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Culture

di Alessandra Peluso

IlCuratoreSegretoDelVatican

Chiesa: serva o padrona?

È un interrogativo incombente e asfissiante proprio come può essere la voglia di conoscere l’assassino, un desiderio che attrae il lettore leggendo il romanzo giallo Il curatore segreto del Vaticano di Umberto Vitiello.

È chiaro che sarà il lettore a svelare l’assassino, com’è altrettanto chiaro che sarà il lettore a riflettere sull’oneroso dilemma che aleggia nel romanzo e senza dubbio saprà darsi delle risposte.

Si tratta di un intreccio d’attualità (se pur l’autore scrive espressamente ogni riferimento a eventi e persone reali è puramente casuale), ma casuale non è la cura nei dettagli, la maestria nello scrivere una storia romanzata che dalla prima pagina sino all’ultima non si dipana facilmente, gli intrighi sono fitti, densissimi gli avvenimenti descritti che fanno riflettere molto. Coinvolgente, tiene col fiato sospeso il lettore che avverte immediatamente di essere parte dell’io narrante.

Il romanzo è ambientato tra una tranquilla chiesa dell’Abbazia del Santo a Colleprato e il Vaticano. Umberto Vitiello con arte certosina, tipica appunto di un monaco certosino, apre al lettore un mondo segreto della Chiesa, che affascina, intriga ma al contempo disorienta. È un romanzo che senza dubbio fa pensare ai tanti misteri e le ombre che attanagliano il Vaticano nel corso dei secoli.

La Chiesa che dovrebbe essere serva per ogni essere umano rischia di apparire padrona, così come si legge nelle parole di padre Rodolfo, uno dei protagonisti del romanzo, «le mie speranze sono tante, ma in tutta onestà ammetto di non avere affatto certezze, ben immaginando gli ostacoli che il pontefice e i suoi stretti collaboratori dovranno affrontare e superare». Così come tentare di risolvere ciò che un teologo progressista eletto dal papa disse a proposito della Chiesa essere per molti ostacolo principale alla fede.  - Non riescono più a vedere in essa altro che l’ambizione umana del potere, il teatrino di uomini che, con la loro pretesa di amministrare il cristianesimo ufficiale, sembrano per lo più ostacolare il vero spirito del Cristianesimo - . (p. 124). Con questa onerosa riflessione che si innesta perfettamentamente nella trama del racconto via via il lettore prosegue, attento a non lasciare insoluto nessun dubbio, per comprendere l’intricato segreto perfettamente celato.  

L’autore intreccia abilmente storia, realtà, esoteria creando un romanzo storico mistico e “noir” dove morti improvvise, assassinii feroci sconvolgono il tranquillo mondo dell’abbazia di Colleprato, interferendo nei segreti del Vaticano.  

Sono bellissime le descrizioni di stati d’animo, di luoghi e personaggi dove ogni dettaglio lo si trova non per caso, alla maniera del grande regista Bernardo Bertolucci. Ed infatti l’autore appare come un regista, dirige le varie scene, incastrandole egregiamente, creando mistero, intrighi che destano la curiosità del lettore di leggere pagina dopo pagina sino a conoscere vittime e carnefici.

Eh si, il romanzo ha in seno vittime e carnefici come nella vita e allo stesso modo accade che il destino di ognuno di essi farà togliere la maschera per svelarsi nella propria identità.

Il racconto ha inizio con l’uccisione di un cittadino turco Cahit Jücel, convertito al cristianesimo, voleva da tempo farsi monaco, intersecando poi l’amore della moglie di Jücel, che nonostante sia stata abbandonata per la fede, Safiye non ha smesso di amare il suo uomo. Bellissima e significativa è a tal proposito la citazione di Péguy: «L’Amore non svanisce mai. La morte non è niente. Io sono solo andato nella stanza accanto». (p. 49).

Si intende chiaramente che Il curatore segreto del Vaticano di Umberto Vitiello va letto, sorseggiato, assaporato per gustarsi i colpi di scena, le malvagità, le ipocrisie, la genuinità, i sentimenti di amore per l’altro e per la fede, la bontà, la bellezza, insomma la vita, mandando giù anche bocconi di amarezza per desiderare una realtà ecclesistica pura, umile, dedita agli ultimi, ai diseredati come insegna il Cristo. Mentre, spesso si è combattuto ed ancora si lotta  per fini non certo riconducibili a quelli cristiani. Ma, soprattutto, merita di essere letto e interpretato nella sua complessità, nella profondità della sua trama come intreccio di un vasto bagaglio di erudizione che comprende il carattere religioso, dogmatico, giurisprudenziale che fa venire senz’altro in mente il machiavellico meccanismo narrativo del celebre romanzo di Umberto Eco, Il nome della rosa.  

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