
Non solo avete aperto la strada alla letteratura destinata agli adolescenti con la collana Teens, ma con Kids avete fatto lo stesso anche con i più piccoli. Su quest'ultimo versante, ci saranno ulteriori novità e sviluppi nell'immediato futuro?

"E' un mercato difficile e piccolo, si muove con filosofie comoletamente diverse e i costi dei libri illustrati sono molto più alti di quelli della narrativa. Non so, è una collana 'sotto osservazione'.

Qual è il bestseller della storia Fanucci?

"Ce ne sono diversi per fortuna, forse la serie Peggy Sue con oltre 400.000 copie vendute li supera tutti, ma non saprei, non guardo tanto i numeri complessivi quanto quelli piccoli di tutti i giorni. Sono loro il termometro del successo o meno delle scelte editoriali. Il macro-numero in sé dice poco".

Sempre a  livello di vendite, qual è stato il principale successo commerciale della collana Teens. E la delusione inaspettata?

"Valentina F. è l'autrice più venduta con oltre 300.000 copie vendute, l'insuccesso vero non c'è per fortuna, di delusioni inaspettate nemmeno, basta rimanere con i piedi per terra. Il mondo gira, oggi può andar bene e domani meno, ma è vero anche il contrario e di case editrice sull'orlo del
fallimento e poi in piena salute grazie a un libro in Italia ce ne sono.

La sua casa editrice è in continua crescita. State pensando a nuove collane e/o ad altre novità a qualsiasi livello, compreso quello promozionale?

"Ideare nella comunicazione nuove forme di promozione non è semplice e ogni nuova idea vale molto più di quello che si immagina perché l'ambiente editoriale è noto per essere abbastanza tradizionale e refrattario al nuovo. Per questo non dico nulla su ciò che sto facendo, anche se ho importanti novità in cantiere. In italia si fa fatica a far capire ai lettori le nuove strade che si vogliono percorrere perché c'è una tendenza a conservare un modello, un'idea precisa di una casa editrice. Oggi, tra i lettori come tra gli addetti ai lettori, c'è ancora chi dice che Fanucci è solo fantascienza. Roba da altro pianeta, effettivamente".

In un mercato dominato dai grandi gruppi, nel prossimo futuro la sopravvivenza delle realtà indipendenti è a rischio, o addirittura queste ultime possono crescere ancora?

"Sono stato a capo del Comitato dei piccoli editori per soli due anni, dal 2005 al 2007, e poi ho capito che l'impegno diplomatico non mi si addice molto. Inoltre avevo delle idee che non hanno
trovato sponda nei grandi ma anche e soprattutto nei piccoli editori che, sembrerà strano, ma amano isolarsi nell'assurda convinzione che piccolo è bello e rimanere tali ancora di più. Molti editori indipendenti continuano a crescere anche se sembra paradossale in un momento di grandi concentrazioni. Penso a Fazi, E/0, Newton e Compton; forse la convinzione dei grandi gruppi editoriali di accorpare sigle per avere più quote di mercato non è poi così vincente. I lettori hanno dei loro percorsi ed è difficile trovare la formula giusta per incrociarli, sicuramente mantenere una coerenza editoriale è una delle scelte più giuste da fare. Un'altra è non cercare di vendere il proprio prodotto come se fosse sempre il migliore al mondo.

Venderebbe mai la sua casa editrice a un grande gruppo editoriale?

"Il punto non è se rimanere indipendenti o meno, il punto è se si ha il desiderio e la voglia di condividere un progetto insieme; piccoli o grandi editori non fa differenza. Nessuno si è mai fatto avanti in modo concreto, forse non sono una realtà interessante da acquistare o forse pensano che la mia casa editrice sia troppo impostata sulle mie scelte personali e questo scoraggia. chissà, magari pensano che non possa essere un buon vicino di casa...".

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