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Culture

di Patrizia Gioia

La sua faccia mi ha subito sedotta, senza possibilità di remissione.

Una faccia sguaiata e sguainata, da animale inquieto e senza padrone, due occhi fatti d’orizzonti di cieli e mari attraversati con irrequietezza e una bocca pronta, come il cuore, al bacio del miracolo.

Roman Gary (pseudonimo di Romani Kacev) mi guarda così da uno dei suoi molti libri, editi tutti da Neri Pozza (che ringrazio sentitamente per tali doni), era da tempo che per meandare a letto non era più un piacere, non trovavo libro degno di addormentarsi con me.

Ma si sa che prima o poi qualcuno ti chiama, se hai pazienza e sai riconoscerne la voce, così la seduzione di Romain iniziò con il libro: Biglietto scaduto dove, attraverso il personaggio  di Jacques Rainier, Romain toglie il velo a sé stesso, al declino fisico e spirituale di un uomo che ha avuto tutto dalla vita e che improvvisamente si vede grazie allo specchio di Jim Dooley, il miliardario americano che, rincontrato dopo dieci anni e non a caso a Venezia, gli mostra quello che anche lui è diventato e che gli farà scrivere in un altro suo conturbante libro: “ La promessa dell’alba” :  gli uomini anziani: non hanno un ascendente su di me, li ho sempre considerati come fuori gioco , e i loro saggi consigli mi sembra si distacchino da loro come foglie morte da un albero certamente maestoso, ma non più nutrito dalla linfa. La verità muore giovane. Ciò che la vecchiaia ha “imparato” è in realtà tutto ciò che ha dimenticato; la grande serenità dei vecchi dalla barba bianca e dallo sguardo indulgente mi convince poco, così come mi convince poco la dolcezza dei gatti castrati; e ora che l’età comincia a pesarmi con le sue rughe e i suoi acciacchi, non baro con me stesso e so che, per quel che conta, ormai sono stato e non sarò mai più.

I suoi libri sono come i cetrioli che lui ama alla follia, ( mangiare i cetrioli guardando il mare è per Romain assoluta felicità) contengono il bello e il terribile dell’amore e della vita, nessun falso moralismo, quella che avrebbe potuto essere la promessa dell’alba non è detto che sarà mantenuta al tramonto.

Romain non si è mai nutrito - né ci nutre - di falsità o di cetrioli da supermercato, in lui davvero veglia una genuina potenza d’amore : niente poteva accadermi.... anche perché tutto il mio gusto del capolavoro, la mia maniera istintiva di abbordare la vita come un’opera d’arte in elaborazione, la cui logica nascosta ma immutabile sarà sempre, in definitiva, la bellezza, mi spingevano a ordinare nella mia immaginazione l’avvenire secondo una corrispondenza rigorosa nei toni e nelle proporzioni, con zone d’ombra e luci, come se il destino umano si svolgesse grazie a qualche magistrale ispirazione classica e mediterranea, preoccupata soprattutto dell equilibrio e dell’armonia.  Una visione simile delle cose, che faceva della giustizia una specie di imperativo estetico, mi rendeva invulnerabile nello spirito...

La verità dello scrivere, ultimo posto dove andare a sbattere; l’amore per ogni animale, il saper delirare, cioè vedere e andare oltre la linea che segna ogni sicurezza, la gratitudine, sguardo

che sa vedere la preziosità di ciò che definiamo banale, l’amore incrollabile per De Gaulle e la grande tenerezza per i croissant : penso che tra il 1936 e il 1937 al banco del Capoulade mangiai, senza pagare, tra i mille e i mille e cinquecento croissant. Per me era come una specie di borsa di studio che mi veniva passata dall’istituzione. Mi è rimasta una grande tenerezza per i croissant. Mi pare che la loro forma, la loro crosta, il loro buon tepore abbiano qualcosa di simpatico e di amichevole. Oggi non li digerisco più così bene come una volta e i nostri rapporti sono diventati più o meno platonici. Ma mi piace saperli là, nel loro cesto, sul banco. Hanno fatto più loro per la gioventù studentesca che la terza Repubblica. Come direbbe il generale De Gaulle, sono dei buoni francesi.

Ogni parola non sua banalizzerebbe il rapporto di Romain con la madre, ( è appena uscito a proposito un libro:Le madri ebree non muoiono mai ).

Rapporto che non voglio assolutamente definire, non si può né si deve, nessuno può mai sapere  veramente cosa muove in noi l’alterità, il tradimento che vive in ogni nostra traduzione è da tenere sempre bene illuminato, non siamo certo noi che possiamo risarcire perdite, spesso irrisarcibili perfino da noi stessi; al massimo possiamo sostare nella domanda.

Davvero, Romain, mai reciso quel cordone ombelicale?

Davvero, Romani, tutta verità la tua? ( a volte ti senti proprio preso per il c..., però ci stai.)

Davvero, Romain, è solo lei quella genuina potenza d’amore?

O è come l’uccellino sulla groppa dell’elefante? ( L’elefante pensava d’essere così bello e coraggioso solo perché confortato dalla presenza di un uccellino sulla sua groppa; fin che un giorno gli svelarono che non c’era alcun uccellino, solo una piumetta, e poi nemmeno più quella, portata via dal vento ).

 

Romain è stato eroe di guerra, scrittore e vincitore di due premi Goncourt, aviatore, diplomatico, patriota, cineasta, una vita smisurata e geniale, seduttore e amante appassionato di così tante donne, da fargli scrivere: sono sempre stato solo. Troppe, infatti, significa nessuna.

Del resto Romain ha sense of humor da vendere ( non a caso abile diplomatico)  e si sa che lo scrivere bene, come morire bene, ( la sua morte è un ultimo atto teatrale. Un omaggio alla teatralità di una vita di lei ? Un risarcimento? Una vendetta? Un addio alla russa ?) richiede immaginazione e saper giocare con tutte le palle.

Quante?

....avevo un bel darmi da fare, la settima palla continuava a sfuggirmi di mano. Il capolavoro restava irraggiungibile, eternamente latente, eternamente presentito, ma sempre fuori portata.

Il successo continuava a eludermi. Ci mettevo tutta la mia volontà, facevo appello alla mia rapidità, le palle lanciate in aria si susseguivano con precisione, ma appena lanciavo la settima, tutto l’edificio crollava e restavo lì costernato, incapace di rassegnarmi, incapace di rinunciare. Ricominciavo. Ma l’ultima palla è sempre rimasta fuori dalla mia portata. Mai la mia mano è riuscita ad afferrarla. Ci ho provato tutta la vita.

Scoprire che l’ultima palla, quella che ti farebbe campione, non esiste è da eroi.

E’ una triste verità e non bisogna rivelarla ai bambini. scrive Romain.

Ecco perché i suoi libri non possono andare in mano a tutti.

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romain gary
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