"Satisfiction", casa editrice "improponibile"... Cappellani: "L'anti-Gomorra non è una provocazione"

Martedì, 9 novembre 2010 - 13:46:00

"L'ANTI-GOMORRA E' UNA PROVOCAZIONE? NO!"

Cappellani, non crede sia una provocazione eccessiva dichiarare di voler pubblicare il libro di Sandokan-Schiavone?
"Io capisco che viviamo tutti in un paese dove i giornalisti fanno i magistrati, i magistrati fanno gli scrittori, gli scrittori fanno i carabinieri e i carabinieri trafficano in cocaina (vedere le vicende recenti di un capo dei R.I.S.). Ma al di là di quello che avviene in questo eccentrico paese, la Letteratura resta Letteratura. Non vorrei mettermi qui a compilare una lista di libri scritti da criminali, dalla biografia di Joe Bonanno, a 'Come una bestia feroce' di Edward Bunker, pubblicato da Einaudi (Bunker era anche Mister Orange in 'Le Iene' di Quentin Tarantino. La Letteratura deve raccontare, mostrare, allargare gli orizzonti, non formulare giudizi. Per quello ci sono i G.I.P. e il codice di procedura penale. Noto che iconsapevolmente il 'linguaggio' manicheo si fa strada nei giudizi sulla Letteratura. Proprio perché la nostra lingua è quella italiana, così ricca e complessa, la nostra Letteratura non merita di essere messa al livello di un verbale di polizia. Come editore ritengo che il libro di Sandokan-Schiavone sia 'letterariamente' validissimo, e come testimonianza di un punto di vista, e per l'uso della lingua attraverso la quale parecchie cose potranno capirsi in quest'Italia che ancora deve fare seriamente i conti con il Risorgimento. Non c'è alcuna 'provocazione' nella decisione di cercare di pubblicare l'Anti-Gomorra scritta da Schiavone. Ma è un progetto 'letterario'..."

serino cappellani
 Cappellani
& Serino
 "Abbiamo ascoltato il monologo di Benigni durante la trasmissione televisiva 'Vieni con me' e non vorremmo che una sua geniale idea passi inosservata. L'attore premio Oscar ha invitato Francesco Schiavone, detto Sandokan, a rispondere a Roberto Saviano non con una condanna a morte, ma con un libro. Noi riteniamo che questa idea vada oltre una semplice battuta e che possa rappresentare uno spunto per una vera riflessione sull'Italia di oggi". Così Ottavio Cappellani e Gian Paolo Serino, direttori editoriali della casa editrice Satisfiction, hanno fin troppo provocatoriamente motivato la scelta di attivarsi per rendere realtà questo "progetto". Aggiungendo: "Potrebbe essere una perfetta strenna di Natale 2011 per la nostra casa editrice appena nata. Sarà Schiavone-Sandokan a decidere se dare il libro a noi o a case editrici più grandi dalle maggiori possibilità economiche…  Noi crediamo nel linguaggio, e riteniamo che il 'punto di vista' di Schiavone-Sandokan, e la sua 'lingua' possano davvero introdurre nel dibattito odierno, al di là di ogni moralismo retorico, una 'realtà' che sarebbe da ignoranti lasciarsi sfuggire".  La rivista "Satisfiction", fondata da Serino ed edita da Vasco Rossi, nota per la sua filosofia "soddisfatti o rimborsati", è da poco diventata anche una casa editrice. I primi titoli saranno pubblicati a maggio. Si tratta de "La deriva dei sentimenti" di Yves Simon, "Il compromesso" di Elia Kazan e "Quinto Potere" di Sad Edrin.

Serino, è vero che pubblicherete anche autori "impresentabili"?
"Apriamo non agli esordienti, che secondo me non esistono. Conosco esordienti di 50 anni. Ogni loro libro è un esordio. Tra le nostre collane stiamo preparando gli 'impresentabili', scrittori che sono rifiutati da tutti, persino dalle legatorie. Mi capita spesso, come critico letterario, di ricevere tantissimi libri impresentabili: libri talmente affondati da trame improbabili e da una scrittura dove il peggio è sempre dietro l'angolo di un punto. Credo che il primo titolo che presenteremo tra gli 'impresentabili' sarà un autore di Sondrio. Nome e titolo del libro per adesso sono top secret. Appena ho iniziato la lettura, incuriosito dalla banalità del titolo e da una sinossi incredibilmente complessa, ho subito sentito di trovarmi davanti a un improbabile. Il protagonista, la storia è autobiografica, è operaio in una fabbrica di plastiche della Valtellina, trascorre la giornata pensando sempre a quando faceva il militare, che per lui è stato il più bel periodo della sua vita. La sera torna a casa dalla madre, si isola nella sua stanza e cerca di scrivere un romanzo thriller di fanta archeologia. Ogni mattina ritorna in fabbrica e parla a tutti del periodo più felice della sua vita, cioè quando ha fatto il militare. Il libro si chiude con un vivo ricordo di quando faceva il militare. Trama e scrittura sono talmente tristi che il libro diventa godibilissimo. Ad ogni pagina Ti chiede se potrà peggiorare. E non ti delude mai. Peggiora sempre. Fino ad un finale che devi rileggere due volte perchè ti chiedi come sia possibile che un finale possa essere cosi assurdo. Per cui passi giorni e giorni a pensare al libro e alla vita vera dell'improbabile che l'ha scritto...".

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