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Culture

 

I RETROSCENA DI AFFARITALIANI.IT SULLA CORSA AL PREMIO STREGA

Una serie di novità sui nomi dei probabili protagonisti al premio Strega 2013: a quanto ci risulta, Newton Compton dovrebbe esserci con Ilaria Beltramme, autrice de “La società segreta degli eretici”, romanzo storico dedicato a Giordano Bruno. Mentre Mondadori ha tre opzioni: Daria Bignardi (“L’acustica perfetta”), Chiara Gamberale ("Quattro etti d'amore, grazie") e Marta Pastorino (in uscita l'atteso "Il primo gesto")... Giunti, a quanto abbiamo appreso, sta pensando a “Nessuno sa uno sa di noi” (Giunti) di Simona Sparaco... - Scopri tutti i nomi di cui si parla
 

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NewtonCompton

LA TRAMA - Roma, giugno 1889. il giovane Prospero giunge nella Città Eterna per assistere all’inaugurazione del monumento a Giordano Bruno a Campo de’ Fiori. Accolto nella pensione di madame Sophie, un luogo strano e misterioso, rimane poco a poco affascinato dai personaggi che la frequentano fino a lasciarsi introdurre in un universo fatto di alchimie allegoriche, arti occulte e filosofia pagana. Conoscenze perseguitate dalla Chiesa in una guerra condotta dagli occulti poteri della Santa Inquisizione. Tra le vittime eccellenti, Giordano Bruno: il più importante custode dell’enigma che avrebbe potuto liberare questo antico sapere. Prospero si troverà ad indagare sul mistero della morte del monaco ribelle, avvenuta a Roma il 17 febbraio del 1600, giorno in cui il domenicano fu arso vivo sulla pubblica piazza. Ad aiutarlo nell'impresa troverà un'oscura società segreta in possesso di una raccolta di antichi volumi dal contenuto arcano. La collezione tuttavia è incompleta: manca una “chiave”, il libro che consentirebbe di decifrare e interpretare tutti gli altri, dando un senso nuovo al mondo conosciuto e alla Chiesa stessa. E la violenza dello scontro non farà prigionieri...

IlariaBeltrammeNewtonCompto

L'AUTRICE -  Ilaria Beltramme è nata a Roma 40 anni fa. Con la Newton Compton ha pubblicato i 101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita (trenta edizioni), Roma in un solo weekend e 101 perché sulla storia di Roma che non puoi non sapere. I suoi libri hanno venduto oltre 150.000 copie. Questo è il suo primo romanzo.

LEGGI SU AFFARITALIANI.IT UN ESTRATTO
(per gentile concessione di Newton Compton)


Roma era dietro l’angolo, eppure quegli ultimi giorni prima della partenza gli erano apparsi eterni e noiosissimi. Li aveva passati leggiucchiando svogliatamente i giornali, all’inizio affamato di notizie sulle mille questioni fra liberali e clericali, poi con sempre meno attenzione, consapevole che le beghe non si sarebbero mai placate. D’altro canto un monumento in bronzo dedicato a Giordano Bruno e collocato al centro di piazza Campo de’ Fiori era un affronto definitivo nei confronti di papa Leone XIII da non lasciare alcuno spazio a una seppure ipocrita idea di riconciliazione.

«Poco male», si diceva spesso il ragazzo. «Che si arrabbi un po’ questo papa, così farà prima a capire che Roma non gli appartiene più e che i romani se ne infischiano dei suoi mugugni!».

Il sedere del cavallo procedeva ondeggiando senza tanti sobbalzi ormai. Intanto, un sole rosso sangue si piazzava davanti alla loro strada quasi a segnalare l’arrivo imminente. Anche la comparsa casuale di qualche rudere li avvisava che presto sarebbero giunti a Porta San Giovanni. Finalmente Roma sarebbe stata anche sua: amica, amante, sorella, benevola protettrice dei liberi pensatori.

