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 Da più di cinquant’anni leggo ogni giorno il Corriere della Sera: il Corriere tout-court per i milanesi, el Currierùn per i milanesissimi, telegraficamente Corsera per addetti a lavori giornalistici e pubblicitari. L’impeccabile servizio “Oresette” me lo deposita all’uscio di casa tutte le mattine alle quattro: talvolta lo ritiro subito, lo leggo e torno a dormire. Sono un malato inguaribile di “corrierite”: se non trovo il Corriere, vado in crisi di astinenza. Forse per questo son diventato così esigente.  Un giorno mi accorgo che fino a pagina 11 non ho trovato nulla di interessante da leggere. Mi sembrano tutte chiacchiere senza concretezza, interviste a gente che non ha nulla da dire o, se ne ha, non lo dice. E’  il vecchio “pastone” delle perenni astrazioni politiche italiane, cinquant’anni fa condensato in un articolo e ora spalmato su una decina di pagine quotidiane.


   Un altro giorno sobbalzo sulla poltrona: secondo i comunicati sindacali si profila un pesante ridimensionamento dell’azienda e della testata, si parla di vendere la storica sede trasferendo baracca e burattini da via Solferino 28 a Crescenzago: mi ribolle il sangue nelle vene e mi domando come sia stato possibile ridurre in così inquietanti condizioni finanziarie il più granitico monumento dell’informazione italiana. Non può essere solo colpa della congiuntura. Ancora un altro giorno noto che, quando escono commenti cautamente critici nei confronti della sinistra, sono quasi sempre seguiti all’indomani da commenti di segno opposto, che la rassicurano; come a voler confermare subito, a scanso di equivoci, che la linea rimane quella dell’endorsement pro Prodi del 2006. Quando, perché e in che modo è potuto accadere che il Corsera abbia rinunciato alla sua tradizione liberale, per diventare curiosamente uno stretto parente politico del suo concorrente Repubblica?


   Merita occuparsene. Il Corriere della Sera non è un giornale qualsiasi. E a me è toccata la fortuna di lavorarci per lungo tempo, sotto quattro Direttori. Ho vissuto nelle sue stanze  il fantastico ventennio 1961-1981: il più intenso creativo eccitante del Novecento. Forse anche il più fervido della storia di via Solferino. Certo il più bello della mia vita, da  25 a 45 anni. Quella esperienza mi ha suggerito l’idea – o il dovere? – di darmi e dare qualche risposta. Come? Raccontando, a chi non li ha conosciuti, e rievocando, per chi li rimpiange, il mito e il fascino del Corsera. Quando non era soltanto un grande giornale, come del resto è anche adesso, ma dominava senza rivali nelle edicole delle piazze italiane e sulle scrivanie degli italiani che decidevano.  Ecco cosa mi sono proposto. Raccontare alla buona, senza pretese storiografiche ma dal mio punto di vista, i grandi personaggi e i piccoli fatti, le abitudini e le tradizioni, le magistrali lezioni e le delusioni miserelle, i trionfi le crisi le svolte di un Corsera sconosciuto. Per tentar di capire meglio che cosa è cambiato in mezzo secolo non solo nel più grande giornale italiano, ma nel Paese. Del quale il Corriere della Sera rimane uno specchio fin troppo fedele. Ho scelto di pubblicare "Corsera sconosciuto" con Amazon, perché Amazon è geograficamente, culturalmente ed editorialmente lontano dalla materia trattata.
 

Tags:
gianni de felice"corsera sconosciuto"
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