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Culture

Twelve, wood, dolphin, knife, bowl, mask, crystal, bones and marble - fusion. Exploring materials è la prima mostra in Italia di Evgeny Antufiev, aperta al pubblico dal 17 febbraio al 31 luglio, realizzata per la Collezione Maramotti, a Reggio Emilia. Nelle installazioni dell'artista russo, oggetti apparentemente privi di correlazione tra loro, quali stoffa, cristalli, meteoriti, ossa, capelli, denti, colla, pelle di serpente, insetti, marmo, legno, si fondono e si trasformano.

Evgeny Antufiev

 

Antufiev realizza tutto con le proprie mani: cuce, ricama, intaglia il legno, fa bollire ossa e teschi, perché per l'artista, nel processo di realizzazione delle opere d'arte, il lavoro assume il valore di un rito. L'allestimento della mostra segue un ritmo quasi celebrativo: lo spazio contiene la vibrazione, dei materiali e degli oggetti utilizzati, che porta lo spettatore in una camera delle meraviglie interiore in cui ogni cosa ha un suo posto preciso e una sua relazione nello spazio mentale dell'artista.

DAMIEN HIRST, VANESSA BEECROFT E LA POLEMICA SULL'ARTE CONTEMPORANEA

In una stanza caldo umida farfalle nascono su una tela bianca, volano e alla fine muoiono davanti ai visitatori. E' In and Out of Love, l'installazione di Damien Hirst che ne ricrea un'altra del 1991: vita e morte, bellezza e orrore come in molte delle opere dell'artista-showman al centro della sua prima retrospettiva in Gb alla Tate Modern. Esposte oltre 70 opere.

"E' da anni che ci lavoriamo e l'artista ha collaborato molto da vicino in ogni fase della realizzazione della mostra, che per la prima volta mostra l'evoluzione della sua opera nel corso di oltre vent'anni" spiega Ann Gallagher, direttrice della mostra e autrice del catalogo che la accompagna.

Si parte dalla prima teca di legno bianco con dentro le scatole di farmaci che la nonna di Hirst gli aveva lasciato alla sua morte, per poi vedere le installazioni di un'intera stanza foderata di medicine, poi le Quattro Stagioni, quattro grandi teche di acciaio con pillole di colori diversi a seconda della stagione. Il fascino morboso per la malattia e la morte è evidente anche nelle opere con le sigarette, tra cui un portacenere gigante pieno di pacchetti vuoti e mozziconi che diffonde nella sala l'odore di nicotina. Inevitabilmente al centro della mostra e dell'attenzione sono gli enormi animali in formaldeide che avevano catapultato Hirst alla notorietà, come il grande squalo di "The Physical impossibility of death in the mind of someone living" del 1991 e la mucca tagliata in due con accanto il suo vitellino di "Madre e figlio divisi" del 2007. Opere note ma che hanno ancora il potere di sorprendere e far riflettere.

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LA POLEMICA SU DAMIEN HIRST - Dalla provocazione artistica della scena contemporanea britannica all’architettura: Damien Hirst, il controverso artista che mise pecore, mucche e squali in formaldeide, si cimenterà ora nella realizzazione di un eco villaggio nel Devon. Affiancato dall’architetto Mike Rundell, della MRJ Rundell & Associates, l’artista ha intenzione di costruire per il suo paese natale, la cittadina di Ilfracombe, 500 nuove residenze alimentate esclusivamente con energia rinnovabile, nel tentativo di rivitalizzare questa zona della Gran Bretagna. Da qualche tempo Ilfracombe è al centro di un vasto progetto si riqualificazione e crescita, che dovrebbe portarla alla costruzione di ulteriori 1.000 unità residenziali, di un nuovo centro sanitario, nonchè di un polo per l’istruzione ed il commercio. Il milionario artista detiene già la proprietà del 40% dei terreni destinati al suo futuro insediamento ed ha intenzione di creare un progetto unico nel suo genere, pionieristico ed all’avanguardia, prestando attenzione alle tradizioni costruttive locali come i tetti inclinati, bowindows, i timpani, terrazze a corte e materiali resistenti, ma integrandoli non la tecnologia moderna, per “fornire una fusione tra la città a nord e la campagna a sud”.

L’Eco-villaggio utilizzerà turbine eoliche incorporate nei tetti, pannelli fotovoltaici, isolamento avanzato e illuminazione naturale, cercando nel limite del budget, di inserirsi in una fascia di mercato di alloggi a prezzi accessibili, ma ad alte prestazioni. Il progetto per il nuovo ecovillaggio di Hirst e Rundell, che verrà ufficialmente presentato entro sei mesi, ha già ottenuto riscontri contrapposti, spezzando a metà la critica britannica tra coloro che vedono il nuovo insediamento come il nuovo tema dell’avanguardia contemporanea e coloro che vedono nel progetto solo una nuova “città giocattolo”. da Rinnovabili.it

 

