La filosofia è pop, entra nelle case e... di la tua

Lunedì, 29 marzo 2010 - 16:55:00

FORUM/ Credi che la ricerca della verità possa raggiungere le masse attraverso nuovi linguaggi e forme di espressione moderne quali reality, telefilm e sit-com? O la cultura resta un fenomeno d'elite?

Non tutti i prodotti del web e della tv sono culturali, ma molti sì. Dobbiamo cominciare a cercare arte e cultura nei nuovi mediadi formazione. L'intervista a Simone Regazzoni

La filosofia torna di moda

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LOST come la Divina Commedia/ Ecco come cambia la cultura

A che cosa serve la filosofia: ecco perché noi di Affari organizziamo Filosofia sui Navigli. Di A. Perrino

È tempo per la filosofia di abbandonare il suo recinto. È tempo di portare la battaglia filosofica nella popular culture, usando le armi migliori a disposizione della filosofia: dal pensiero critico alla decostruzione. Ma in modo inedito. Che la filosofia stessa si trasformi, così, in filosofia popolare, "Pop filosofia", piuttosto che un rischio da evitare, è l'obiettivo strategico di un gruppo di giovani scrittori e filosofi (italiani e francesi) ha dato vita a un volume interamente dedicato alla Pop filosofia – vale a dire alla filosofia applicata alle forme varie della cultura di massa. Si tratta di un libro manifesto con una particolarità: mette alla berlina il punto di vista dell’homunculus academicus e si rivolge programmaticamente al pubblico di massa. Ma non tutti sono d'accordo. Dopo l'uscita di questo 'manifesto' il dibattito si è aperto sul web. Pagine e pagine dedicate all'argomento si trovano nei forum specializzati e nei blog di letteratura. Da un lato c'è chi combatte con la convinzione che la filosofia sia un sapere critico che debba tornare a circolare nello spazio pubblico, trovando nuovi oggetti di interrogazione e nuove forme di scrittura, dall'altro ci sono invece i sostenitori della tradizione accademica o chi pensa che i reality e le serie tv non abbaino niente da spartire con la cultura. I contributi raccolti nel volume, preceduti da un’introduzione alla pop filosofia, indagano spazi culturali che appassionano il vasto pubblico (serie e programmi tv, cinema, musica pop, romanzi di genere, cartoni animati giapponesi, graphic novel, spot pubblicitari) ma che solitamente indignano i filosofi nostrani che pensano di ridurre la filosofia al racconto della propria storia gloriosa. Non a caso uno dei saggi raccolti nel volume è dedicato alla bestia nera degli intellettuali: il Grande Fratello. I saggi raccolti in Pop filosofia (il Melangolo) a cura di Simone Regazzoni affrontano i differenti volti dell'universo pop: dalla pop music alla Tv dei reality, dagli anime giapponesi al graphic novel, dal cinema di genere alle serie Tv, passando per il New italian epic.

foto regazzoni
Simone Regazzoni
Un post di Regazzoni su Lipperature scatena il dibattito: (...) se la differenza fosse solo di oggetto, parlare di pop filosofia sarebbe ricadere in vecchie distinzione tra alto e basso ecc. Si fa filosofia, punto. Ma questo è qualcosa che già accade. Il discorso della pop filosofia però, come cerco di chiarire nell’introduzione, è un altro. In sintesi: è possibile creare testi che, lavorando con oggetti vari della pop culture, sappiano contaminarsi con essa, mutarsi in un oggetto filosofico nuovo che abbia la forza essoterica di arrivare al vasto pubblico? Perché un conto è lavorare filosoficamente con la cultura pop o e Lorenzo Lotto (su cui ad esempio io ho scritto). Tutt’altro e cercare di creare un oggetto pop filosofico che, proprio come certe opere pop, sappia essere al contempo complesso e popolare, sperimentale e popolare. Per la pop filosofia è essenziale arrivare a un vasto pubblico. Il che significa attenzione alla scrittura, alla confezione stessa del libro e anche all’editore (senza che nessuno debba scandalizzarsi). Se decido di pubblicare un libro e non di scrivere un testo in rete dovrò anche sapere che se pubblico con un editore mal distribuito nell’attuale panorama editoriale il libro non circola. Un libro di pop filosofia magari bellissimo che circolasse tra le mani di 500 lettori non avrebbe alcun senso. Ecco perché mi serve un’etichetta per quello che sto facendo. Perché non si tratta semplicemente di fare filosofia.

