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FrancoMatteucci

Odori, inconfondibili aromi, fragranze, profumi sospetti. Queste sono le armi che Lupo bianco – il soprannome con cui è conosciuto l’ispettore di polizia Marzio Santoni – usa per risolvere le sue indagini a Valdiluce, piccola perla turistica tra le montagne innevate: l’ispettore è infatti dotato di un olfatto eccezionale che gli permette di analizzare la scena del crimine come nessun altro. Durante un inverno meno freddo del solito avviene l’incontro con Elisabetta, arrivata a Valdiluce con tre amiche per trascorrere una settimana di vacanza e assaporare un po’ di libertà. Tra i due scocca la scintilla: amore e desiderio renderanno quei sette giorni una vertigine sospesa. Ma la fine della loro passione è firmata da un evento terribile che sconvolge l’intera comunità: le quattro donne vengono ritrovate morte. Quattro cadaveri e nessun indizio. Il corpo esanime di Elisabetta spezza tragicamente una promessa di felicità inattesa e Marzio Santoni vuole a ogni costo la verità. Le indagini partono veloci e mettono in luce vizi pubblici e privati di una piccola cittadina di provincia, rivelando segreti sepolti nel silenzio della montagna.

L'AUTORE - Franco Matteucci, autore e regista televisivo, vive e lavora a Roma. Ha scritto i romanzi La neve rossa (premio Crotone opera prima 2001), Il visionario (finalista al premio Strega 2003, premio Cesare Pavese 2003 e premio Scanno 2003), Festa al blu di Prussia (premio Procida Isola di Arturo – Elsa Morante 2005), Il profumo della neve (finalista al premio Strega 2007), Lo show della farfalla (finalista al Premio Viareggio - Repaci 2010). I suoi libri sono stati tradotti in diversi Paesi.

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@ Newton Compton editori

Marzio osservò l’appartamento 12, il sole aveva inondato l’ambiente, c’era qualcosa di religioso in quei raggi misti alla nebbiolina che si era formata sui corpi. L’energia luminosa scriveva un suo percorso, solida quasi, mentre sullo sfondo la finestra trasmetteva il bosco di faggi. Ingiusto che Angela, Stefania, Flaminia, Elisabetta avessero dovuto troncare così la loro bellissima vacanza a Valdiluce.
I ricordi deviavano dal percorso. Non era facile dimenticare, Marzio riprese il bandolo della matassa, ma più procedeva, più si dipanava.
Ammettendo che si fossero suicidate tutte e quattro, consenzienti, in un atto collettivo di follia, era strano che in quei giorni Lupo bianco non avesse notato negli occhi delle quattro ragazze l’infelicità di un profondo malessere esistenziale. La sua Elisabetta mordeva la vita, assorbiva la luce, gli odori, la passione. Viveva in sincrono con l’universo.

«Luna calante, bisogna preparare le tagliatelle, vengono più docili».
Elisabetta ondeggiando stese la pasta, il sedere si svestì magnifico.
«Vedi com’è facile! L’impasto è meno arrogante. Il mattarello viaggia come una Ferrari».
Marzio le si avvicinò. L’accarezzò con un bacio sulla guancia. Lei lo spolverò di farina bianca.
«Un po’ di neve per far felice il mio bambino».
Spianò una quantità impressionante di fettuccine, per un ristorante piuttosto che per due persone. Le stese ad asciugare sulla spalliera del letto, sulle sedie, sulla scala a chiocciola, sulle grucce dei vestiti. Quel suo muoversi danzante fece scattare una voglia vorace, insaziabile, fecero più volte l’amore, poi lei gli offrì l’altra faccia della luna, per la prima volta. Un’emozione indecente. Il letto agghindato dalle tagliatelle sembrava un albero della cuccagna. Prima di mangiare Elisabetta si fece il segno della croce.

A Marzio restava poco tempo prima che arrivassero quelli del DNA, con le valigette della polizia scientifica; doveva cercare di approfittarne per indossare la divisa. Quell’atto lo infastidiva, come se avesse dovuto recitare una parte, camuffato da sceriffo.
«Le quattro donne si sono suicidate». «È presto per dirlo». «Non avrà mica qualche dubbio?». Il sindaco Tonioli era comparso subito, vestito con eskimo, i baffi che puzzavano di sigaro, gli occhi terrorizzati, finalmente un’espressione vera. Un fatto così gigantesco a Valdiluce avrebbe creato problemi al turismo. Ci sarebbero state pressioni da parte di qualche politico per minimizzare l’avvenimento.
«Posso vedere la stanza del suicidio?»
«Sindaco Tonioli, sta scherzando? Non può entrare», puntualizzò Marzio con fermezza. «La stanza è quella del crimine, non del suicidio o di qualsiasi altra cosa».

 

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