Scacco a Dio, leggi il primo capitolo

Giovedì, 27 agosto 2009 - 11:21:00

La prima volta si presentò vestito da pittore rinascimentale.
– Chiudi la porta e vieni dentro, – disse.
– Ma qui non c’è porta, – rispose Teliqalipukt.
– E tu fai finta che ci sia e chiudila. Sistemò tavolozza, tele, colori, cornici e sgabello in bell’ordine e tirò un sospiro divino.
– E perché non pompiere, usuraio, guardia svizzera o, che so io, giocatore delle tre carte? – ironizzò Teliqalipukt.
– Taci, Teliq, è una cosa grossa, è una cosa grave: tu non puoi immaginare nemmeno lontanamente perché sono qui. – Illuminatemi con la vostra sapienza.
– Sto male. Teliqalipukt lo guardò. Doveva ridere o prenderlo sul serio? E come prendere sul serio uno che ti si presenta in velluto cachi e cappello a sbuffo, e comincia a far schizzi a carboncino mentre annuncia una catastrofe? E poi come doveva chiamarlo? Dio? Signore? Voi? Ella? «Capirà se gli dico: si accomodi, si sfoghi, il bagno è di là?» Con Dio aveva sempre avuto contatti di natura eterea: si trasmettevano attimi d’estasi senza mai vedersi, così come si deve tra puri spiriti. Ma ora le cose cambiavano: cosa ci faceva Lui lì, nel tempo, camuffato da Bernardino Luini? O era il Mantegna? Teliqalipukt era un immortale: Dio l’aveva scelto ab origine per vigilare sul mondo, per entrare di soppiatto nel-
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La vita degli uomini e guardare, osservare, capire, senza interferire col loro destino, coi loro propositi; e lui, di uomini, ne aveva conosciuti e seguiti a centinaia, a migliaia, nei secoli, fino a scoprire come cambiavano, cosa volevano, sapevano, speravano, fino a misurarne le miserie e i colpi d’ala, sempre presente quando sbagliavano, quando cadevano, attento al loro stupore infantile davanti alle scoperte, ai loro versi millimetricamente imperfetti nel dire gli orli della solitudine e l’esperienza della luce. Era uscito dalla misura degli angeli; aveva assistito alla nascita della geometria, letto il primo libro, sentito sbuffare la prima locomotiva, visto Edison accendere una città intera, i fratelli Wright alzarsi increduli sulle loro ali di legno e poi… e poi…
Ancora quella stretta al cuore che non lo lasciava in pace: i suoi ragazzi, i suoi piccoli immortali! Da quanto non li vedeva? Da quanto non erano più con lui? – Voi non potete stare male, Signore: dev’essere qualcos’altro, che so, un ritorno di pensiero, una stasi d’immortalità; ma che dico, è impossibile! Cosa… cosa vi sentite? – Un infinito vuoto, una specie di nausea astrale, un sottosopra, una gran voglia di rompere tutto e ricominciare da capo. – Piano, piano! Andiamo con ordine. Innanzitutto cosa ci fate qui, vestito in modo così ridicolo? – Ridicolo? Io adoro il Rinascimento. Be’… diciamo che è una necessità, Teliq: non potevo certo sciorinarti quel che ho sul gozzo e ascoltare le tue prediche come puro spirito. Non esistono consigli e contraddittorio tra spiriti. Ci vedi, noi due, a chiacchierare per sospiri e lampi di luce? No, dovevo in qualche modo entrare nel tempo: nel tempo si possono usare i pensieri e le parole, come fanno gli uomini. Così, già che c’ero, mi son tolto lo sfizio di interpretare i ruoli che mi piacciono di più. Però, c’è un però, anche così non riesco a star fermo, non mi lascia que-
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Ssta fregola di creare –. E lo si vedeva bene: in dieci minuti aveva già dipinto venti nature morte e una pila di ritratti: particolarmente riuscito un Giuliano de’ Medici pugnalato in Santa Maria del Fiore con i Pazzi che fan finta di niente. – E questo è chiaro, – riprese Teliqalipukt.
– Ma cosa c’entro io in tutto ciò?
– Gli uomini, Teliq: nessuno conosce gli uomini meglio di te.
– Voi, Signore! – Credevo, ma devo averli persi un po’ di vista negli ultimi tempi.
– Diciamo pure dall’inizio.
– Adesso mi sembri esagerato: io ho indicato loro in tutti i modi la strada da seguire, e non avevo dubbi sulla riuscita: sono o no a mia immagine e somiglianza?
– Qui sta l’inghippo. A immagine forse, benché sian molto più belli di voi; a somiglianza, lasciatemelo dire, neanche un po’. Quanto alla strada, mi pare che abbiate fatto un po’ di confusione.
– Ma se ho perfino mandato mio figlio!
– E perché l’avete mandato?
– Oh bella, perché sapessero che non li avrei mai abbandonati!
– Sbagliato!
– Sbagliato cosa?

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