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CosimoArgentina

 

di Antonio Prudenzano
su Twitter: @PrudenzanoAnton

I romanzi di Cosimo Argentina sono pugni allo stomaco che non si possono schivare. Lo scrittore nato a Taranto nel '63 (dal '90 vive in Brianza, dove insegna, ma non ha dimenticato la sua terra d'origine)  è appena tornato con un libro dal ritmo emotivo formidabile, un testo crudissimo e senza speranza, perché in certe periferie dimenticate da tutto di futuro non ha senso parlare. Un romanzo che comincia e finisce su una spiaggia, in una notte nerastra di sangue morto, con una testa mozzata ormai immobile. Intorno, miliardi di granelli di sabbia che si mescolano a non pochi frammenti di denti strappati a bocche brutalmente sventrate. "Per sempre carnivori" (in libreria per la collana "Nichel" di minimum fax), è saturo di personaggi ripugnanti, ma veri. Quelle di Argentina sono 190 pagine - mai consolatorie  - di solitudini e follie che si incrociano. Ed è come se Quentin Tarantino per il suo ultimo capolavoro avesse scelto di trasferire la troupe nel Salento più estremo. Sì, questo libro è pulp, violento, grottesco e a modo suo anche tragicomico, proprio come il cinema dell'amatodiato regista americano. Ma siamo anche dalle parti del Salento invernale già messo su carta dal conterraneo Omar Dimonopoli, in quel "Uomini e cani" che Isbn edizioni a breve riporterà in libreria. Una terra lontana anni luce da quella tanto di moda, tutta "sole, mare e vento" che d'estate si riempie di turisti.

"Per sempre carnivori" è un libro che definire politicamente scorretto è poco, popolato da esistenze allo sbando. E Argentina, già autore di un brillante "on the road" ("Viaggiatori a sangue caldo", Avagliano, 2005), a modo suo scrive un viaggio al termine della notte salentina, in cui tre ragazzi si ritrovano (malcapitati) insegnanti più che precari in un istituto tecnico, e diventano amici. E amici a loro modo (tra goliardate, cameratismo, bevute sulla spiaggia…) lo resteranno fino in fondo, fino all’ultima goccia di sangue lasciata sulla sabbia. Trascorrono le loro giornate in questa scuola privata di Ginosa, al confine tra Puglia e Basilicata, popolata da una fauna adolescenziale svogliata, che sa bene che sarà sufficiente la retta pagata puntualmente dai genitori, ignoranti arricchiti, per passare l’anno. Ma poi?

I nostri tre fratelli “per sempre carnivori”, insegnanti perfettamente consapevoli dell’inutilità del loro ruolo, insieme  a un gruppo di colleghe trascorrono ore e ore in macchina. Sì, di chilometri se ne macinano a centinaia in questo romanzo: scorribande lungo la litoranea, spingendosi fino a Campomarino - lasciandosi alle spalle torri diroccate e sogni da tempo messi in soffitta -, o tra le curve insidiose dell’entroterra. E quasi tornano alla mente le atmosfere di "Autobahn", il racconto che chiude “Altri libertini”, la mitica raccolta d’esordio di Tondelli, ambientato nella notte emiliana. 

Quelle del trio e delle loro compagne sono notti immancabilmente alcoliche, in cui la macchina serve anche a ospitare momenti, frustranti e senza luce, di sesso veloce e violento. Tutto andrà avanti fino a quando i nostri tre fratelli di sventura scriveranno la loro condanna a morte. O, meglio, uno di loro lo farà, e gli altri due non lo lasceranno solo...

"Per sempre carnivori" è anche e soprattutto la voce narrante del ‘capobranco’ Leone Polonia, il più disperato dei tre. Ha perso la  madre ed è rimasto solo con un padre alcolizzato e ammattito (“Quando viene a mancare una donna in una casa, la casa si fotte sotto i tuoi occhi”). La coppia sopravvive in una lurida baracca su una spiaggia dello Ionio, a venticinque chilometri da Taranto, “tra fichi d’india vizzi e pallide dune”. Ci sono anche alcune donne nella vita di Leone. E una avrebbe potuto salvarlo, forse. Ma Leone chiarisce una volta per tutte la sua idea dell’amore e del rapporto con le “femmine” in una delle sue terribili sentenze: “Le donne mai amarle fino in fondo. Cercano di rubarti l’anima e allora tu devi ricordarti che l’anima va riservata ai demoni e alle femmine puoi offrire tutt’al più un simulacro di spirito affinché loro possano intuire cosa c’è dietro senza però riuscire ad afferrarlo. Quando una donna scopre in tuttepertutto un uomo quell’uomo è fottuto. I rapporti amorosi, anguille che impazziscono in vasche di plastica, sono basati sulla tensione”.

“Mi piacevano tutti i rovinati. E lui era il più rovinato di tutti”, dice a un certo punto Leone, riferendosi al  suo “vecchio” (“morte sociale, quell’uomo”). E sta qui, forse, il senso definitivo della poetica di Argentina, superbo narratore degli ultimi, di quei miserabili a cui solo la letteratura, in una società e in un Sud devastati, riesce a dare una parvenza di dignità.

Cosimo Argentina

I LIBRI DI ARGENTINA:

"Il cadetto", Marsilio, 1999
"Bar Blu Seves", Marsilio, 2002
"Cuore di cuoio", Sironi, 2004
"Viaggiatori a sangue caldo", Avagliano, 2005
"Brianza vigila Bolivia spera", NoReply, 2006
"Nud'e cruda. Taranto mon amour", Effigie, 2006
"Maschio adulto solitario", Manni, 2008
"Beata ignoranza", Fandango, 2008
"Cuore di cuoio", Fandango, 2010
"Messi a 90", Manni, 2010
"Vicolo dell'acciaio", Fandango, 2010
"Per sempre carnivori", minimum fax, 2012

Tags:
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