A- A+
Culture
Fisco e lobby strangolano il mercato dell'arte.Parola del gallerista Marella

di Milo Goj

E' uno dei più apprezzati galleristi a livello internazionale. Primo Marella, titolare dell'omonima galleria milanese, è uno dei giurati più presenti a The Eyes, il talent show della pittura, in onda tutti i sabato sera (con cinque repliche settimanali)  su Elite Shopping tv, visibile sul 121 del digitale terrestre e sull'863 di Sky. Tra l'altro, la Primo Marella Gallery ospiterà una mostra personale del vincitore assoluto del talent.
Primo Marella rappresenta quindi un testimone ideale per fare il punto sul mercato dell'arte e sulle prospettive di carriera per i giovani artisti.

Dottor Marella, dal mercato dell'arte italiano si levano voci contrastanti. Nel 2013 il fatturato delle case d'aste presenti nel Paese è cresciuto del 20%, però la maggior parte delle gallerie si lamenta di una crisi senza precedenti.
«In una situazione negativa del sistema Paese, con il Pil che decresce e la disoccupazione che aumenta, il settore delle gallerie è stato messo in ginocchio da un clima sociale negativo e da  atteggiamenti della Pubblica amministrazione inopportuni, oltreché da normative assenti in tema di defiscalizzazione dell’acquisto in arte per le imprese, e un iva al 22% che diventa, specie per l’arte contemporanea, un ostacolo e una limitazione alla competitività internazionale».

Si spieghi
«Nel nostro paese  oramai l’ideologia diffusa fa si che vi sia  un odio sociale nei confronti di chi  sta bene . L’imprenditore , il professionista , o chi svolge un lavoro autonomo, è indicato quasi come un malfattore, o un evasore, che vive sopra le righe mentre il popolo soffre . C'è oramai una sorta di “criminalizzazione” verso colui che acquista il “superfluo”. Nel nostro caso, chi compra un opera d’arte non viene ammirato per la sua sensibilità  e per il fatto che contribuisce a sostenere la cultura, ma, guardato con sospetto, perché può acquistare oggetti di prezzo elevato, non indispensabili. Il collezionista non e’ più un esempio , e il mecenate è colui che sperpera denaro mentre molti soffrono».

In effetti i tempi di Reagan e della Thatcher sembrano lontani, c'è molta demagogia contro il ceto medio alto produttivo.
«Ma non è tutto. Questo clima viene inasprito da politiche fiscali intimidatorie e contrarie al diritto alla privacy e al fare quello che si vuole coi propri averi . Con lo Spesometro, i galleristi sono obbligati a comunicare al fisco il nome dei clienti che fanno acquisti superiori a 3.600 euro (iva inclusa), il che vuol dure circa 2.950 euro di imponibile. E poi c’è il Redditometro, magistrale invenzione del nostro Fisco . Qualcuno potrebbe dire che chi non ha niente da nascondere non deve temere niente. Non è vero: anche chi ha una dichiarazione dei redditi adeguata vive con terrore l'idea di essere assoggettato ad accertamenti dove  l'onere della prova spetta al povero contribuente, con ingenti costi per sostenere la propria posizione, avvocati da pagare , tempo e salute da buttare. Ciò purtroppo intacca la dignità individuale dei cittadini italiani, che non accettano queste vessazioni , simili a quanto avveniva nell’ex DDR ( questo è l’esempio che mi fanno sempre i miei clienti, oramai ex.. ), che non vogliono essere giudicati perché hanno comprato delle opere d’arte, o trovarsi a ragionare con un funzionario dell’agenzia delle entrate , che prende una provvigione su quanto riesce a farti pagare , in ragione dei suoi  onnipotenti “criteri presuntivi” .  Ripeto, è un fatto di dignità : i collezionisti d’arte italiani, persone colte e sensibili, non accettano questa forma di sopruso e di invadenza nelle loro vite. Questo mi dicono tutti, quando si scusano perché non vengono più in galleria o non comprano. E sa cosa fanno ? Lo sciopero degli acquisti, e di molti altri consumi . Comprano solo quello di cui non possono fare a meno e rinunciano ai prodotti non indispensabili. Il risultato è che il pubblico che frequenta le gallerie si è diradato e le vendite sono precipitate».

