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Culture

di Alessandra Peluso

Susanna Tamaro

Ogni qualvolta ho osservato gli occhi di Susanna Tamaro ho avvertito una sensazione di profonda solitudine, smarrimento ingabbiati da una dolcezza rassicurante, materna. Ora che leggo il suo libro Ogni angelo è tremendo (Bompiani 2013) riesco a colmare quel vuoto, quella solitudine di una vita trascorsa. È un’autobiografia l’opera di Susanna Tamaro, anche se piuttosto la preferisco considerare un diario, una sorta di chiarimento, uno sguardo introspettivo di se stessa, della propria vita, ma anche un racconto da ascoltare come se stesse parlando una nostra cara e affettuosa amica. Scrive con dolcezza, ha uno stile semplicemente disarmante, chiaro, dettagliato, che appartiene ad un’infanzia, un’adolescenza vissuta in un profondo dolore, solitudine, “vuoto generato dal vuoto”. C’è tanto dolore nell’autrice che leggendo le sue confidenze sembra ad un tratto di riviverlo, rivivere quella solitudine in una famiglia che non era tale, una figlia non amata, considerata come il fratello - un pacco spesso dimenticato -.

Susanna è una bambina che già da piccola avvertiva il senso del lutto, della morte, soffriva di insonnia e piangeva continuamente senza saperne il motivo e senza che nessuno padre o madre glielo spiegasse, solo dopo tempo si trovò la soluzione, ahimè drastica e invasiva, un aiuto farmacologico. Così si legge: «Grazie chimica! Quando nessuno si prendeva cura di me, tu l’hai fatto! Grazie bromuro, dolce compagno delle mie notti e dei miei giorni». Stupisce e lascia interdetti quando un angelo, delle creature innocenti sono abbandonate ai loro destini, sono in balia di se stessi, dove si perpetua l’assenza dei genitori, le violenze psichiche e persino fisiche che restano indelebili, cicatrici sempre sanguinanti, e non è certo il tempo a curarle. Semmai si sublimano, rinforzando la sofferenza come corazza per affrontare la vita con coraggio e determinazione.

Susanna Tamaro porta con sè sensazioni, emozioni soffocate, dubbi, incertezze, dolori e poche gioie simile ad una tartaruga con il proprio scudo o carapace che racchiude il corpo con una corazza protettiva: ecco così appare questa tenera bambina che trascina con sé fino ad età adulta la sua corazza difensiva per poter affronatre il mondo, l’esperibile che spaventa. Non si tratta di un caso raro, purtroppo, accadeva negli anni vissuti dall’autrice e accade oggi: bambini vittime sacrificali su un altare ad un Dio per il quale si invoca un aiuto che sembra  inascoltato. Eco di un dolore scandito dai volti persi nel vuoto e nel silenzio dei genitori, nel buio delle notti insonni. Occorre «individuare un luogo, raggiungerlo e lì rimanere fermi, oppure andare avanti ... trovare un vestito della taglia giusta e tenerselo stretto. Con il tempo, però cresciamo e il vestito rimane sempre lo stesso, si adatta alle mutate condizioni del nostro corpo; così, lentamente e inesorabilmente, si trasforma in corazza». (p. 137).

È questa corazza che ognuno di noi crea per difendersi dalle torture che l’esistenza impone fino a che crescendo si avverte il peso di se stessi, un fardello troppo pesante da sopportare, invano si chiede aiuto e si cerca di capire, di conoscersi. Senz’altro risuona come una crudeltà l’espressione “Conosci te stesso” (nosce te ipsum) per Susanna Tamaro, crudele guardarsi dentro per sentire riecheggiare il dolore, le mancanze, i silenzi, ma è un invito che l’autrice fa ad ogni lettore, un invito a guardarsi dentro, a conoscersi, capirsi, comunicare, imparare il linguaggio della parola con se stesso per empatizzare con gli altri e tentare di rinsavire un rapporto con l’esterno, con l’altro, un confronto che forse non c’è mai stato.

È un libro che testimonia la vita: insegna ad accogliere le proprie contraddizioni, il dolore, la paura, la solitudine e a trasformarli in amore, gioia di vivere per donare un affetto mai avuto, un sorriso, un conforto. È ricco di sensibilità, di intimità, di compassione per un passato vissuto in un abisso che non conosce consolazione e per un presente privo di rancori verso i propri genitori che addirittura ringrazia generosamente per averle dato la vita e per aver conosciuto con le sofferenze la luce, la libertà, la forza di essere se stessa con pochi colori e monocromie. È la vita. È una vita che in qualsiasi modo la si vive, vale la pena viverla, amarla. Ogni angelo è tremendo di Susanna Tamaro colpisce il cuore di ogni lettore come il dardo di Eros, pervade totalmente cuore e mente infondendo un grande coraggio e forza - temprando gli animi deboli e rinvigorendo quelli forti - perchè non siamo poi semplicemente canne al vento fragili come Pascal ci definisce.        

               

 

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"ogni angelo è tremendo"susanna tamarobompiani

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