ANCORA BUFERA SU DAMIEN HIRST, LE OPERE NON SONO FATTE DA LUI/ Il fatto di delegare o affidare ad altri l'esecuzione delle proprie opere ha generato innumerevoli polemiche intorno al lavoro di Hirst. Non ultima la provocazione lanciata dal pittore inglese David Hockney che, alcuni giorni fa, in occasione dell'apertura della sua mostra alla Royal Academy di Londra, ha fatto stampare sulla locandina la frase 'Tutti questi lavori sono stati fatti dall'artista stesso, in persona'. Di contro, Hirst manifesta un autentico disinteresse nei confronti dell'annosa questione relativa all'originalità dell'opera d'arte, questione peraltro obsoleta e messa in discussione da fin troppi artisti già a partire dagli anni Cinquanta. Per Hirst il fatto che l'esecuzione di un progetto artistico venga messa in opera da altri è un falso problema. In fondo, questo fenomeno si manifesta da secoli in architettura. Eppure, nessuno si permetterebbe mai di affermare che la casa sulla cascata (casa Kaufman) o il Guggenheim Museum di New York non sono i capolavori di Frank Lloyd Wright ma delle maestranze impegnate nella loro realizzazione materiale. In ogni caso, gli Spot Paintings vanno evidentemente in un'altra direzione che poco o nulla ha che vedere con la provocazione; sono piuttosto il risultato una ricerca, certamente ossessiva, sul colore e sulla nostra percezione di esso. Hirst dichiara, senza mezzi termini, di essere un grande colorista e col colore vuole sedurre e, allo stesso tempo, sconvolgere la nostra percezione visiva. In tal senso, non ha nessuna importanza il fatto che egli abbia realizzato di sua mano solo cinque Spot Paintings, se poi tutti i dipinti della serie fanno esclamare all'osservatore 'Wow' e, immediatamente dopo, fanno venire voglia di stropicciarsi gli occhi. Stiamo guardando dei semplici puntini colorati su supporti bianchi, eppure la nostra percezione visiva ne ne è sconvolta e la realtà fisica del quadro è completamente stravolta.

IL DIBATTITO: ARTE O BUSINESS? - Damien Hirst è stato in mostra contemporaneamente nelle sedi di Gagosian di New York, Londra, Parigi, Los Angeles, Roma, Atene, Ginevra e Hong Kong, con oltre 300 esemplari della sua serie di spot paintings, dipinti a pois colorati. Un record di mostre parallele che, tra l'altro, frutterà parecchio economicamente. Pare che l’operazione rientri in una strategia che punta a proteggere il valore dell’opera di Hirst dopo il calo registrato in seguito all’asta Beautiful Inside My Head Forever tenutasi da Sotheby’s nel 2008. Ma il connubio tra arte e mercato che da sempre caratterizza le opere ipercostose dell'artista non convince la critica. Oltre ai costi, a destare perplessità sono le 1.400 opere della serie in mostra, i cui dipinti sono talmente simili tra loro da apparire intercambiabili e oggettivamente superflui (da cui nasce la parodia di Banksy). L'artista al Times ha confessato: “Ho contato quante opere ho creato nella mia vita: circa 4.800, senza includere le stampe. So che Warhol ne ha fatte 10mila senza includere le stampe, e Picasso 40mila. Quindi mi resta una lunga strada da fare”.


Le contestate opere di Damien Hirst
Foto Prudence Cuming Associates/Courtesy of White Cube..©Damien Hirst.
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Scrive ad Affari un ricercatore milanese di filosofia estetica, Andrea Muggi, che attacca le opere delle artiste e esprime alcune perplessità sull'arte contemporanea.

LA LETTERA: Gentile redazione, stavo riflettendo. anche il mio corpo e quello dei miei amici fotografati mentre si ingozzano durante una cena possono essere considerati "artistici"? allora concordo: w l'arte contemporanea. in realtà devo confessare che Miru o la Beecroft non mi esaltano per niente. c'è chi dice: "a me piacciono i corpi". anche a me. e anche parecchio. i corpi. punto.

 


Opere viventi di Vanessa Beecroft
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tanto vale fotografarsi nudi in spiaggia.
con onestà non vedo dove stia l'arte, a parte il fatto che "molti dicono che sia arte". o addirittura che "molti che potenzialmente sono colti e stimabili mi guardano con disgusto se non noto subito quanto è arte". ora... da un lato non posso pretendere l'oggettività della scienza (ma anche lì Feyerabend avrebbe il suo da dire) ma non riesco a mandare giù il soggettivismo puro. peggio ancora temo il "gregarismo massificante" che vale sia per Justin Bieber o Alessandra Amoroso... ma anche per la letteratura e l'arte

chiudo con un concetto che mi piace tantissimo. la dissonanza cognitiva. se 10 persone a tavola sostengono che un bicchiere verde è rosso e lo fanno con naturalezza... l'undicesimo, il 25% delle volte alla fine sosterrà che il bicchiere è rosso. è un meccanismo sfruttato appieno dalla pubblicità. e che l'arte sia entrata in un meccanismo pubblicitario (tale per cui non è il formaggio a essere più buono ma la mia convinzione che lo sia...) non mi va giù, considerando poi che viene attaccato con moralismo chi pubblica donne nude sulle riviste perché quelli sono nudi "non artistici..." c'è qualcosa che non va...

 


Sui tetti di Istanbul, in un tunnel o tra i binari, tra gli ingranaggi di una fabbrica, tra i resti di un teatro abbandonato o sul Manhattan Bridge. Il panorama varia, rimanendo sempre legato a una visione urbana, ma il corpo dell'artista resta immutato. Il corpo in questione è quello di Miru Kim e nelle sue apprezzate installazioni si incastra, completamente nudo, tra panorami notturni e paesaggi metropolitani. Miru Kim si fotografa in zone private dove l'accesso è difficile o negato e dal 2004 lo fa senza abiti
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