Sembra di aver subìto un elettroshock o di essere stato catturato nel sonno da fantasie inimmaginabili, è così che appare “ORDO//AB//CHAO” di Giovanni Guacci. Tra il paradossale, il metafisico, il reale si intreccia il romanzo nella complessità di una trama che affonda il lettore in un'atmosfera alla Dan Brown. Avvincente, stupefacente dalla prima all'ultima pagina: nulla è ciò che sembra. La complessità si fonde con la semplicità, la naturalezza con l'artificiosità, l'abilità di Giovanni Guacci di raccontare l'individuo corpo - materia - con l'anima che non si può toccare, sentire ma c'è e la vorrebbe Guacci che la ricerca per dare un senso a quel corpo, a quell'involucro con la creatività, l'istinto, il Dioniso che spesso manca nella realtà contemporanea. Un thriller metafisico: la vita di Matteo, designer di origine siciliana che vive a Milano tra ambienti poco affidabili, gente “radical chic”, droghe, fumo, lavoro e in una vita apparentemente come tante, faziosa, costellata di finzioni e falsità, alla quale corrisponde un'altra attività del giovane: scrivere sceneggiature. “ORDO//AB//CHAO” sembra appunto una sceneggiatura scritta dalla geniale mente di un regista, dall'ordine al caos, da una ricerca spasmodica di ordine, perfezione, equilibrio ad un'ottenuta pazzia. Dal caos ha origine l'ordine, il mondo, ma può anche accadere che dal mondo si origini il caos - passando da Aristotele ad Heidegger e viceversa - leggere il romanzo di Giovanni Guacci appassiona, cattura, stupisce. Il romanzo si scioglie tra realtà e surreale condizione umana intrecciata abilmente dall'autore, crea pathos che tiene sospeso il lettore tra l'attesa di conoscere la fine e la voglia di fermarsi a riflettere sulle storie dei personaggi al limite del demenziale. L'autore dimostra genialmente come sia semplice crearsi un'illusione, farsi condizionare da ogni forma di realtà: «Me lo chiedo da anni. Scientificamente è incomprensibile. Credo si tratti di un processo psichico, una trappola mentale che ci imprigiona in una specie di mandala cosmico. Quando il meningococco mi ha colpito il cervello, l'io pensante si è dissociato dall'io sensibile. (…) Mentre il corpo è ancora in questa realtà, un'altra parte di me si manifesta in dimensioni che hanno variabili fisiche e temporali differenti». (p. 182). É un diabolico gioco districante dell'io razionale e l'io istintivo, tra corpo e anima, è il gioco dell'esistenza, delle relazioni possibili con se stesso e gli altri. “ORDO//AB//CHAO” sembra davvero un teorema non si può dire se risolvibile, di sicuro appassionante e degno di uno sceneggiatore di livelli elevati quali Woody Allen o Quentin Tarantino. I personaggi presenti nel romanzo sono tanti, oltre al protagonista Matteo, Valeria la compagna, c'è Sergio, trafficante di droga, Kumi l'amica giapponese che si rivelerà un aiuto provvidenziale, ma ciò che sorprende è non riconoscere quali siano i personaggi reali e quali inventati in un romanzo che è tutto un intrigo mozzafiato, è tutta una realtà o forse una fantasia, chissà. «Avverto una presenza estranea, c'è qualcun altro, lo sento. Faccio involontariamente segno al corpo di non muoversi, m'immobilizzo anch'io e resto in allerta, ad ascoltare. Non passa molto, distinguo chiaramente un suono, una nota replicata all'infinito, un unico tono che stride con il silenzio della stanza. Mi ricorda il verso delle cicale, il loro frinire ossessivo nelle estati siciliane, un rumore allo stesso tempo rilassante e fastidioso. Gradualmente diminuisce d'intensità fino a scomparire». (p. 179). “Suspense” è questo il filo conduttore di tutta la storia disegnata e progettata con maniacale cura dal corpo e l'anima, l'istinto e la ragione di Giovanni Guacci.

