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Culture
"Lo straniero", così si premia la cultura...

È un premio decisamente diverso dagli altri, quello che i redattori e collaboratori della rivista di "arte, cultura, scienza e società" Lo straniero attribuisce ogni anno, sin dal lontano 1992. Il premio ha cambiato nome nel tempo, perché ha seguito le vicende delle riviste dirette da Goffredo Fofi, chiamandosi dapprima "Premio Linea d'ombra", poi "Premio La terra vista dalla luna" e infine "Premio Lo straniero". Con questo ultimo nome è nato nel 1997, e si è spostato, irrequieto e "straniero" per definizione, tra Sud e Nord, da Santa Cesarea Terme (Lecce) a Città di Castello (Perugia), da Roma a Napoli, da Santarcangelo di Romagna (Rimini) a Castiglioncello (Livorno), e quindi dalle rive dell'Adriatico a quelle del Tirreno, anche se sempre all'interno di grandi festival teatrali.
          
La vocazione dei collaboratori di "Lo straniero" è quella di non rispettare le barriere disciplinari. Ogni anno il riconoscimento va ad autori e gruppi spesso apprezzati soltanto dai "pochi ma buoni" per la qualità delle loro opere e dei loro interventi, delle loro azioni - siano essi saggisti o romanzieri, editori o giornalisti, registi cinematografici o gruppi teatrali, fumettisti o illustratori, pittori o fotografi, e infine gruppi di intervento sociale, pedagogico, culturale o religioso, nei loro specifici modi, testimoni rigorosi del proprio tempo. Se dapprima il premio puntava a far conoscere giovani talenti (e a sostenere la loro affermazione) e si chiamava per questo "Scommesse sul futuro", col tempo si è deciso di non considerare l'età dei premiati un criterio determinante, e si è cercato di richiamare l'attenzione su autori, opere e iniziative che se ne ritenessero degne, su personalità oneste e imprese alte, preferibilmente controcorrente, indipendentemente dalla loro età. Si sono segnalati in tal modo anche grandi nomi del nostro presente, e nomi di personalità non sufficientemente riconosciute dalla pigrizia, ottusità o ostracismo del sistema dell'informazione e dagli schieramenti intellettuali e politici.
         

Si è fatto forse qualche errore (di generosità) nei confronti di alcuni giovani artisti che non hanno mantenuto le promesse iniziali, ma chi in futuro volesse avere le giuste indicazioni su ciò che di meglio si è fatto in Italia tra la fine del Novecento e i primi lustri del Duemila, potrebbe trovare nell'elenco dei premiati di "Lo straniero" una guida significativa ai nomi e gruppi più validi e autentici che hanno agito all'interno di una società in mutazione, frastornata e manipolata. Fuori da ogni logica corporativa, da ogni opportunismo settoriale, da ogni combutta professionale, da ogni cordata politica.
Lo stesso accadrà quest'anno, nell'ambiente ospitale e fraterno del festival teatrale di Castiglioncello dove i premi verranno consegnati domenica 28 giugno alle ore 11.

La giuria

Presidenti: Roberta Mozzanti, Rodolfo Sacchettini.
Giurati: Anna Antonelli, Anna Branchi, Goffredo Fofi, Nicola Lagioia, Alessandro Leogrande, Emilia Lodigiani, Luigi Manconi, Giulio Marcon, Alessandra Mauro, Emiliano Morreale, Fausta Orecchio, Simone Tonucci, Nicola Villa, Giovanni Zoppoli.

I  Premiati

Rosellina Archinto ha fondato nel 1965 la più innovativa delle case editrici di libri per l'infanzia, la Emme Edizioni, la cui grafica e i cui testi hanno fatto scuola grazie al coinvolgimento di Altan, Lionni, Mari, Luzzati, Rodari, Sendak e tanti altri, dirige dal 1985 la casa editrice che da lei prende il nome, esploratrice di percorsi letterari e saggistici inediti, con la collana Lettere ha scoperto e riscoperto appassionanti epistolari antichi e recenti.

Laura Bispuri ha diretto con Vergine giurata uno dei film italiani più coinvolgenti degli ultimi anni, interpretato da Alba Rohrwacher, e ha realizzato un film di debutto che non esitiamo a dichiarare, per l'intensità e profondità dell'analisi e della narrazione, come un raro esempio di cinema femminista non astratto e soltanto psicologico o ideologico, un'opera prima di rara forza e bellezza.

Vinicio Capossela, musicista originale e bizzarro che sa scavare nel meglio della tradizione popolare del passato e sa confrontarsi col presente senza inseguirne le mode, è anche un originale narratore e con Il paese dei coppoloni ci ha portato attraverso l'Irpinia patria dei suoi genitori, alla riscoperta e al confronto con un mondo scomparso e con la sua ricchissima eredità di esperienze contadine e picaresche, di esistenze sofferte e però vitalissime, in un viaggio nel passato stesso dell'Italia di cui sentivamo il bisogno e di cui gli siamo riconoscenti.

