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L'ombelicoDiGiovanna

 

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Puglia, estate 1945. In una lucente giornata, Giovanna esce dal mare con un costume strappato che lascia scoperto l’ombelico, rubando per sempre il cuore di Ezio. La guerra è appena finita, gli invasori hanno abbandonato il paese, e il bikini sarà presentato al mondo solo 12 mesi dopo. Ezio proverà in tutti i modi a conquistare il cuore di Giovanna. Ma lei, impaurita e insicura, non accetterà la sua proposta di matrimonio, costringendo Ezio a fuggire per l’umiliazione. Il giovane pugliese attraverserà l’Italia distrutta ma colma di speranza del dopoguerra, fino a raggiungere Bolzano, dove diventerà un raccoglitore di mele. Sessant’anni dopo una lettera riaccende quella passione mai del tutto sopita. Ezio parte così per un viaggio di ritorno che è un malinconico tentativo di recuperare il passato.

MA PERCHE' UNO SCRITTORE OLANDESE (NATO A BOMBAY) AMBIENTA UNA STORIA D'AMORE IN PUGLIA? ECCO LA RISPOSTA CHE CI HA DATO L'AUTORE: "Penso che tutto sia nato anni fa. All'epoca vivevo a Bolzano, ero in attesa di un treno che mi avrebbe portato a Nord, verso le montagne. C'era un altro treno, un Intercity in partenza per Lecce. Attraverso gli altoparlanti una voce segnalava tutte le stazioni in cui si sarebbe fermato. E' stato come ascoltare qualcosa di magico, una poesia fatta di nomi di città. Sono rimasto colpito... il treno avrebbe fatto un viaggio di 13 ore, per un totale di 37 stazioni! Sembrava la Transiberiana, ma ero in Italia. Dal profondo Nord al profondo Sud. Così, sul treno che mi portava attraverso le montagne ho  iniziato a immaginare un romanzo in cui un uomo anziano viaggiava verso Lecce per tornare alla sua terra d'origine, alla sua giovinezza, al suo primo amore".

Ernest van der Kwast

L'AUTORE - Ernest van der Kwast (Bombay, 1981) è uno scrittore, nonché conduttore del talkshow olandese De Unie Late Night. . Ha vissuto a San Genesio, vicino a Bolzano fino a febbraio 2012. Adesso vive in Olanda. Nel 2004 ha rinunciato a una promettente carriera da lanciatore del disco per pubblicare la sua prima opera narrativa, sotto pseudonimo. Il suo romanzo autobiografico Mama Tandoori (Isbn, 2010) è stato un bestseller. L’ombelico di Giovanna è il suo ultimo libro, già bestseller in Olanda.

LEGGI SU AFFARITALIANI.IT UN ESTRATTO
(per gentile concessione di Isbn edizioni)

Era luglio, era il 1945. Una giornata calda. L’aria vibrava in lontananza. Ezio era andato in spiaggia con il fratello più giovane. Avevano percorso otto chilometri a piedi. Adesso erano distesi sulla sabbia e guardavano le donne camminare sul bagnasciuga in costume da bagno. La guerra era finita; non c’era lavoro, i giorni erano lunghi. Cos’altro poteva fare un uomo italiano se non stare a guardare le donne? Ogni giorno Ezio e suo fratello andavano a piedi da Lecce a San Cataldo, una camminata che si poteva fare tranquillamente in un’ora e mezzo, ma che certe volte, per l’afa e la gente che incontravano, durava anche il doppio. Quel giorno erano stati fermati per strada da amici, zie e anziani, e trattenuti con i loro lunghi racconti. I fratelli Ortolani arrivarono a San Cataldo solo dopo mezzogiorno e adesso se ne stavano distesi con la pancia vuota nella sabbia calda e guardavano le donne in costume cercando di passare inosservati. Non che ci fosse molto da vedere, i costumi erano interi e alcuni arrivavano a coprire anche le ginocchia e le spalle. I momenti più avvincenti erano quando una donna si piegava in avanti per sistemare l’asciugamano o quando usciva dall’acqua e correva verso la spiaggia per anticipare le onde. Attimi in cui non ti serviva la fantasia di una decina di scrittori per avvertire un formicolio al basso ventre. Bastava tenere gli occhi aperti. Il resto della giornata lo si passava a sognare e a fantasticare su costumi da bagno di tutte le dimensioni possibili, ma di un solo tipo: il costume intero monopezzo. (...)Ezio ricevette una gomitata da suo fratello. La gomitata era un segnale per indicare che una donna stava correndo fuori dall’acqua o che aveva assunto una posizione tale che il suo costume avrebbe potuto strapparsi da un momento all’altro, o almeno questo era ciò che sussurrava l’immaginazione. Ezio alzò lo sguardo, perlustrò con i suoi occhi limpidi la battigia del mar Adriatico. E fu allora che la vide per la prima volta, anche se i suoi occhi non sapevano cosa stavano guardando. Ci volle più di un minuto prima che esclamasse: «Vedo un ombelico». Suo fratello non riuscì a dire altro che: «Anch’io». Sulla battigia c’era Giovanna Berlucchi. Inaccessibile, incredibilmente bella. Aveva appena vent’anni, capelli lunghi e scuri che portava sempre sciolti.

(continua in libreria)

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