Il design sposa l'industria del cibo. Quando mangiare è anche un'arte

Si chiama food design e coniuga estetica e alimentazione. Piero Camussone, titolare della Visconti Banqueting, azienda curatrice della sessione degustativa di "Abitare il tempo", la fiera di Verona dedicata all’arredo, svela i segreti dell’arte culinaria. "Tutti i cibi si possono rielaborare in maniera creativa ma è importante usare i prodotti locali per contribuire a un futuro più equo e più green"

Venerdì, 18 settembre 2009 - 11:35:00

di Iskra Naydenova Cannizzaro

Il design può essere applicato a tutto? Decisamente sì. E gli artisti dell’alimentazione ne sanno qualcosa. In occasione della XXIV edizione di ‘Abitare il tempo’, la Fiera di Verona dedicata all’arredo, qualche assaggio di food design chiarificherà le idee sulle nuove convergenze tra arte e alimentazione. L’area espositiva di ‘Be Visibile with Invisible’ (Pad. 7b area linking people) presenterà il 18 settembre le innovazioni del food design più significative. Piero Camussone, titolare della Visconti Banqueting, azienda curatrice della sessione degustativa, svela ad Affaritaliani i segreti dell’arte culinaria.

Che cosa si intende esattamente per food design?
"Si tratta in sostanza del concetto industriale del design applicato al cibo. Bisogna risolvere un equivoco: non parliamo di cibi per forza particolarmente elaborati e nemmeno di una eccezionale creatività estetica. Cioè, elaborare una proposta di food design vuole sicuramente dire trovare ispirazione nell’estetica, ma questo aspetto non è assolutamente il principio primario"

Un esempio concreto che chiarisca le idee?
"Il dado Knorr, quel cubetto pratico e piccolo che aiuta le donne in cucina, è il classico esempio di un prodotto alimentare ricavato dall’industria del design"

Si tratta di un’arte che si indirizza a tutti oppure a un pubblico specifico?
"Assolutamente a tutti. L’alimentazione in questo caso risponde alle stesse regole di produzione del design in generale. Così come avviene per un mobile in legno, che generalmente viene prodotto per il grande pubblico, accade anche per i prodotti alimentari del food design, che sono indirizzati a tutti i consumatori, indipendentemente dalle fasce sociali o dalle fasce d’età"



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Quali sono i cibi che meglio si prestano alla creatività?
"Tutti. Non esiste un alimento che non possa essere rielaborato creativamente. Il design è a disposizione del cervello, della fantasia dell’uomo, non dei cibi. Se ogni soggetto può diventare interessante per l’artista, allora ogni alimento può diventarlo per l’esperto di food design. Che si tratti di farina, con la quale è facile è intuitivo ad esempio creare dei dolciumi divertenti, oppure di pesce, non ci sono limiti all’inventiva"

Come si lega la vostra presenza alla Fiera di Verona che quest’anno affronta il tema del ‘visibile e dell’invisibile’?
"Il concetto del luogo-non luogo presuppone il fatto che il visitatore subisca lo spazio e non interagisca con i luoghi circostanti. Quindi lo scopo dei ‘prodotti finali’ che noi presentiamo alla fiera è quello di dare al visitatore la sensazione di trovarsi in un altro luogo, diverso da quello reale, attraverso i sapori, i colori e le forme"

Quali sono le prelibatezze che presenterete?
"Abbiamo creato 3 prodotti. Il primo è da bere: bevande alternative in bottigliette da 250 ml, rigorosamente trasparenti per far emergere la forza dei colori dei mirtilli, del te, delle arance rosse e delle altre proposte che offriremo. Gli altri due sono invece da mangiare: in contenitori sempre trasparenti si trovano dei cibi che rispondono alle esigenze pratiche di un albergo e di un aeroporto. Si tratta perciò di alimenti che si mantengono nel tempo e che sono fruibili e mangiabili in modo pratico e pulito. In questo senso la consistenza stessa del prodotto finale è fondamentale. Nello specifico presenteremo dei dolcetti colorati fatti di gelatina e cioccolato zuccherato e cristallizzato, e poi dei cibi più esotici che attraverso l’utilizza di spezie daranno la sensazione di trovarsi in viaggio, o comunque di gustare dei sapori che ricordano il viaggio"

Quali sono le tendenze del futuro del food design?
"L’utilizzo dei prodotti locali. Gli alimenti che sono frutto del territorio locale sono l’unica soluzione per un futuro più equo e più green"

Come si posiziona l’Italia rispetto agli altri paesi in questa recente arte culinaria?
"Benissimo. L’Italia è un paese straordinario dove la cucina non ha nulla da invidiare ai paesi esteri. La creatività che abbiamo a livello artistico è incomparabile, perciò il food design non può che giovarsi di questa enorme ricchezza che ci caratterizza"

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