NEGLI USA LA POP FILOSOFIA E' GIA' FORMA MENTIS. DAL BLOG DI SIMONE REGAZZONI IL RACCONTO

L’otto gennaio 2010, il portavoce del presidente Usa Robert Gibbs si è presentato davanti ai giornalisti annunciando: “Con il suo discorso sullo Stato dell’Unione davanti al congresso, il presidente Barack Obama non metterà in pericolo la messa in onda della prima puntata della sesta e ultima stagione di Lost”. Nei giorni precedenti era sta ventilata l’ipotesi che proprio il 2 febbraio 2010, data di inizio dell’ultima stagione della serie tv Lost, Obama avrebbe occupato gli schermi con suo discorso sullo Stato dell’Unione. Cosa che aveva scatenato le ire dei fan della serie su facebook e twitter. Il Presidente Usa non ha risposto come avrebbe potuto: ma è solo fiction! Ci sono cose ben più serie e reali come ad esempio la riforma della sanità, e sono quelle di cui parlerò davanti al Congresso anche a costo di far slittare la messa in onda di una fiction tv! No, Obama ha lasciato che il suo portavoce dichiarasse: “Non posso immaginare uno scenario in cui milioni di persone che sperano di rispondere al più presto gli interrogativi posti da Lost siano sopraffatti dal Presidente”. In altri termini: gli interrogativi posti dalla fiction sono più importanti delle parole del presidente. Cosa che a molti potrà sembrare inquietante, ma che dà la precisa misura del potere della fiction e della sua interazione con il reale. Ma perché la finzione, così inconsistente ed evanescente all’apparenza, avrebbe questa forza di penetrazione nella dura realtà, al punto di poter contrastare il potere del Presidente degli Stati Uniti d’America? Perché non c’è distinzione ontologica netta tra realtà e finzione. Vale a dire: tra ciò che è fiction e ciò che è realtà. Si pensi a che cos’è il potere sovrano di un presidente: come ha scritto Jacques Derrida, si tratta di pura fiction, la fiction che chiamiamo “sovranità”. Ora, la realtà tutta è permeabile alla finzione perché è strutturata attraverso di essa. In questo senso, dunque, l’immagine che è circolata in rete e che ritrae uno a fianco all’altro Barack Obama e Jack Shephard (uno dei protagonisti di Lost) è assolutamente esemplare dell’intreccio di realtà e fiction. Potenza della tecnologia: la nuova generazione di televisori a schermo ultra-sottile non ci permetterà solo di vedere meglio film e serie tv, ma anche di comprendere più a fondo i limiti dell’orizzonte culturale in cui si muovono ancora certi intellettuali di sinistra. Se c’è un topos duro a morire tra questi intellettuali (che, per nostra fortuna, non rappresentano tutta la sinistra) è quello della contrapposizione tra la realtà dei fatti e la finzione creata da quello strumento diabolico chiamato tv.

E’ una piccola filosofia ingenua che raggiunge l’apice del grottesco quando l’intellettuale di turno pensa di darsi un tono dichiarando di non avere la tv o di non guardarla mai. Facendo così intendere – al di là delle sue intenzioni – di avere scarsissima attenzione per realtà, nella misura in cui la finzione è parte essenziale del tessuto del reale.
 
Ora, il ruolo giocato dalla finzione nella costituzione del reale sarà sempre più potente, perché si stanno progressivamente logorando le soglie simboliche che dovrebbero separare la realtà dalla finzione.
Oggi la soglia simbolica per eccellenza è lo schermo. E’ qui, sullo schermo, che la finzione esercita tutto il suo potere. Più lo schermo si assottiglia, più perde quel potere schermante che doveva garantire l’osservazione in sicurezza. Lo schermo ultra-sottile smette così di essere schermo per diventare una porta, una soglia attraversabile, porosa. Una seconda pelle delle immagini. Lo aveva già visto David Cronenberg in Videodrome, ma purtroppo a sinistra continuiamo a credere di dover parlar bene di pessimi film come Videocracy. Sia benvenuto dunque il televisore ultra-sottile come efficace strumento di autocritica intellettuale.

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