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Culture
Ivan Cerullo: la sua fotografia tra rock star, filosofia e studio
Ivan Cerullo

Di Alessandro Magi

Ha fotografato divi del cinema, pionieri della musica, lavorando molto all'estero per realizzarli. Cosa la affascina di loro? E perché ha voluto dedicare loro i suoi lavori?

Sono sempre stato affascinato da persone che hanno pensato qualcosa prima di altre. Sia per il coraggio di provare a fare qualcosa mai fatto prima che per il rischio che hanno corso volendo sperimentare e realizzare le proprie idee inseguendo la loro intuizione senza il consenso di nessuno. Nel lavoro video con Michael Giles, co fondatore dei “ King Crimson ” ho voluto esaltare proprio questo aspetto, riuscire a ricreare la sperimentazione eseguita in quel periodo storico, da cui e nato il Rock progressivo Britannico, “ Progressive Rock”. Far vedere e sentire il processo che ha portato a quel risultato pionieristico. Questo è uno degli aspetti ce mi spinge a lavorare con diversi  pionieri nel loro genere musicale, e per farlo sono spesso all’ estero.

Per i suoi scatti non usa photoshop, non usa ritocchi. Lei scatta alla 'vecchia maniera'. Una scelta che va controcorrente rispetto ai tempi moderni. Perché ha scelto di lavorare in questo modo?

Io voglio fare fotografie, non pastrocchi digitali. Posso riuscirci o meno, possono piacere o no, ma voglio fare fotografie. La maggior parte dei lavori li scatto in digitale, quindi sarebbe più facile modificare le foto, cerco di predisporre già lo scatto finale in fase di ripresa, luce, inquadratura, posizione degli oggetti. Lo scatto finale deve avere le stesse caratteristiche che ci sono al momento della ripresa.

Il mio studio fotografico che mette in relazione lo spazio ed il suono, ho tentato di fotografare il suono, qualcosa di infotografabile, è realizzato senza manipolazione digitale. Ho usato solo elementi presenti sul posto. Facendo esplodere delle chitarre in spazi diversi, quindi cambiando le caratteristiche dell’ acustica,  differenti modelli di chitarra daranno diversi effetti visivi di fumo. Con piccole cariche esplosive ho creato il movimento delle chitarre, il fumo prodotto ha simulato l’ effetto dell’ onda sonora.

Per l’esibizione, Marky Ramone, batterista della Punk band  “The Ramones”, ha realizzato con me una serie di scatti mentre distrugge una chitarra.

Sul set è molto attento alla composizione della scena e posiziona i suoi soggetti secondo determinati canoni. Cosa ha influito sulla scelta e la sua tecnica?

Nelle mie fotografie c è la mia storia. Se non ho qualcosa da dire in quella foto non la faccio, non me la sento di scattare foto tanto per farle.

La messa in scena fotografica “ staged photography” rappresenta il mio modo migliore per comunicare e fotografare. La mia foto parte sempre da un foglio bianco, quindi la composizione è tutto.

Con Elsa Martinelli ho realizzato uno scatto che raffigura il percorso fatto per riuscire a realizzare quella fotografia, la parte fondamentale per arrivare ad essere li a scattarla sono stati i dialoghi tra noi due. L’ immagine è costruita sulla base della prima intervista fotografica della storia, realizzata da Fèlix Nadar nel 1886 per “Le Jornal Illustrè”.

Molti dei suoi studi e insegnamenti sulla semiotica della fotografia li ritroviamo nei suoi scatti. Conferma? Può farcene un esempio?

Sono un autodidatta totale, quello che so sulla fotografia l’ ho imparato  sperimentando, osservando e assorbendo tutto quello che vedevo come una spugna. Non avrei mai pensato di interessarmi alla semiotica o filosofia. Non mi sento e non voglio essere assolutamente un esperto in queste materie, il bello è scoprire qualcosa pian piano e quando scopri qualcosa di nuovo sentire l adrenalina e la voglia che hai di realizzare la tua fotografia partendo dalla nuova scoperta.

L’ autoritratto con Paul Di Anno, pioniere dell’ “Heavy Metal” , primo cantante degli “ Iron Maiden” l’ ho costruito dando a tutto un significato, gli spazi, gli sguardi, la posizione delle braccia e della testa e cosi via. Lo sfondo nero porta l’ attenzione solo su noi due. Ho voluto enfatizzare la differenza tra noi mettendo in scena un dialogo tra noi due. Se sono li a scattare quella fotografia è grazie al mezzo fotografico.

Oltre alla fotografia si è dedicato alla composizione video. E' stato un processo quasi naturale?

Il video è un mondo a sé e richiede molto più tempo e più che l’ aspetto tecnico della ripresa, telecamere, sensori ed attrezzatura, m’ interessa il concetto finale, poter inserire l audio. Il 90% dei miei lavori penso che verranno sempre realizzati con la fotografia.

Il suo ultimo lavoro è stato presentato ultimamente Milano. Ancora una volta ha sperimentato con le tecniche video e audio. Può raccontarci qualcosa di più?

Si, ho presentato l’ ultimo mio lavoro 15’ 10’’, realizzato con Thurston Moore, fondatore dei “Sonic Youth” a Milano durante la settimana di MiArt ed ho scelto  una sala cinematografica rispetto ad una galleria d arte. E’ stato molto emozionante e suggestivo, totalmente al buio con l’ audio avvolgente  e professionale di un cinema ha fatto si che il suono si potesse vedere, ha esaudito  in pieno quello che volevo che le persone vedessero. Il video, della durata di 15 minuti e 10 secondi, l’ ho realizzato dando totale libertà a Moore. I protagonisti dei miei video vogliano che siano le persone che riprendo, non io.

Ora su cosa sta lavorando e quali sono i tuoi progetti futuri ?

Sono appena rientrato dagli Stati Uniti dove ho ultimato un lavoro sia fotografico che video su Hollywood. Li presenterò nel 2017 . Ho molte fotografie in mente, lascio sempre che i progetti futuri vengano da sé e prima di realizzarli dovrò crederci fortemente, se non avrò nulla da dire mi dedicherò ad altro in futuro.

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