Ricordando Enzo Tortora/ La figlia Silvia ad Affaritaliani: "Lo contestavo sempre, ma mi ha insegnato molto"

Sabato, 8 novembre 2008 - 18:00:00

di Cinzia Lacalamita

Enzo Tortora/ "Cara Silvia - Lettere per non dimenticare": non un libro, un pugno nello stomaco
Silvia Tortora è una donna amabile, di una dolcezza infinita. Parlare con lei è un onore. Di primo acchito, potrebbe venir da pensare che è un onore perché è la figlia dell’incancellabile Enzo Tortora. No. È un onore perche è lei, è Silvia: un misto di grinta e delicatezza che ti entra nel cuore all’istante.

La prima cosa, forse un po’ banale, che ho pensato di chiederle, è cos’è significato per lei essere la figlia di Enzo Tortora. Mi è giunta una risposta inaspettata, a tratti divertente, tanto da far scaturire, in entrambe, una sana risata: “Essere la figlia di Enzo Tortora sino ad un certo punto è equivalso ad una grande rottura di scatole! Dovevo dividere questo papà importante con tutti, pensa… persino con un pappagallo! Al contrario di quanto le persone potrebbero essere portate a credere, ho cominciato ad apprezzare le qualità umane e morali di Tortora soltanto dopo il suo arresto. Ho vissuto gli anni della sua prigionia con profonda angoscia. Mio padre all’epoca credeva vivessimo in un Paese dove la giustizia funzionava. Un Paese fatto di persone con un forte senso della patria e della morale. Io no, non ci credevo. Avevo opinioni diverse dalle sue: ero la figlia ‘di sinistra’ quella che lo contestava sempre. Ho avuto tanti scontri ideologici con lui e oggi, anche se mi dispiace, penso che in fin dei conti, ero io ad avere ragione”.


Silvia Tortora
Chiedo a Silvia qual è la prima cosa che le viene in mente pensando a suo padre e qual è l'insegnamento più importante che hai ricevuto da lui. “Di insegnamenti ne ho ricevuti molti. Di non fermarmi alle apparenze, ecco, questo è, forse, quello più importante. Bisogna cercare di avere un’opinione propria; ‘grattare’, andare fino in fondo, anche a costo di farsi male. È importante formarsi un giudizio autonomo. Ma soprattutto, sai cosa credo sia fondamentale? Non farsi piegare, non lasciarsi scippare la libertà personale. Comunque, aldilà degli insegnamenti ‘morali’, se penso ad Enzo, la prima cosa che mi viene in mente è a quando si travestiva da Babbo Natale (ride Silvia, con spontaneità e freschezza e, ancora una volta, fa ridere di cuore pure me)… sai, lui non era capace di mantenere una bugia per un secondo: io a quei tempi mi rosicchiavo sempre le unghie: Babbo Natale non poteva saperlo, ma lui, Tortora, sì! Tra le tante cose che avrebbe potuto domandarmi, la prima che gli saltava in mente era sempre la stessa: ‘Ti mangi ancora le unghie?’”.


L'arresto di Enzo Tortora nel 1983
Anni intensi quelli di Silvia con un padre così importante, anni in cui ‘qualcosa’ è rimasto in sospeso, taciuto a malincuore: “Non ho mai avuto il coraggio di dirgli che Portobello era bellissimo. Gli facevo un ostracismo furibondo. L’ho fatto patire, pensa che sciocca! Si trattava di una trasmissione geniale, che al suo interno conteneva tutte quelle che sono state le trasmissioni più famose degli anni ’70”.

Un piccolo rimpianto, dunque, come figlia. Ma, come madre, com’è Silvia Tortora? “Pessima. Inadeguata. Non all’altezza di tante situazioni. Vivo in una società difficile e ho dei figli intelligenti… figurati che bel quadretto! In realtà, credo, che non sono le madri ad insegnare qualcosa, o meglio, nel mio caso: non sono io che insegno, sono io quella che impara. Io parlo troppo. Se per assurdo, dovessi chiedere qualcosa a Silvia Tortora, le chiederei di stare zitta! Dico sempre quello che penso e questo è un grande difetto. È, certo, un atto di libertà, ma è anche un atto di grande arroganza perché dire sempre ciò che si pensa a volte equivale a fare del male, a ferire le persone, a colpirle nell’intimo”.

Silvia Tortora conclude con un grazie dedicato a tutte le persone che di spontanea iniziativa, senza che nulla fosse loro chiesto, hanno voluto ricordare suo padre. Gli internauti di Facebook hanno di recente proposto di dedicare una Via a Napoli ad Enzo Tortora. Non è la prima volta che succede: “A Milano c’è un Largo molto bello, a Roma grazie a Walter Veltroni, c’è una biblioteca in memoria di Tortora: lui amava i libri e la biblioteca, di sicuro, è un qualcosa di estremamente vicino a quella che è stata la sua persona”.
E mentre Silvia ringrazia le persone perbene che non hanno dimenticato suo padre, noi ringraziamo lei. La ringrazia per averci concesso di guardare “oltre al personaggio Tortora”. Per averci fatto conoscere un Babbo Natale un po’ impacciato, amico di un pappagallo dal becco giallo, amato da tutti i bimbi italiani (eccezion fatta, da lei, dalla piccola Silvia!).

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