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Culture
Giovanni Segantini, il pittore dell'attrazione fatale

di Raffaello Carabini

Giovanni Segantini dipinge nel 1889 "Le due madri", una delle più emozionanti maternità dell'arte moderna. In una stalla di montagna la giovane contadina culla il figlioletto imbacuccato in fasce e cuffia, mentre dorme con un braccino rilassato che sfugge alla tenera stretta. Una lanterna sospesa nell'aria illumina dei colori dell'ambra la fanciulla, che intona le ultime frasi di una dolce ninnananna, e il fianco e le mammelle dell'altra madre, una mucca pezzata alpina, anch'essa protesa sul vitellino dormiente, anch'essa attenta e protettiva. Nel grande schema della natura non c'è differenza tra il neonato dell'uomo e quello dell'animale, tutto è avvolto in un infinito velo panteistico, in uno splendido senso di amore realizzato.

"Non cercai mai un Dio fuori di me stesso, perché ero persuaso che Dio era in noi e che ciascuno di noi ne possedeva e ne poteva acquistare", annotava Segantini. E la sua stalla rinchiusa in una penombra dove la paglia brilla come oro su un altare, si fa contrappasso laico, femmineo, di un'altra stalla, più aperta al mondo, alla gente, e illuminata a giorno da una cometa, di circa due millenni addietro. La grande tela della GAM di Milano, oltre tre metri, ha un posto di rilievo nella parte finale della riuscita e perfettamente articolata esposizione che Palazzo Reale dedica al maestro trentino, nato austriaco nel 1858 e morto "svizzero" poco più che quarantenne, senza mai aver ottenuto la richiesta cittadinanza italiana a seguito di un attualissimo disguido burocratico. Numerosi gli altri capolavori - da citare almeno "Alla stanga", "Ave Maria a trasbordo", "La raffigurazione della primavera" - a punteggiare una mostra che raggruppa circa 130 opere provenienti da 80 diversi prestatori, occupa quasi 1500 mq ed è illustrata da un magnifico catalogo, edito da Skira. Il tutto per un investimento di un milione e mezzo di euro, provenienti per la quasi totalità da privati.

Articolata per temi, dagli esordi e la ritrattistica alle nature morte e la vita nei campi, al simbolismo e le fonti letterarie, è una retrospettiva esaustiva su Segantini, artista passato dal quasi analfabetismo - venne anche rinchiuso in riformatorio - alla fama continentale, cui  fecero da corollario le "attenzioni" del fisco elvetico, da sempre tutt'altro che distratto. Formatosi a Milano, studiò a Brera e, partendo dal recinto della scapigliatura, assorbì le molte influenze di un periodo in evoluzione, la scuola di Barbizon, il preraffaellismo inglese, la secessione viennese, la maniera scientifico-estetica tedesca, persino i paesaggi cinesi del periodo Song. Costruendo un naturalismo sensoriale che si nutre di filiformi, lunghe pennellate di colori contrastanti, "divisi" (da cui divisionismo), accostati fra loro con lo scopo di far vibrare la luce dentro paesaggi e scene agresti oppure montane. Gli sfuggenti tagli prospettici, la qualità del disegno - non a caso lo definirono "il Millet italiano" -, la matrice biblica e virgiliana, la cristallina luminosità, l'ampio respiro lirico ne individuano l'opera.

Una pittura che cerca un punto di vista sempre più alto quella di Segantini, che si eleva sempre più su, sia quando ricerca il "simbolo", la rivelazione di altro, sia nel semplice itinerario geografico delle sue residenze, Milano, la Brianza, i Grigioni, l'Engadina. Seguendo un'attrazione fatale che è vertigine, sperimentazione, ricerca. Una ricerca anche concreta, en plein air, finché, nel settembre 1899, colpito da un attacco improvviso di peritonite sul ghiacciao Schafberg a oltre 2000 metri, non poté essere raggiunto in tempo dai soccorsi medici.


"Segantini"
Palazzo Reale
Piazza Duomo, 12 - Milano
Durata: fino al 18 gennaio 2015
Infoline: tel.   0292800375
Orari: lunedì 14,30-19,30, martedì, mercoledì, venerdì, domenica: 9,30-19,30; giovedì, sabato: 9,30-22,30
ultimo ingresso un'ora prima della chiusura
Ingresso: intero € 13,50; riduzioni varie fino a € 7; gruppi € 9; scuole € 5
Catalogo: edito da Skira
www.mostrasegantini.it
www.comune.milano.it/palazzoreale

 

Tags:
giovanni segantini
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