Mondadori-Mancuso/ Stefano Mauri (Gems) interviene su Affaritaliani.it

"La legge ad aziendam? Ho letto quel che dicono i giornali e devo dire che se Mondadori ha vinto due volte e se alla fine ha compensato perdite e guadagni appartenenti alla stessa proprietà accorciando la catena di controllo usando strumenti di legge nella sostanza non ci vedo chissà quale malefatta. Per la mia particolare sensibilità di editore mi è spiaciuto di più che il presidente della Mondadori non mostrasse autonomia nel sostenere Saviano e che i colleghi di Segrate si scagliassero contro l'appello di Torino che in perfetta buona fede abbiamo lanciato con Giuseppe Laterza, accusandoci di secondi fini. (...)". Stefano Mauri, presidente e amministratore delegato di Gems, interviene su Affaritaliani.it per commentare il caso Mondadori-Mancuso. E spiega: "Gli scrittori non sono calciatori. Lavorano sul lungo periodo. La gestazione di un libro può durare anni e i contratti decenni. Dunque nessuno si aspetti improvvisi cambi di casacca da parte di frotte di autori...". E ancora... LEGGI L'INTERVENTO COMPLETO

Martedì, 24 agosto 2010 - 10:50:00

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Libri

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di Antonio Prudenzano

Il "caso Vito Mancuso" continua a far discutere l'editoria italiana. Finora la polemica sulla presunta legge "ad aziendam" che avrebbe favorito Mondadori, nata dopo la lettera pubblicata da Repubblica nella quale il teologo Mancuso(direttore di collane per la casa editrice di Segrate) ha raccontato il suo problema di coscienza, ha coinvolto soprattutto alcuni autori del più importante gruppo editoriale italiano per quota di mercato. Ora è il turno di un editore "concorrente", Stefano Mauri, che sceglie Affaritaliani.it per dire la sua...

stefano mauri
Mauri

di Stefano Mauri, presidente e amministratore delegato di Gems
(intervento in esclusiva per Affaritaliani.it)

Gli scrittori non sono calciatori. Lavorano sul lungo periodo. La gestazione di un libro può durare anni e i contratti decenni. Dunque nessuno si aspetti improvvisi cambi di casacca da parte di frotte di autori. Non è nemmeno contrattualmente possibile. Nella scelta dell'editore col quale instaurare un lungo sodalizio entrano moltissime valutazioni e il rapporto personale e l'intesa intellettuale con l'editor o, meglio ancora, con l'editore o il direttore editoriale, hanno un peso importante per fortuna. Come ha ben spiegato Augias. Anche piccoli o medi editori indipendenti possono fare la fortuna di un autore e la dimensione della casa editrice non è determinante né per la qualità del lavoro né per i soldi che si guadagnano, visto che gli autori ricevono le royalties in proporzione alle vendite. Certamente se fossi un avversario politico di Berlusconi e pubblicando per lui ricevessi un anticipo ben superiore alle royalties effettivamente recuperate un problema di coscienza me lo porrei. Ma non so se vi siano casi del genere perché sono informazioni che appartengono al rapporto autore-editore. E forse non mi sentirei così scomodo come vorrei essere se mi pubblicasse il mio rivale politico e dovrei necessariamente accettare analoghi dubbi dei miei lettori.

Poi: è logico che i gruppi hanno una forza maggiore nel lancio, dovuta alla loro credibilità con i librai e alla loro forza contrattuale, ma parimenti importante è la qualità del lavoro artigianale che in case editrici di grosse dimensioni può  essere troppo parcellizzato perché vi sia uno sguardo su tutto il complesso lavoro. E comunque si tratta sempre della combinazione di due personalità, con tutte le variabili del caso.

Insomma, se sia meglio essere il centesimo autore di un grosso editore o il primo di un piccolo è questione aperta. Noi, forti di un gruppo indipendente che non ha interessi politici o industriali esogeni da difendere, e forti di un'articolata tavolozza di identità editoriali, cerchiamo di offrire libertà, professionalità, dedizione, forza contrattuale e distributiva, e costruiamo ogni anno nuovi autori tracciando il loro futuro, non certo portando via gli autori altrui.

Crediamo di operare in un Paese libero e ci piace che i nostri autori ci scelgano perché siamo noi, non perché non siamo altri. Nel caso, accogliamo anche autori altrui ai quali diamo volentieri asilo se siamo la loro scelta. E con ciò crediamo di rendere un servizio alla democrazia e alla libertà che questo amato Paese merita. Come ha fatto Bollati Boringhieri con Saramago in un momento in cui ne aveva bisogno e aveva scelto questa casa editrice. Il suo libro scomodo è stato pubblicato senza tanti problemi dai suoi editori di altri Paesi pur non essendo tenero anche con altri Presidenti. Oltre a noi ci sono comunque moltissime alternative valide per gli autori Italiani. Quel che spiace di queste polemiche è che questa straordinaria offerta di competenza, amore e capacità di cui è capace l'editoria Italiana scompare. 

C'è invece quel ricco panorama di case editrici e cataloghi che i lettori di libri ben conoscono. Ci sono tantissimi autori che hanno scelto altri editori e stanno benissimo senza tutti 'sti turbamenti che secondo me appartengono alla sensibilità individuale. Conosco Mancuso e penso che questa vicenda abbia toccato nel profondo la sua se ha scritto quel che ha scritto. Dunque è sinceramente scosso. Ad altri è bastato molto meno e altri ancora, pesando tutte le variabili, pur non essendo contenti di questo aspetto restano per ragioni legate al lungo periodo. Altri ancora son ben contenti che la casa editrice sia di Berlusconi perché hanno una affinità ideologica. Infine c'è una categoria di autori che ha con la casa editrice un rapporto esclusivamente commerciale e non considera nemmeno questi elementi. Io amo la libertà di scelta e anche se ho un'altra sensibilità non li giudico.

Quanto alla legge ad aziendam non ho letto le carte, non sono un avvocato e non sono un fiscalista. Ho letto quel che dicono i giornali e devo dire che se han vinto due volte e se alla fine han compensato perdite e guadagni appartenenti alla stessa proprietà accorciando la catena di controllo usando strumenti di legge, nella sostanza non ci vedo chissà quale malefatta. Per la mia particolare sensibilità di editore mi è spiaciuto di più che il presidente della Mondadori non mostrasse autonomia nel sostenere Saviano e che i colleghi di Segrate si scagliassero contro l'appello di Torino che in perfetta buona fede abbiamo lanciato con Giuseppe Laterza, accusandoci di secondi fini. Accuse che dovrebbero rivolgere anche all'Ocse, all'Onu e al dipartimento di giustizia americano, tutti allarmati allo stesso modo dalla svolta illiberale che questo ddl prefigura. Ci vedo il tentativo mal riuscito di contestare la legittimità di chi dice anziché il detto. In realtà per gli editori non protestare di fronte alla criminalizzazione del proprio lavoro avrebbe significato fare politica, se pure in forma passiva. Era doveroso e basta. Il nostro preciso compito civile in una società democratica e liberale. Tornando alla questione della legge le malefatte, in questo caso, se è vero quanto riportato da diversi quotidiani, sono l'azione turbativa per spostare il procedimento da una sezione all'altra in modo che potesse godere di questa legge un'azienda del presidente del Consiglio e il fatto che una legge che può sembrare ragionevole venga in mente solo quando sono toccati i suoi interessi personali. Ma questo è un altro piano che segna non da oggi la politica italiana.

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