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Culture

di Fabio Guarnaccia

Le serie televisive hanno ormai conquistato anche chi si è sempre rifiutato, almeno a parole, di guardare la televisione. Per compiere questo miracolo hanno dovuto creare narrazioni grandiose, personaggi complessi e ambigui, affrontare di petto i grandi temi dell'esistenza. Quelli che in Italia sono stati ribattezzati "telefilm" hanno raggiunto oggi una maturità tale da non necessitare più nessuna nobilitazione facendo ricorso al cinema o alla letteratura. Devono moltissimo a entrambi ma sono un'altra cosa.

Rispetto al cinema possono raccontare una storia facendo affidamento su un numero molto più elevato di ore, oltre a un sistema produttivo più agile e "affamato"; rispetto alla letteratura, be', rispetto a essa utilizzano un linguaggio completamente diverso e più accessibile. Rispetto poi a molta letteratura post-moderna non hanno remore a raccontare storie per il puro gusto di intrattenere lo spettatore.

Serial Writers
Edizione Link RTI
158pagg, 10,00 euro

IN USCITA A META' OTTOBRE
 

Se è vero che le serie tv di qualità sono paragonabili alla grande letteratura, allora i loro autori sono i depositari di un'arte che va indagata.

Serial Writers nasce con l'intento di svelare i segreti della scrittura seriale per mezzo di lunghe interviste ai suoi protagonisti più importanti.


Link. Idee per la televisione è un progetto editoriale dedicato alla tv e ai media. Ambizione di Link è raccontare i meccanismi dell'industria televisiva al di là dei luoghi comuni. Contribuire al dibattito sui media costruendo una sintesi tra addetti ai lavori, mondo culturale e accademico, pubblico.



Sarebbe riduttivo, però, ritenere le serie televisive semplici prodotti di intrattenimento. Produttori e showrunner come David Chase, Matthew Weiner, Vince Gilligan, giusto per fare qualche nome, sono da considerarsi a tutti gli effetti autori con una propria cifra stilistica. Tempo fa Aldo Grasso ha scritto: "Da alcuni anni, da quando è apparsa una delle prime serie di culto come Star Trek, e poi da Weeds a Lost, da Bored to Death a Breaking Bad, i telefilm raccontano storie affascinanti per parlare anche d'altro. Le immagini non vogliono soltanto dire quello che mostrano, ma vibrano in continuazione, rimandano a un mondo dissimulato, ad alcuni significati inesauribili, a un altrove che non conosciamo e che promettono di farci perlustrare"1. Raccontano la società in cui viviamo, ne mostrano le contraddizioni, indugiano sulle sue trasformazioni e sulle loro conseguenze con una velocità di rielaborazione impensabile per altri mezzi e per altri sistemi dell'industria culturale.

Proprio l'autonomia di linguaggio della scrittura seriale ci ha spinto negli ultimi anni a occuparcene con passione, indagandone lo specifico. Da questo lavoro è nata l'idea di Serial Writers2. Se è vero che gli ideatori delle serie televisive migliori sono da considerasi a tutti gli effetti autori, perché non intervistarli sullo specifico della scrittura? L'idea un po' naive è stata quella di replicare il modello dell'intervista in profondità della Paris Review, la celebre rivista letteraria che dagli anni Cinquanta ha raccolto numerose interviste a grandi scrittori.

Nel corso delle quattordici interviste che abbiamo realizzato emergono con chiarezza alcune costanti che caratterizzano il duro lavoro di ideazione e produzione seriale. Eccone alcune: l'utilizzo di un approccio epico che si fonde con il realismo della narrazione. L'incidenza del budget nelle scelte narrative - Breaking Bad, per citare un esempio, doveva essere ambientata in California almeno fino a quando Sony non ha imposto il setting in New Mexico per poter accedere agli sgravi fiscali offerti dallo stato. La necessità quotidiana di tradurre gli ostacoli in opportunità narrative. L'importanza della bravura degli attori nella definizione dei personaggi e degli snodi narrativi della storia. L'importanza anche per la scrittura seriale della regola aurea "scrivi di quello che conosci", alla quale non si sottrae neanche la sitcom, come ci rivela Craig Thomas (How I Met Your Mother). La figura dello showrunner come capo dominante e territoriale, depositario dell'unità narrativa e stilistica della serie.

La differenza tra la scrittura comedy e drama, riassunta da Kaplan (The Big Bang Theory) in questo modo: "Penso che la commedia e il dramma siano due opportunità per farci vedere personaggi che rompono le regole della società. Ma nel dramma la persona che infrange le regole alla fine viene punita, nella commedia viene perdonata". L'enorme differenza tra scrivere per i network e per le cable legata alla libertà creativa, alla possibilità di costruire personaggi ambigui, ai tempi di lavorazione. Le analogie con il romanzo, da tutti o quasi indicata come la forma narrativa più simile alla serie, non solo per quelle tratte da libri ma anche per un titolo come Homeland. E per chiudere: la complessità, la coralità e la velocità di esecuzione della scrittura seriale, tutte caratteristiche che fanno di questo "il lavoro più duro di Hollywood".
 

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serial writters
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