La sfida di Giulio Cavalli, 'giullare' sotto scorta: "Mafia, ti batto solo con l'arma della parola.. e dell'ironia"

"Se ricevo minacce vuol dire che ho raggiunto il bersaglio, la mafia si batte solo con la cultura". Giulio Cavalli, unico attore italiano sotto scorta, si confessa con Affaritaliani.it

Mercoledì, 19 agosto 2009 - 10:08:00


giulio cavalli 2007

Che mafia è quella del Nord?

"Molto diversa rispetto a quella del Sud, ma non meno pericolosa. Si infiltra silenziosa nei sistemi di potere, e controlla l’economia con in più un prepotente senso di impunità per la disattenzione della politica e di una parte della società civile. Prendiamo il caso di Milano: un segnale politico di volontà di controllo è fondamentale, e, mentre la Moratti fatica a capirlo, lo stesso Formigoni riconosce che in vista dell’Expo si rende necessario istituire una commissione d’inchiesta anti-mafia. È il simbolo di una presunzione di immunità che non va più alimentata. E’ normale che poi le competenze di politica e magistratura siano diverse. L’indirizzo politico però è un segnale chiaro di presa di posizione". (per approfondire il tema: Intervista di Affaritaliani.it a Elio Veltri, autore di 'Mafia Pulita': "La mafia al Nord è pericolosissima, e in vista dell'Expo...")

saviano
Roberto Saviano
Lei è l’unico attore italiano sottoposto a un programma di protezione. Inevitabile il paragone con Saviano…

"Stimo molto Roberto, e ritengo fondamentale il suo impegno, la forza della sua parola e la lucidità di analisi. Allo stesso tempo, sono contrario all’inutile movimento voyeuristico ( tutto figlio del 'Grande Fratello'), che spinge i media a indagare nella vita privata di Saviano. Sa quanti sono i magistrati, i giornalisti, i politici, e quanta è la gente comune sotto scorta anche da decenni e di cui nessuno si interessa?".


Un estratto da "Do ut Des", lo spettacolo su 'riti e conviti' mafiosi di Giulio Cavalli

Da quando sono partite le minacce, ha sentito la vicinanza del teatro italiano?

"L’ambiente teatrale è in larga parte omertoso, a parte rare eccezioni. E’ normale, visto che si basa su aiuti pubblici. Per un mondo che vive di contributi e che succhia dalla ‘grande mammella’ del ministero è inevitabile lasciarsi condizionare, non rischiare, fermarsi un passo prima, e naturalmente isolare le voci indipendenti. La scelta sta tutta nell’essere un giullare di corte stipendiato dal re o un giullare di piazza sfamato dal popolo. Io personalmente rifiuto gli aiuti condizionanti, perché penso che per fare questo mestiere occorra essere liberi. Sono in un limbo e mi sta bene, i teatranti mi considerano un giornalista e i giornalisti dicono che sono troppo teatrale. D’altronde, sono stufo di attori e registi teatrali che contestano la tv, quando poi  alcuni spettacoli  In cartellone sono una messa in scena paratelevisiva con il profilo malinconico dell’impolverata carestia teatrale".

Dario Fo Statale
Dario Fo
Sta lavorando a un nuovo spettacolo?

"Sarò in giro con 'A cento passi dal Duomo', sulla mafia in Lombardia e sul senso di immunità di questa regione non tanto per ignoranza, quanto per presunzione. Abbiamo da poco debuttato a Napoli con 'L’Apocalisse rimandata ovvero Benvenuta catastrofe' di Dario Fo, e con il giornalista de L’Espresso Emiliano Fittipaldi abbiamo aggiunto una parte sulla vicenda diossina ed emergenza rifiuti a Napoli".

andreotti
Giulio Andreotti

 

E il lavoro teatrale sul processo Andreotti scritto con lo scrittore Carlo Lucarelli?
"Molti teatri l’hanno già preventivamente rifiutato, forse è un tema ancora troppo scomodo, o forse li spaventa il fatto che io arrivi scortato dalle forze dell’ordine e non da uno stuolo di critici compiacenti…".

Quali saranno i suoi prossimi impegni extra-teatrali?

"Sto scrivendo due libri, uno, che parlerà di quei boss di cui al contrario di Riina e Provenzano non parla mai nessuno, quasi godessero di una sorta di immunità mediatico-culturale. L’altro, raccoglie invece l’esperienza della parola come arma contro la mafia, con tante storie dimenticate tirate fuori dai cassetti".

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