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Culture

di Alessandra Peluso

Guacci
 

Sembra di aver subìto un elettroshock o di essere stato catturato nel sonno da fantasie inimmaginabili, è così che appare “ORDO//AB//CHAO” di Giovanni Guacci. Tra il paradossale, il metafisico, il reale si intreccia il romanzo nella complessità di una trama che affonda il lettore in un'atmosfera alla Dan Brown. Avvincente, stupefacente dalla prima all'ultima pagina: nulla è ciò che sembra. La complessità si fonde con la semplicità, la naturalezza con l'artificiosità, l'abilità di Giovanni Guacci di raccontare l'individuo corpo - materia - con l'anima che non si può toccare, sentire ma c'è e la vorrebbe Guacci che la ricerca per dare un senso a quel corpo, a quell'involucro con la creatività, l'istinto, il Dioniso che spesso manca nella realtà contemporanea. Un thriller metafisico: la vita di Matteo, designer di origine siciliana che vive a Milano tra ambienti poco affidabili, gente “radical chic”, droghe, fumo, lavoro e in una vita apparentemente come tante, faziosa, costellata di finzioni e falsità, alla quale corrisponde un'altra attività del giovane: scrivere sceneggiature. “ORDO//AB//CHAO” sembra appunto una sceneggiatura scritta dalla geniale mente di un regista, dall'ordine al caos, da una ricerca spasmodica di ordine, perfezione, equilibrio ad un'ottenuta pazzia. Dal caos ha origine l'ordine, il mondo, ma può anche accadere che dal mondo si origini il caos - passando da Aristotele ad Heidegger e viceversa - leggere il romanzo di Giovanni Guacci appassiona, cattura, stupisce. Il romanzo si scioglie tra realtà e surreale condizione umana intrecciata abilmente dall'autore, crea pathos che tiene sospeso il lettore tra l'attesa di conoscere la fine e la voglia di fermarsi a riflettere sulle storie dei personaggi al limite del demenziale. L'autore dimostra genialmente come sia semplice crearsi un'illusione, farsi condizionare da ogni forma di realtà: «Me lo chiedo da anni. Scientificamente è incomprensibile. Credo si tratti di un processo psichico, una trappola mentale che ci imprigiona in una specie di mandala cosmico. Quando il meningococco mi ha colpito il cervello, l'io pensante si è dissociato dall'io sensibile. (…) Mentre il corpo è ancora in questa realtà, un'altra parte di me si manifesta in dimensioni che hanno variabili fisiche e temporali differenti». (p. 182). É un diabolico gioco districante dell'io razionale e l'io istintivo, tra corpo e anima, è il gioco dell'esistenza, delle relazioni possibili con se stesso e gli altri. “ORDO//AB//CHAO” sembra davvero un teorema non si può dire se risolvibile, di sicuro appassionante e degno di uno sceneggiatore di livelli elevati quali Woody Allen o Quentin Tarantino. I personaggi presenti nel romanzo sono tanti, oltre al protagonista Matteo, Valeria la compagna, c'è Sergio, trafficante di droga, Kumi l'amica giapponese che si rivelerà un aiuto provvidenziale, ma ciò che sorprende è non riconoscere quali siano i personaggi reali e quali inventati in un romanzo che è tutto un intrigo mozzafiato, è tutta una realtà o forse una fantasia, chissà. «Avverto una presenza estranea, c'è qualcun altro, lo sento. Faccio involontariamente segno al corpo di non muoversi, m'immobilizzo anch'io e resto in allerta, ad ascoltare. Non passa molto, distinguo chiaramente un suono, una nota replicata all'infinito, un unico tono che stride con il silenzio della stanza. Mi ricorda il verso delle cicale, il loro frinire ossessivo nelle estati siciliane, un rumore allo stesso tempo rilassante e fastidioso. Gradualmente diminuisce d'intensità fino a scomparire». (p. 179). “Suspense” è questo il filo conduttore di tutta la storia disegnata e progettata con maniacale cura dal corpo e l'anima, l'istinto e la ragione di Giovanni Guacci.

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