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Culture
Keith Haring, "bimbo radiante". La grande retrospettiva a Milano
Keith Haring - Tree of Life, 1985, Acrilico su tela 152,5 x 152,5 cm Collezione privata © Keith Haring Foundation

di Simonetta M. Rodinò

All’inizio disegnava con il gesso bambini sui marciapiedi e dovunque, soprattutto in metropolitana. Spirito libero, Haring era ribelle, ma non sguaiato. Ironico e mai sgarbato. Nei soli dodici anni di carriera ha sconvolto il panorama dell’arte della Grande Mela e del mondo. In fretta. Come velocemente ha voluto, e dovuto, danzare nella sua breve vita.

La straordinaria mostra “Keith Haring. About art”, da domani a Palazzo Reale di Milano, pone l’accento su aspetti importanti dell’estetica dell’artista statunitense, eclettico e molto ancorato alle dinamiche sociali e linguistiche del suo tempo.

Il filo rosso che accompagna la rassegna è il continuo dialogo con le fonti che ispirarono il suo percorso creativo: dall’archeologia classica, alle arti precolombiane, alle figure archetipe delle religioni, alle maschere del Pacifico, alle creazioni dei nativi americani, fino ai maestri del Novecento, tra cui Picasso, Jasper Jones, Chagall, Pollock, Dubuffet…

Haring, nasce in Pensylvania nel 1858 e cresce a ritmo di rock’n roll. Da ragazzino subisce l’influenza dei fumetti che il padre schizza per lui. Dovunque si trovi disegna e dipinge: sui cartelloni pubblicitari, sui muri e nella metropolitana. La New York subway è il suo laboratorio.

Poi comincia a studiare la storia dell’arte. Convinto che la fine di ogni ciclo contenga il germe di un nuovo inizio, “guarda all’arte del passato per avviare, attraverso il proprio lavoro, un processo di rigenerazione”, spiega il curatore Gianni Mercurio.

Nell’esposizione, non cronologica, ma divisa per temi, gran parte delle 110 opere sono affiancate a reperti storici, cui Haring s’ispira: dai calchi della Colonna Traiana alla scultura della Lupa di Roma, simbolo della maternità, da un bassorilievo michelangiolesco a una scultura raffigurante l’arpia, la creatura mostruosa della mitologia classica, da un dipinto di Bosh a uno di Picasso…

La prima sezione è dedicata all'Umanesimo. Gli stava a cuore la condizione individuale del mondo. Ecco allora il suo omino, essere antropomorfo, che rappresenta il singolo, ma anche tutto il genere umano. L’uomo al centro di ogni cosa. Emblema della sua controcultura socialmente e politicamene impegnata sulle tematiche droga, razzismo, minaccia nucleare, alienazione giovanile, discriminazione delle minoranze e AIDS.

I grandi acrilici hanno cromie accese e figure stilizzate dalla linea continua. Ma non chiamatelo “padre dei graffitisti”.

Sempre distante dal circolo ufficiale dell’arte, non si legò, come l’amico Warhol, alla riproduzione di marchi commerciali, come Coca Cola o Campbell’s Soup. Fece della sua arte un brand.

E quel “bimbo radiante”, un piccolo corpo con piccole gambe e due braccine, il disegno più conosciuto tra i simboli della sua arte, venne disegnato quattro giorni prima di morire. Da due anni correva la sua danza contro la malattia. L’AIDS lo stroncò a soli trentun anni.

 

“KEITH HARING. ABOUT ART”

Palazzo Reale – Piazza Duomo 12 - Milano

21 febbraio - 18 giugno 2017

Orari: lunedì: 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30-19.30; giovedì e sabato: 9.30-22.30

Ingresso: Intero € 12 / Ridotto € 10 / Ridotto scuole € 6

Catalogo: GAmm Giunti/24 ORE Cultura

www.palazzorealemilano.it

 

 

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