Gianfranco Franchi ad Affari: "Nessuno racconta il lato B..."

Mercoledì, 24 giugno 2009 - 16:16:00

di Massimiliano Di Pasquale

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Fondatore di "Lankelot" - portale di letteratura e arte nato per sostenere la piccola e media editoria di qualità e per dare voce agli autori "laterali, emergenti, obliati o censurati" - Gianfranco Franchi, poeta e scrittore romano di sangue triestino, istriano e austriaco, ha recentemente pubblicato per i tipi di Castelvecchi "Monteverde", romanzo che ha come protagonista un antieroe moderno dallo spirito fiero e anarchico. Guido Orsini - spiega l'autore in questa lunga intervista ad Affari - è un trentenne laureato che vive sulla sua pelle la drammatica condizione di precario rivendicando orgogliosamente il proprio ruolo di letterato in un'Italia grigia e corporativa che ha perso ogni cognizione del bello.     

Gianfranco, possiamo definire Monteverde un romanzo di formazione?
"Se vuoi è un romanzo di deformazione o di trasformazione. L'asse portante del libro è lo scontro tra identità e ruoli molteplici, la ricerca delle cause e la lettura satirica degli effetti. Parlando degli effetti mi sono messo a raccontare i lati b delle vita… i lati b delle case, i lati b delle relazioni sentimentali, i lati b del calcio, del lavoro".

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Che cosa intendi per lato b?
"Le b sides sono il non visibile espresso per pochi iniziati. Sono la sperimentazione riservata a chi già conosce la tua lingua. In Italia dove tutti parlano del lato a, ho pensato fosse il caso di dare voce anche ai lati b, cioè spiegare che senso avessero certe cose. Ti faccio un esempio, sui giornali continuiamo a leggere 'attivati servizi per tirocinio ai neo-laureati', poi però non sappiamo cosa succede quando il cittadino giovane va a fare in concreto tirocinio, che dinamiche nascono, quali sono le interazioni sul posto di lavoro. È paradossale perché quello dovrebbe essere il lato a!".          

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La copertina di "Monteverde"
Come mai hai scelto questo titolo?
"Il titolo nasce dal desiderio di raccontare agli italiani che anche noi abbiamo Notting Hill, si chiama Monteverde. La Notting Hill romana è quella un tempo popolata da Pasolini, dalla famiglia Bertolucci, da Gianni Rodari, per qualche anno anche da Gadda, oggi da Nanni Moretti. È il quartiere degli artisti, un'ex periferia oramai parte integrante della città. È il balcone su Roma, è la prospettiva privilegiata di osservazione della città eterna".

Perché la paragoni a Notting Hill?
"Perché è il quartiere degli artisti".

Ti posso assicurare che Notting Hill non è più così…
"Diciamo la Notting Hill d'antan. In effetti anche Monteverde sta subendo un processo simile. È diventato un posto trendy, basta pensare che è venuto ad abitarci Carlo Verdone! Monteverde era un quartiere che aveva una certa tradizione di frontiera. Siamo stati abituati ad essere altro rispetto a Roma, pur facendo parte dell'Urbe. C'è qualcosa di magico a Monteverde, si dice che un tempo all'altezza della Basilica di San Pancrazio ci fossero delle terme che sono sparite nel nulla. Anche il poeta russo Josif Brodskij subì il fascino di questo luogo".   

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