Saverio Costanzo è, tra i registi italiani, quello che in film come Private, In memoria di me, il recente Hungry Hearts e altri, ha esplorato ed esplora con maggiori ostinazione e rigore nodi psicologici e sociali delicati e irrisolti del nostro presente, non solo italiano, con il giusto equilibrio di tensione e crudezza e con un forte senso della comunicazione cinematografica, ma anche con il rispetto di cui essi hanno bisogno per venir compresi e affrontati.

Roberto Keller ha fondato a Rovereto nel 2005 una delle imprese più interessanti del nostro panorama editoriale, scegliendo come campo d'azione quello appassionante,  perseguito con generosa curiosità e intelligenza insieme ai suoi collaboratori, delle letterature poco esplorate dall'editoria maggiore, europee e non solo, e delle letterature di confine. Gli dobbiamo molte felici scoperte, non ultima quella del premio Nobel Herta Müller.

Saverio La Ruina è autore, interprete, regista di monologhi "calabresi" che evocano in modi duri e commoventi, in opere come Dissonorata, La Borto, Italianesi, Polvere, soprattutto le difficoltà della condizione femminile nella sua regione, in particolare quelle di un passato che si tende a dimenticare. Oltre a questo, è anche il fondatore e l'animatore insieme a Dario De Luca del festival teatrale che ha luogo nella sua città di origine, Castrovillari, tra i più necessari di questi anni, radicandolo nel panorama sociale del nostro Sud.

Paolo Mereghetti è tra i pochissimi eredi di una grande tradizione, non solo italiana, di critica cinematografica, dal tempo di "Ombre rosse" e successivamente su quotidiani come "Il giorno" e "Il corriere della sera". È insomma tra i pochissimi - non si arriva a contarli sulla punta delle dita - il cui giudizio non sa di corporativo e sa invece di vera cultura non solo in fatto di film, di vera passione e di vera curiosità. Il suo Dizionario dei film è peraltro l'ausilio fondamentale di tutti coloro che ancora amano quest'arte in continua mutazione.

Tullio Pericoli è uno dei grandi artisti del nostro paese, ma insieme - come grafico e illustratore e scenografo - uno dei pochi che sa essere anche un grande artigiano. Le sue esplorazioni del volto umano (evocazioni dell'anima e non solo dei tratti somatici di grandi artisti e intellettuali) e i suoi paesaggi (tra i quali i più evocativi sono quelli delle sue Marche native) sono tra le cose più profonde, anche se possono apparire immediate e semplici per la purezza dello sguardo, che egli ci abbia donato. Altrettanto importanti, le sue riflessioni teoriche su un'arte che egli conosce bene come pochi e di cui ha saputo evitare tutti i trabocchetti.

Alba Rohrwacher è l'attrice cinematografica italiana più nota degli ultimi decenni, la più brava per acume psicologico, per misura, per intensità e varietà di accenti in film di Soldini, Diritti, Avati, Costanzo, e di sua sorella Alice Rohrwacher, di Emma Dante, di Laura Bispuri. Di proverbiale generosità nei confronti di imprese azzardate, di registi e di produttori esordienti o quasi, premiando lei insieme a Bispuri e Costanzo  esprimiamo la nostra riconoscenza verso coloro che credono in un cinema italiano che sia ancora all'altezza del nostro tempo.

Maurizio Torchio, dopo i racconti dell'esordio e un libro sorprendente sull'orfanezza di tutti (Piccoli animali), ha scritto a distanza di qualche anno Cattivi, uno dei romanzi più belli e più meditati di questi anni, immaginando e raccontando la vita carceraria in tutte le sue aberrazioni, il carcere come esempio estremo delle ingiustizie sociali e delle complessità psicologiche (e forse antropologiche) più antiche e insieme più nuove. Ha affrontato con lucidissima partecipazione dilemmi di tutti, e l'insensatezza del nostro vivere.   

No-Tav. Premiando i rappresentanti del movimento di disobbedienza civile forse più avanzato e certamente più radicale nell'Italia recente, mai così supina e conformista nei confronti dei vecchi e nuovi poteri, i collaboratori di "Lo straniero" esprimono la loro speranza di un contagio da questa esperienza a cento, a mille altre. Non sono ottimisti sul futuro, ma che attorno alla farsa e alla violenza politica ed economica che si è espressa nell'idolatria dell'Alta Velocità si sia creato un movimento di resistenza e proposta come quello dei militanti della Valle di Susa è per noi un serio motivo di conforto e di orgoglio.

 

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