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Culture

di Alessandra Peluso

Caso

Dalla sua nascita ad oggi il cinema si è spesso ispirato alla filosofia. Ma è altrettanto vero che la filosofia abbia preso spunto dalla grande e fantastica fabbrica delle immagini: da Aristotele, Merleau-Ponty, Sartre, Camus.

Un esempio attuale di questo intricato e suggestivo binomio è "Il caso Krolevsky", per il quale Alessio Gambaro e Christian Zecca hanno tratto un film basato sul pensiero filosofico del grande  scrittore e drammaturgo Max Frisch.

È un film enigmatico, alienante e spudoratamente allusivo ad una vita che si confonde tra scena e realtà con i protagonisti gli scacchi e - gli attori - per i quali si predispone la possibilità di scegliere, cadendo nella trappola della "possibilità" che potrebbe comportare errori lesivi, se non calcolate le mosse giuste.  

È un calcolo totalizzante appunto che mette in gioco, rischiando lo scacco ad ogni uomo come accade a Kurman, il protagonista del film che rivolgendosi a Krolevsky in quanto "gran maestro di scacchi" chiede quali siano le regole, come si fa a calcolare l'inatteso, l'indeterminatamente possibile. (Nicola Bucci, p. 97). 

È l'individuo: un intreccio di realtà e possibilità. È qui risiede il dramma o forse la verità che piuttosto che condurre nel limbo porta probabilmente alla salvezza, alla consapevolezza che la vita è un "gioco scenico" nel quale tra le svariate possibilità calcolate da un buon giocatore di scacchi c'è l'imprevisto che può farti sprofondare nello scacco, nell'abisso oppure in un semplice movimento di pedina e concederti la possibilità di cambiare rotta.

Perchè questa è la vita - un gioco di scacchi - la metafora dell'esistenza egregiamente affrontata nel film e al contempo approfondita nel libro "Il caso Krolevsky", utile come materiale sussidiario per far conoscere le fonti ispiratrici del film e gli argomenti che riguardano Max Frisch.

Interviene Kierkegaard, Nietzsche, Camus come maschere usate dall'enigmatico volto di Frisch che ha manipolato il concetto di esistenza - rivoluzionandolo - come sostiene Stefano Donno. E aggiunge Donno: «Frisch dimostra acume e profondità nei suoi drammi, nell'esplorare l'alienazione dell'individuo, le questioni dell'identità nella società moderna». (p. 16).

Alienazione appunto nella quale lo spettatore incappa se non calcola l'ambigua realtà che si cela nelle scene del fim raccontate nella precisione geometrica degli schemi scacchistici. Ed è incredibilmente  stupefacente per nulla fuorviante osservare come dalla biografia di Max Frisch - la commedia della vita - si trasformi nelle mani di Gambaro e Zecca in un accidentato valzer di fantasmi, tutti destinati a dissolversi a causa dell'irreversibilità delle azioni umane. (Massimo Lechi, p. 48).       

Come si può non essere affascinati da quest'abilità incredibile degli autori e dalla materia incandescente che pulsa penetrando l'animo dell'individuo: lettore o spettatore che sia.

Può alienare, può senz'altro dare l'impressione di confondere, ma non di perdere la propria identità - che crogiolandosi nel valzer delle possibilità del gioco degli scacchi - fa giungere ad una meravigliosa finzione cinematografica catapultando il lettore nella realtà, nell'esistenza.

Una sensazione che sembra scaturire è la paura di perdersi, di non ritrovare se stessi proprio come  afferma Lacan con la teoria dello specchio, ma lo scacco, la nausea - descritta da Sartre - non deve paralizzare perchè è una condizione reale dell'individio, una volta avuta la consapevolezza di far parte del mondo. E di conseguenza è necessario accettare il gioco dell'esistenza.

La vita è questa. E la centralità del rapporto tra vita e teatro è resa encomiabilmente da Alessio Gambaro e Christian Zecca con l'efficace paradigma di Amleto e Ofelia condannati per sempre al giogo degli stessi gesti e delle stesse battute (p. 107), regalando una tragicommedia di prezioso valore.

"Il caso Krolevsky" sia come produzione letteraria che cinematografica è la luce della caverna del mito di Platone che mostra la realtà al di là delle apparenze, illumina di gran lunga l'individuo designando un quadro analitico e critico di portata notevole sull'esistenza, concentrando inoltre  l'attenzione su un singolare soggetto culturale contemporaneo quale è appunto Max Frisch. 

        

 

 

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"il caso krolevsky"
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