Prospero si slacciò il colletto della camicia e bevve dell’acqua per rinfrescarsi. La Porta gli apparve all’orizzonte e per un momento si domandò se non fosse un miraggio di quelli che vengono agli esploratori che si perdono nel deserto. La realtà lo investì un istante dopo. Roma gli sembrò troppo uguale a come se la ricordava, così malandata e rancida. Ma non era questa un’epoca di progresso? Dove s’era andata a cacciare la modernità che la sua generazione vagheggiava e quella precedente aveva conquistato col sangue e il sacrificio? Da qui la Città Eterna gli parve ancora appartenere allo Stato Pontificio e non fu una bella sorpresa.

«Sor Prospero, quant’è bella sta città e aspettate fine mese... C’è la notte delle streghe... Se beve, se magna, le donne cantano... vedrete che festa!».

Prospero rimane accigliato e accaldato a fissare il panorama.

“Colpa dei preti! È sempre colpa loro!”, pensava il giovane, mentre gli occhi si fermavano sulla carcassa putrefatta di un cane ai bordi della strada e subito dopo indugiavano sul davanzale prosperoso di una popolana che appena li vide passare gli lanciò un bacio e gli fece un gesto sconcio con la lingua. Biagio sorrise e strillò: «Ecco er carettiere a vino! Romani! Eccolo!». La popolana ammiccò. E poi sparì incamminandosi lungo il profilo esterno delle mura, verso chissà che baracca malconcia. La vista della basilica, dell’obelisco e dei palazzi lateranensi, poi, non migliorò per nulla l’umore del ragazzo.

“La chiesa la tengono pulita i pretacci, ma di progressi per il popolo non se ne parla!”.

Un gregge di capre, seguito dal pastore e da una piccola muta di cani indaffarati servì a incidere ancora di più questi pensieri foschi nei nervi di Prospero che proprio non riusciva a trovare romantica la compresenza di città e campagna che tanto aveva affascinato i viaggiatori stranieri del passato. Quando pensava alle mandrie che lordavano e si abbeveravano sui resti dell’Impero, il ragazzo s’infuriava. L’Urbe, in quelle condizioni di abbandono, gli apparve per un istante come un’odalisca prigioniera di un palazzo in rovina: isolata, rinchiusa, disperata. In quella disperazione, però, c’era una scintilla di bellezza feroce e dolorosa. E il ragazzo la percepì nel profondo del cuore che infatti gli diede una stretta, subito sopita. No. Lui non si sarebbe fatto infinocchiare dalle crepe e dai sassi scorticati. Lui sarebbe andato a visitare la Roma moderna durante questo viaggio. Avrebbe goduto del progresso. Voleva spingersi fino al Testaccio dove gli avevano detto che un nuovo quartiere stava nascendo fra i campi, dove il Mattatoio era in fase di ultimazione. Sognava di chiudervi dentro tutti gli animali che pascolava- no a Campo Vaccino per liberare la città e restituirla a un presente dignitoso, valorizzato da un passato glorioso, nell’attesa di un futuro ancora tutto da scrivere. Sarebbe anche andato a passeggiare lungo via Nazionale fino alla stazione Termini, fermandosi a vedere la famosa chiesa protestante degli americani dedicata a san Paolo; avrebbe percorso il lungotevere progettato da Garibaldi; sarebbe andato a portare un fiore sui massi divelti di Porta Pia. E avrebbe sostato a lungo davanti al cantiere per il monumento a Vittorio Emanuele II. Lo avrebbe fatto senza rancore. Anche se lui era repubblicano come tutti in famiglia. Repubblicani e mazziniani convinti. L’omaggio floreale ai bersaglieri di Porta Pia, Prospero l’aveva promesso al padre sul letto di morte, alla fine dell’inverno precedente. Fra le lacrime aveva giurato fedeltà imperitura agli ideali di libertà con cui era stato cresciuto e aveva promesso di studiare, di lavorare sodo e di lamentarsi poco.

(continua in libreria)
 

Tags:
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