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Culture

di Simonetta M. Rodinò

"How many roads must a man walk down  Before you call him a man?" The answer my friend is blowin' in the wind" ("Quante strade deve percorrere un uomo prima di essere chiamato uomo? La risposta amico mio soffia nel vento"), cantava nel 1963 Bob Dylan. Che con quella voce ruvida e nasale comprimeva nelle sue incalzanti domande tutto il desiderio di un radicale cambiamento di prospettiva che in quel periodo aleggiava nell'aria. In oltre quarant'anni di carriera, Dylan ha attraversato la storia del rock in continua contraddizione con le aspettative legate al suo nome.



 

BOB DYLAN Rope 2008 2011 121.9 x 91.4 cmBOB DYLAN Rope 2008 2011 121.9 x 91.4 cmGuarda la gallery

Figura chiave del movimento di protesta americano e profondo sostenitore dei diritti civili, il cantautore e compositore statunitense, nato con il nome di Robert Allen Zimmerman, è ospite, nella sua poco conosciuta veste di pittore, con la mostra "New Orleans Series", da oggi nelle stanze dell'Appartamento di Riserva di Palazzo Reale a Milano. La rassegna, curata da Francesco Bonami, presenta 23 dipinti recenti dedicati alla New Orleans degli anni Quaranta e Cinquanta, realizzati ispirandosi a fotografie e ritagli di giornale: le tele, dalle campiture piatte e dalle cromie cupe, raccontano frammenti di storie e personaggi che sembrano appartenere ai romanzi noir. Scene secche in cui si alterna amore, violenza, sesso. Quadri di una quotidianità sconcertante che riportano alla mente i ritratti della solitudine della vita della gente comune nelle opere del grande Edward Hopper. Ma se nei lavori di Hopper si respirano malinconia e decadenza, in quelli di Dylan non è facile provare emozioni. Nell'ultima sala sono esposte quattro tele dai colori più accesi che riproducono scorci di New Orleans, in cui è assente la figura umana: nati su disegni eseguiti in giro per la città, sono forse un po' naïf, ma risultano i preferiti dell'autore stesso. Musica e pittura sono discipline diverse in cui si sono cimentati altri personaggi celebri, dal mitico trombettista jazz Miles Davis, la cui cifra stilistica era caratterizzata dall'inserimento di elementi mutuati dalla cultura africana, ai ritratti e autoritratti inquietanti del compositore e attore britannico Dadid Bowie. Senza voler togliere nulla alla loro passione per i pennelli, non li ricordiamo forse soltanto per la loro bravura nel campo musicale?
D'altronde lo stesso Bob Dylan sembra ambire più al riscontro della gente comune che non al giudizio dei critici d'arte, che lo hanno sempre giudicato severamente.

"Bob Dylan. New Orleans Series"
Palazzo Reale - Piazza Duomo, 12 - Milano
5 febbraio - 10 marzo 2013
Ingresso libero
Orari: Lunedì 14.30-19.30; Martedì, Mercoledì, Venerdì e Domenica 9.30-19.30; Giovedì e Sabato 9.30-22.30
www.comune.milano.it/palazzoreale

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