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Culture

di Antonio Prudenzano
su Twitter: @PrudenzanoAnton

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In rete e sui giornali si continua a parlare del “caso Giulia Ichino”. Ed è un peccato, perché il sistema mediatico e le nuove regole comunicative dell’era dei social newtork hanno distolto l’attenzione da quello che è, e purtroppo resta, il vero problema: la delicatissima situazione dei precari del mondo del libro (migliaia in tutta Italia), e non certo l'indiscutibile professionalità della responsabile della narrativa italiana della Mondadori, figlia dell'ex politico del Pd Pietro. candidato al Senato con Mario Monti, docente ordinario di Diritto del lavoro nell'Università degli Studi di Milano e soprattutto costretto a vivere sotto scorta a causa delle minacce ricevute da parte di alcuni membri delle Brigate Rosse.

Altro che "nepotismo" (che in Italia c'è ma che non è certo il caso di Giulia Ichino). Qui c'è da fare i conti con l'attualissima scadenza di centinaia di contratti, e con l'entrata in vigore della Riforma Fornero che invece di limitare il precariato ha fatto sì che tante aziende stiano o non rinnovando i contratti o proponendo ai lavoratori di aprire la "partita iva" (ne parla nei dettagli, in quest'intervista del dicembre scorso, Onorio Rosati, ex segretario generale della Camera del lavoro di Milano, ora candidato alla Regione Lombardia a sostegno di Ambrosoli, ndr).

Tutto è cominciato quando ieri, nel corso di un seminario organizzato dal Pd, Chiara Di Domenico, altrettanto brava addetta stampa (precaria) di una casa editrice indipendente romana (sì, il tema del precariato riguarda non solo i grandi i gruppi ma anche i piccoli marchi) nel corso di un drammatico intervento sulle condizioni sue e dei suoi tanti colleghi, ha fatto anche il nome della “figlia di Pietro Ichino, che è stata assunta a 23 anni in Mondadori". Un doppio errore, il suo.

Tanti colleghi hanno subito espresso solidarietà nei confronti di Giulia Ichino, che Affaritaliani.it più volte ha intervistato, perché ha stima delle sue capacità e del suo fiuto editoriale, oltre che della sua umanità. Il gruppo Mondadori ha anche diffuso un comunicato su questo caso, sottolineando “che l'unico criterio che da sempre guida l'inserimento di risorse umane in azienda è la qualità professionale, a prescindere da ogni altro elemento”. Giulia Ichino, dal canto suo, ha ammesso di sapere di essere stata "fortunata" e di "vivere con disagio" la sua fortuna, e ha anche dichiarato (a Repubblica) di essere "pronta a rimettere in discussione" un po' delle sue tutele "in cambio di maggiori protezioni per tutti".

Chiuso (si spera una volta per tutte) il discorso su Giulia Ichino, resta purtroppo apertissimo quello sul precariato intellettuale che Chiara Di Domenico ha fatto bene a rendere pubblico, come era già avvenuto a Milano qualche giorno fa, nel corso del teso incontro organizzato a Palazzo Reale dall'assessore alla Cultura Stefano Boeri, e che ha visto protagoniste le storie di ordinaria precarietà raccontate dai lavoratori della Rete dei Redattori Precari (e non solo), alla presenza, tra gli altri, dei sindacalisti della Cgil e di molti addetti ai lavori (qui il reportage di Affaritaliani.it, ndr).  Non si sprechi quest'occasione: d'ora in poi si parli di condizioni di lavoro, contratti in scadenza, partite Iva, verbali di conciliazione... non di polemiche che non stanno in piedi. 

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