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Culture
Il lavoro negli scatti della fondazione MAST



Di Virginia Perini


Ritratti di minatori segnati dal tempo e dalla fatica o immagini di operai dediti alla lavorazione del pollame in fabbrica. Il rapporto uomo/macchina e' al centro della cosiddetta fotografia industriale. Da nomi famosi come David LaChapelle o Gianni Berengo Gardin a Kathy Ryan che ha cominciato a fotografare con l'iphone spinta dalla bellezza del suo luogo di lavoro: c'e' tutto questo nella seconda edizione di Foto/Industria 2015, la rassegna biennale promossa dalla fondazione MAST in collaborazione con il Comune di Bologna che ricorda come talvolta un oggetto o una serie di particolari possano svelare emozioni, vite o storie da raccontare. La serie di mostre si espande in due gallerie al Mast e in altre 11, tutte ad accesso gratuito, in altrettanti luoghi che svelano dal punto di vista storico, architettonico e culturale la ricchezza della città.

Un'iniziativa tesa a valorizzare la cultura del territorio, ha spiegato il sindaco di Bologna Virginio Merola presentando la biennale, illustrando tramite la fotografia d'autore i temi dell'industria e del lavoro. "Con la Biennale e le molteplici iniziative collaterali - ha aggiunto Isabella Seragnoli, presidente della Fondazione Mast - la missione della Fondazione assume una connotazione di testimonianza artistica e creativa che da un lato vuole consolidare l'attenzione verso l'industria , dall'altro vorrebbe dare voce alle immagini per promuovere Bologna quale contemporanea e dinamica protagonista mondiale della Fotografia Industriale e del lavoro".

Tra le mura dei palazzi piu' belli e famosi della citta' sono infatti dislocati gli scatti dei piu' grandi protagonisti del genere: ci sono le suggestive locomotive a vapore di Winstton Link (che si e' dedicato ai 'cavalli di ferro' prima che fossero ritirati falle ferrovie americane), le acciaierie di Edward Burtynsky, le navi di Luca Campigotto, le raccolte di oggetti di Hong Hao, fino alle pittoresche copisterie indiane di Madhuban Mitra e Manas Bhattacharya, tra i quattro finalisti del concorso GD4PHOTOART 2015. Unici gli scatti di Hein Gorny e la sua capacita' di dare senso ed eleganza estetica a oggetti e ambienti industriali, rendendoli piu' simili ai grandi quadri di Caravaggio che alla fotografia moderna. Tantissime le altre opere di prestigio che, come spiega il direttore artistico dell'iniziativa Francois Hebel, ricordano i mille punti di vista con cui guardare il mondo e la storia.

Lo stesso Hebel poi spiega durante la conferenza stampa di inaugurazione le tre principali chiavi di lettura della rassegna e della fotografia in generale: "Una e' estetica e riguarda il piacere di godere di fotografie interessanti di grandissimi fotografi; la seconda ha a che fare con l'educazione per capire tutto quello che si può fare con le foto. La terza è politica, perché il lavoro ha a che fare con la vita, con il nostro quotidiano. E la traduzione del lavoro e della traduzione nei diversi punti di vista, è una prospettiva politica. La tensione tra foto fatte per le aziende o su le aziende; per un gruppo di lavoro o su un gruppo di lavoro da due sguardi sempre in tensione che è poi il racconto della vita".
Aperta fino al 1 novembre, Foto/Industria è un'ottima opportunità per ri-scoprire Bologna.

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