Mumble Mumble/ Il mondo di Stano, un angelo al servizio dei demoni di Dyd. Uscito per la Coniglio un libro sul copertinista di Dylan Dog

Giovedì, 3 gennaio 2008 - 13:30:00

La somiglianza di Dylan Dog con Rupert Everett com’è nata? Quale apporto ha dato alla sua fisionomia e alle sembianze degli altri personaggi, come Groucho, Bloch, Morgana, ecc?
"Su Dylan esistevano già le schede di Claudio Villa, il primo copertinista. Mi sono preso qualche piccola libertà che poi ho mantenuto sulla fisionomia di Dyd. Anche altri disegnatori hanno preso qualche licenza ed è diventata un po’ la caratteristica della serie: si possono riconoscere le varie firme anche da come Dylan Dog viene rappresentato".

E gli altri?
"Gli altri li ho impostati io nel primo numero. Per l’ispettore Bloch mi sono ispirato a Robert Morley, attore caratterista americano degli anni ’50. Era perfetto per Sclavi che voleva omaggiare così Decio Canzio, caporedattore della Bonelli: ci somiglia moltissimo! Per Xabaras il modello è stato l’attore inglese Terence Stamp: inquietante, occhi enormi… qualche somiglianza con Dylan, essendone il padre, almeno secondo così si dice… Morgana invece me la sono inventata. Sclavi Voleva una somiglianza con Julie Christie ma non mi veniva bene…"

Secondo lei, qual è l’elemento più accattivante di Dylan?
"Ce lo siamo chiesto per anni. Penso che Tiziano Sclavi sia riuscito a raggiungere il cuore dei giovani, trovando un  personaggio che assomigliasse a loro: un ragazzo con la sindrome di Peter Pan, romantico ma donnaiolo, idealista in un mondo di mostri. Dylan Dog è stata un po’ la 'copertina di Linus' di una generazione di giovani che più che paura di morire – si è sempre in tema horror – avevano paura di vivere, di affrontare il mondo di oggi".

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Qual è il suo più grande limite?
"E’ un personaggio che non può uscire troppo dai suoi schemi. Ogni autore è un po’ costretto a seguire le linee tracciate da Sclavi. Tiziano è l’unico che ci può mettere mano e modificare alcune cose. E ogni tanto la fa".

Quali sono le copertine più difficili da disegnare? Quelle legate a storie “classiche” in cui prevale una svolgimento da romanzo giallo o da pellicola thriller, o quelli alla “Sclavi”, dove prevale un percorso metafisico?
"Le più difficili sono quelle in cui c’è troppo sangue e poca ironia, quelle più splatter. Le storie da black comedy mi inquietano meno e mi vengono meglio, anche se i fan prediligono quelle più cruente".

(Segue - I cinque "Dylan Dog" da non perdere)

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