In tutto questo c'è anche una superficialità da parte dello Stato, che non si rende conto delle conseguenze in termini culturali.
«E' vero. La galleria è un luogo d'incontro con la cultura. Il collezionista si stacca dai pensieri di tutti i giorni, entra nel regno dello spirito, del bello, della sfera emotiva più nobile. Lo Stato non si rende poi conto che senza gallerie si perderanno intere generazioni di artisti. Come può un giovane sviluppare la propria ricerca, finanziare il suo lavoro, già difficile di per sé, andare all'estero a perfezionarsi, se il mercato si azzera, come sta avvenendo ora, e le gallerie non possono più permettersi di investire sulla loro attività? I giovani talenti per vivere  saranno obbligati a rinunciare all'arte , cambiare mestiere o emigrare.
Si parla molto e solo dei diritti degli operai e degli statali (legittimi, per carità..), ma noi stiamo rischiando di perdere 3 o 4 generazioni di giovani artisti, designer, creativi, gente indipendente  e autonoma che non grava sulle spalle di nessuno e che in molti casi può fare impresa e far lavorare altri giovani ».

Torniamo alla premessa. Come mai allora le case d'asta stanno vivendo un periodo di crescita?
«Il pubblico delle aste è diverso . Chi frequenta le gallerie è un collezionista appassionato, alla ricerca di emozioni e di cultura, alla ricerca di nuove idee e di nuove scoperte. Alle aste, invece, si vedono soprattutto collezionisti speculativi e mercanti e in generale addetti ai lavori, per i quali l'acquisto è un investimento o spesso una forma di speculazione. Le aste italiane, negli ultimi anni, hanno poi goduto dell'interesse internazionale verso le nostre avanguardie degli anni Cinquanta, Sessanta e anche Settanta. Sia per nomi già affermati, come Lucio Fontana, Alberto Burri, Piero Manzoni ed Enrico Castellani, sia per autori prima meno noti, come Dadamaino  e Turi Simeti».

Ci sono però anche alcune gallerie che sembrano andare bene.
«Lei si riferisce , probabilmente , a quella cerchia  di galleristi , legati da un vincolo solidale , tanto da somigliare ad un “cartello”. Sono gli unici a detenere la verità rivelata , gli unici ad essere presenti ( sempre e solo loro ) alle grandi fiere internazionali, da Basilea a Frieze , al Fiac . In barba alle leggi antitrust , decidono chi deve esserci, e chi invece va escluso o comunque lasciato ai margini. E tenga conto che queste fiere raccolgono la maggior parte della liquidità presente in questo momento nel nostro settore , che io stimo tra il 70% e l'80%.  Lì non c'è crisi, perché i clienti sono internazionali, spesso ricchi e incompetenti, e hanno ancora il piacere e la libertà di comprarsi l’opera d’arte, distanti dai nostri incubi fiscali. E dove ,  tra gli acquirenti non sono rari i nostri connazionali, che trovano, in piena legalità, più conveniente fare acquisti all'estero».

Tags:
arte-gallerie-quadri
in evidenza
Wanda Nara, perizoma e bikini Lady Icardi è la regina dell'estate

Foto mozzafiato della soubrette

Wanda Nara, perizoma e bikini
Lady Icardi è la regina dell'estate

i più visti
in vetrina
Meteo agosto: fresco al Nord, Africa al Sud. E a Ferragosto colpo di scena

Meteo agosto: fresco al Nord, Africa al Sud. E a Ferragosto colpo di scena


casa, immobiliare
motori
BMW 320e Touring, la piccola ibrida plug-in della Serie 3

BMW 320e Touring, la piccola ibrida plug-in della Serie 3


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.