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Culture
"Idilio di Pulcinella" di Matilde Serao. Il libro

di Alessandra Peluso

 

Alcuni libri, dopo essere stati letti, devono sedimentare perché non si rischi di raccontarli in modo troppo semplice o addirittura banale. Ebbene, accade leggendo la narrazione di “Idilio di Pulcinella”, di Matilde Serao, edito da Edizioni Dehoniane di Bologna.

È una breve storia, quella della nota maschera carnascialesca napoletana, Pulcinella, descritta da Serao in un suo modo, disarmante, che dispiega l’incapacità di conoscere se stesso, di accettarsi. È genuina, autentica, sconvolge. Sembra a tratti una tragedia shakespeariana. In realtà, è racchiuso in questo racconto, nel comodo formato tascabile, come invece l’essere umano tascabile e classificabile non sia, né voglia esserlo, preferendo nascondersi dietro una maschera che la tradizione del teatro, in tal caso, gli ha affibbiato per vivere una vita con una personalità che non accetta o non riconosce sua.

Gaetano Starace, questo il nome di Pulcinella nel libro “Idilio di Pulcinella”, farà cadere la sua maschera, in virtù non di un grande amore, quale quello per la dolce Sofia, ma, è qui, il colpo di scena, del diabolico destino.

Ambientato a Napoli, nel teatro S. Carlino, dalla penna sincera di Matilde Serao, la quale attraverso Sofia crea caos nell’animo di Gaetano, lotte interiori, una possibilità di riscatto, alla quale questi vi rinuncerà, forse per codardia, forse per paura di non essere accettato.

Pulcinella è una maschera descritta da Matilde, nella persona di Sofia, come “un grossolano buffone, che carezza con la parola e con l’intenzione tutti gli istinti brutti del popolo, mi è insoffribile; io mi chieggo come un uomo si possa rassegnare a quel mestiere… “ (p. 29). Parole che fanno rumore, feriscono come sferza sulla pelle, penetrando nel profondo; dietro una maschera c’è un volto. Così scrive in “Nota di Lettura” Gennaro Matino: “Come un personaggio in cerca d’autore, il Pulcinella di Matilde Serao si consuma nell’incapacità dell’uomo di identificarsi con la propria personalità” (p. 56).

Questo è anche un modo dell’autrice Matilde Serao di scandagliare le certezze dell’individuo per affondare nelle profondità del proprio sé, proprio come aveva fatto Nietzsche, Freud, Pirandello: la necessità di conoscere e accettare la propria persona e non al contrario, vivere la personalità che il pubblico ti attribuisce.  

E così, l’idillio di Pulcinella diventa “Idilio di Pulcinella”, vale a dire una storia d’amore vissuta a metà.

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idilio di pulcinellamatilde serao
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