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Culture
Il Museo di Capodimonte spegne le candeline per i 60 anni

Il Museo di Capodimonte spegne 60 candeline (fu fondato il 5 maggio del 1957) in ottima salute, con numeri in crescita e una generale azione di rilancio del sito culturale portata avanti dal direttore Sylvain Bellenger. Per l’occasione avvia un ricco programma di appuntamenti tutto l’anno, tra visite didattiche, musica popolare nei cortili, il concerto Vita popolare nei quadri di Picasso per il ciclo La musica racconta Picasso, lo Yoga della risata nel Bosco e la Caccia al Real Bosco, oltre a varie altre performance teatrali in collaborazione con Servizi Educativi Museo e la Settima squadra Fanteria a Cavallo della Questura di Napoli. Inaugurato all’interno della Reggia omonima nel maggio 1957 custodisce pitture distribuite largamente nelle due principali collezioni, Farnese di cui fanno parte alcuni grandi nomi della pittura italiana e straniera, tra cui Raffaello, Tiziano, Parmigianino, Bruegel il Vecchio, Van Goch, El Greco, Carracci e Guido Reni, e la Galleria napoletana che raccoglie opere provenienti dalle chiese della città e dei suoi dintorni trasportate a Capodimonte per custodirle a scopo cautelativo durante l’ultima guerra. Tra queste, tele di Simone Martini, Luca Giordano, Caravaggio, Colantonio, Ribera, Solimena. Di significativo interesse anche la collezione di arte contemporanea, unica del suo genere in Italia, in cui spicca Vesuvius di Andy Warhol, quella della famiglia D’Avalos, delle porcellane, la sala degli arazzi e l’armeria farnesiana e borbonica. Il Museo, che nel 2016 ha registrato poco più di 193mila visitatori sotto la guida di Bellenger, è situato all’interno della Reggia fatta costruire da Carlo di Borbone, salito al trono di Napoli nel 1734. Carlo si pose il problema di fornire una degna sistemazione alle opere d’arte ereditate dalla madre Elisabetta Farnese facenti parte della collezione di famiglia iniziata da Papa Paolo III nel XIV secolo e portata avanti dai suoi eredi. Nel 1738 il re avviò la costruzione del palazzo da adibire a museo, ma solo nel 1758 le prime tele furono sistemate in dodici cameroni divise per artisti e scuole pittoriche. Bisogna però attendere il 1957 per l’inaugurazione del museo, fortemente voluto da Bruno Molajoli e Benedetto Croce, grazie ai finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno. Bellenger intanto guarda lontano. Nei mesi scorsi il direttore ha firmato un accordo di collaborazione con il Comune per la nascita di un laboratorio per il turismo sostenibile in tutta l’area che abbraccia il territorio tra Foria e Capodimonte con al centro il quartiere Sanità. L’obiettivo è incentivare la competitività e l’accoglienza, sviluppare nuove risorse con il coinvolgimento delle associazioni  e naturalmente con i principali soggetti culturali che esprime il territorio.

Eduardo Cagnazzi

 

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